Changri Nup Glacier Monitoring Expedition

 

UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI BRESCIA - DIPARTIMENTO DI DICATA- CATTEDRA DI "TOPOGRAFIA"

 

Ultimo aggiornamento 9/05/2008

 

 

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HIMALAYA 2000-2001

 

IL PROGRAMMA DELLA SPEDIZIONE 2000-2001

 

01. TITOLO

 

Italiano:          Spedizione scientifica per il monitoraggio del ghiacciaio Changri Nup               

 

Inglese:          Changri Nup Glacier Monitoring Expedition

 

 

02. PROGRAMMA SCIENTIFICO DETTAGLIATO

 

PREMESSA

The research here proposed will take place in a period of three years, and its aim is to continue the monitoring of the Changri Nup glacier placed North-East of the Piramide laboratory, already carried on in 1998 and 1999 by  Giorgio Vassena. The research will permit to continue the historical measurements on the Changri Nup glacier and will start a new analysis on the Chola glacier, closed to Periche. The research will also support the studies of Prof. Claudio Smiraglia, in particular with topographic measurements that will define the position of all the elements studied by the Smiraglia glaciology group. (geophisical studies, etc…).

The research group will also study the deformations and DTM of the Chola glacier, trying to understand if the glacier is moving, which are its deformations to define the value of danger of flooding. Infact, the Chola glacier is responsable of a big lake.

The research will also use high resolution satellite images as basic data to refere into the space the objects and informations aquired in the field so to built a Geographical Information System of the Khumbu valley.

 

TASKS OF THE RESEARCH

1)      Il primo obiettivo della spedizione scientifica consiste dunque nella misurazione della velocità di scorrimento del ghiacciaio Changri Nup verso valle. Nell’ottobre 1998 è stata misurata con strumentazione GPS la posizione di 3 vertici materializzati su massi posti sulla parte detritica del ghiacciaio. Nel 1999 oltre a questi 3 vertici, rimisurati sempre con strumentazione GPS, sono stati posizionati ulteriori 3 vertici di “velocità”. I punti di misura sono materializzati su grossi massi della coltre detritica, sui quali sono stati inseriti dei riferimenti metallici che permettono di materializzare e definire con accuratezza la posizione negli anni. La spedizione dell’anno 2000 si propone di rimisurare la posizione di tutti e 6 i vertici citati e di posizionarne di nuovi, in modo da poter nel tempo definire la dinamica superficiale del ghiacciaio nella sua parte detritica.

2)      Il secondo obiettivo consiste nella misura della fronte bianca della lingua orientale del Changri Nup. Le misure di posizione di tale imponente fronte è stata misurata con metodi topografico classici (stazione totale) e con misure dirette (bussola e rotella metrica) nel periodo compreso tra il 1994 e il 1997. Nell’anno 1998 la spedizione Changri Nup Glacier Monitoring Expedition 1998 ne aveva misurato la posizione nel sistema di riferimento assoluto WGS84, materializzato nella zona dal vertice a coordinate note posto in prossimità del laboratorio Piramide. Nel 1999 la spedizione ha ripetuto tali misure, rilevando anche la posizione dei segnali a partire dai quali si erano nel passato effettuate le misure topografico-classiche e dirette. I rilievi dell’anno 2000 permetteranno la costruzione di una continuità storica delle misure dal di 7 anni, dato questo di notevole interesse in ambito Himalayano. I dati così acquisiti, uniti alle analisi effettuate in sito dal gruppo del Prof. Smiraglia, contribuiranno ad arricchire le informazioni legate al “caso tipo” del ghiacciaio Changri Nup.

3)      Il terzo obiettivo riguarderà il supporto alla georeferenziazione delle prospezioni geofisiche realizzate dal gruppo del Prof. Smiraglia. Si prevede di effettuare misurazioni in cinematico non in tempo reale, con l’utilizzo dell’algoritmo OTF in postprocessamento. Inoltre le

4)      Come quarto obiettivo si intende procedere alla materializzazione di un numero di circa 9-12 vertici, sul ghiacciaio Chola posto nella valle di  Periche. Tale ghiacciaio presenta delle particolari ed interessanti caratteristiche, evidenziate da un sopralluogo svolto nell’ottobre 1999 dal Prof. Claudio Smiraglia. Tali misure di precisione, permetteranno di comprendere l’entità della deformazione in atto, ad esempio con una misura ad intervalli biennali. Tali attività di deformazione saranno impostate nell’anno 2000 e si svolgeranno in accordo con l’equipe del Prof. Smiraglia, sul ghiacciaio stesso, negli anni 2001 e 2002.

5)      Il quarto obiettivo, che potrà essere realizzato in parte contemporaneamente alle misure descritte in precedenza, riguarderà la georeferenziazione di target colorati visibili da satellite, utili per risolvere le problematiche di correzione geometrica ed inquadramento in un sistema di riferimento assoluto delle immagini satellitare ad alta risoluzione del satellite IKONOS. In particolare si intende procedere all’impiego di tali immagini, per ovviare alla mancanza di una valida cartografia della zona in formato numerico (stante le notizie in mio possesso) e come base per la costruzione di un GIS della parco del Sagarmatha o della valle di Khumbu. La costruzione di un GIS della zona è attualmente legata, considerate le limitate risorse a disposizione, all’attivazione di tesi di laurea in ingegneria aventi come soggetto lo sviluppo di un GIS accessibile via rete. Si sta ancora verificando l’esistenza di sistemi informativi già attivi dedicati alla gestione di base dati del parco del Sagarmatha. In tal caso si dovrà procedere all’integrazione del nuovo GIS con quello esistente. L’accessibilità via rete del sistema informativo è considerato lo strumento per diffondere alla comunità scientifica, notizie, dati, informazioni che ora rimangono a disposizione del singolo gruppo di ricerca.

6)      La spedizione si rende inoltre disponibile a raccogliere campioni di neve ed acqua che saranno in seguito analizzate nel laboratirio “Piramide” dai ricercatori del gruppo del Prof. Smiraglia, i quali coordineranno a livello scientifico le attività di acquisizione campioni dei ricercatori “topografi”. La spedizione infatti, per effettuare le misure di rilevamento, si sposta lungo tutto lo sviluppo del ghiacciaio Changri Nup, dalle quote inferiori poste attorno ai 5200 metri, fino alle quote della sommità del ghiacciaio bianco. Nell’anno 1999, per acquisire immagini del ghiacciaio alcuni componenti si sono spinti fino ad una quota di poco inferiore ai 6000 metri. Di particolare interesse potrebbero essere anche l’acquisizione di campioni lungo i frequenti laghi glaciali posti  lungo i percorsi seguiti dalla spedizione.

7)      Infine, in attesa di poter attivare il sito del GIS in rete, si intende procedere ad un ampliamento del sito della ricerca già attivo e renderlo uno strumento più di descrizione dei risultati e obiettivi scientifici, piuttosto che promozionale come è attualmente.

 

MATERIALI E METODI

L’intera ricerca si basa sull’impiego diffuso della strumentazione topografica GPS, in diverse modalità di misura. Oltre all’approccio di tipo statico, impiegato per la misurazione delle deformazioni e dunque per le misure di alta precisione, sarà impiegato, come del resto già fatto nel passato, il metodo cinematico, sia nella modalità di posizionamento in tempo reale (RTK) che nella modalità in post-processing.

La strumentazione GPS, in zone così difficilmente percorribili, con condizioni metereologiche spesso avverse e in assenza della visibilità tra punto noto di stazione e punto misurato, è risultata indispensabile per l’esecuzione di misurazioni altrimenti non effettuabili con strumentazione classica. La strumentazione impiegata, di proprietà di istituti universitari, rappresenta quanto di meglio attualmente disponibile in campo tecnologico. In particolare nella spedizione del 1999 sono stati per la prima volta impiegati modem radio in modalità “ripetitore”. Questa esperienza, sperimentata in anteprima italiana dal nostro gruppo di ricerca, è ora in via di larga diffusione e viene sempre più spesso presentata dalle ditte che commercializzano GPS, come una soluzione innovativa e ideale per applicazioni di RTK.

RISORSE DA DEDICARE ALLA RICERCA

Le ricerche qui descritte richiedono delle risorse economiche ed umane di notevole impegno. Negli anni passati le ricerche si sono basate essenzialmente su storni da altri fondi ricerca (in particolare dell’Università di Brescia), grazie all’impegno economico di singoli e al contributo di alcune sedi Universitarie. Per il futuro si punta a coprire o costi grazie al contributo di sponsor e al pagamento delle spese di viaggio da parte del programma Ev-K2-CNR. Si punta a diminuire il più possibile il carico di spese delle spedizioni su altre ricerche, seguendo l’impostazione che una ricerca per avere futuro deve anche essere in grado di sostenersi economicamente.

 

LE RISORSE UMANE

Storicamente le risorse umane che si sono dedicate all’esecuzione pratica delle ricerche sul campo, sempre con la presenza di Vassena, sono state costituite da un gruppo affiatato di giovani alpinisti, laureati o neolaureati in ingegneria, che negli anni hanno messo a disposizione il proprio tempo non solo per la realizzazione delle misure, ma anche nella partecipazione attiva alla preparazione delle spedizioni in Italia e alla successiva organizzazione di presentazioni di divulgazione delle attività realizzate. I singoli hanno anche messo a disposizione risorse economiche personali.

Questo insieme di amicizia, competenza e passione per la montagna, preparazione tecnica ed ingegneristica, hanno permesso di comporre negli anni un gruppo di ricerca sul campo assolutamente unico, che ha in generale stupito per efficienza, dedizione al lavoro, capacità organizzative, tutti coloro che ne hanno avuto a che fare. Anche quest’anno il “cuore” operativo della spedizione sarà composto da componenti di questo gruppo. Dall’inizio dell’anno 2000, presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia, è stato assunto con assegno di ricerca, un giovane ingegnere specializzato in applicazioni avanzate GPS. Uno dei suoi compiti sarà la gestione ed elaborazione dei dati rilevati e acquisiti negli anni dalle spedizioni. Per la definizione degli obiettivi e per la successiva interpretazione dei dati è sempre stata eseguita in collaborazione con il Prof. Claudio Smiraglia, ispiratore delle prime due spedizioni. Presso la sede dell’Università di Brescia è inoltre presente l’ing. Alberto Arenghi, gestore del sito Web della spedizione.

 

LE ISTITUZIONI UNIVERSITARIE

La spedizione del 1999 ha visto la diretta partecipazione all’organizzazione di ben tre sedi universitarie. La Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia, il Comitato Sportivo del Politecnico di Milano e la Facoltà di Ingegneria di Lecco  del Politecnico di Milano, sono intervenute o con finanziamenti o con la messa a disposizione di strumentazione topografica.

 

07. TEAM SCIENTIFICO

Responsabile ricerca

 

Nome    Giorgio Paolo Maria                                  Cognone Vassena

Qualifica   Ricercatore confermato ora Professore Associato presso l’Università degli Studi di Brescia

 

Ricercatori – collaboratori

Nome

Cognone

Istituzione di appartenenza

Claudio

Smiraglia

Università di Milano – Dipartimento di Scienze della Terra

Alberto

Giussani

Politecnico di Milano – Facoltà di Ingegneria di Lecco

Carlo

Lanzi

Università di Brescia

Alessandra

Colombo

Politecnico di Milano – Facoltà di Ingegneria di Lecco

Matteo

Sgrenzaroli

 

Roberto

Sgrenzaroli

 

Ruggero 

Bontempi

 

Stefano

Capitanio

 

Gaetano

Carcano

 

Giacomo

Casartelli

 

Matteo

Ghidoli

 

Simone

Radovan

 Politecnico di Milano

 

Ricercatori – collaboratori sul campo (Ghiacciaio Changri Nup e Piramide)

Nome

Cognone

Istituzione di appartenenza

Giorgio

Vassena

Università di Brescia

Giovanni

Carcano

Poitecnico di Milano

Marco

Turrini

Politecnico di Milano

Alberto

DaPra

TXT s.r.l.

Matteo

Ghidoli

TXT s.r.l.

 

 

 

09.    BIBLIOGRAFIA

 

 

PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE

 

1. Smiraglia C. & Vassena G. “L’impiego di strumentazione satellitare GPS in modalità RTK, per il calcolo delle variazioni di massa dei ghiacciai” in via di pubblicazione sugli atti del: COMITATO GLACIOLOGICO ITALIANO - 8° Convegno Glaciologico Italiano - Risposta dei ghiacciai alpini ai cambiamenti  climatici,  Bormio 9-12 settembre 1999

 

 

PRESENTAZIONI PUBBLICHE

 

1.      Marzo 1999 – Politecnico di Milano -  Facoltà di Ingegneria – Presentazione pubblica dei risultati scientifici ottenuti dalla Changri Nup Glacier Monitoring Expedition.

2.      Aprile 1999 – Università degli Studi di Brescia – Presentazione pubblica dei risultati scientifici ottenuti dalla Changri Nup Glacier Monitoring Expedition.

3.      Giacomo Casartelli, Gaetano Carcano, Claudio Smiraglia, Matteo Sgrenzaroli, Roberto Sgrenzaroli, Giorgio Vassena Advanced GPS techniques applied to glacier monitoring.  The experience on Changri Nup Glacier – Relazione presentata al :3rd Alpine Glaciology Meeting (AGM) - 2nd Alpine Glaciology Meeting, Innsbruck, February 25 - 26, 1999.

 

 

Redatto dalla Cattedra di Topografia                                                                                                                       

 

 

 

IL PROGRAMMA AGGIUNTIVO PER LA  SPEDIZIONE 2001

 

 

Oggetto: Progetto pilota per applicazioni di nuove tecnologie integrate  per l’acquisizione e georeferenziate

in tempo reale tramite GPS di informazioni per un sistema informativo territoriale.

 

 

Quest’anno un membro della Changri Nup Glacier Monitoring Expedition affiancherà lo stagista Paolo Tarolli dell’Università di Padova e i ricercatori del progetto coordinato dal Prof. Zanzi, al fine di effettuare una campagna di georeferenziazione e aggiornamento di sistemi informativi territoriali tramite strumentazione integrata GPS-GIS. L’aspetto innovativo della ricerca nasce dalla considerazione che un’informazione territoriale, qualunque essa sia, è importate se collocata correttamente sul territorio.

 

 

IL DATO GEOREFERENZIATO

 

Per gestire una notevole mole di informazioni è ormai indispensabile operare con sistemi informativi territoriali ma spesso accade che chi opera sul campo non può accedere a queste informazioni, solitamente chiuse all’interno di un Personal Computer o ancora peggio in un server.

Inoltre anche le tecniche GPS di posizionamento in assoluto, con piccoli ricevitori che ricevono unicamente in codice e forniscono immediatamente la posizione, sono strumenti di sicura utilità ma di basso profilo per ciò che riguarda il posizionamento. Vengono infatti in generale definiti sistemi per la navigazione e non sicuramente per il posizionamento !

Sia per ciò che riguarda i GIS sia per ciò che riguarda il sistema GPS sono ormai maturi i tempi per partire con l’utilizzo di sistemi integrati che permettono di “portare” almeno parte delle informazioni del GIS in campagna e di ottenere in tempo reale o in postprocessamento la posizione dei punti in cui viene campionata l’informazione territoriale sul terreno.

Per ciò che riguarda la “trasportabilità” dei GIS ci si riferisce ai piccoli sistemi palmari, i quali permettono, con opportuni programmi di facile impiego, di interfacciarsi completamente con i GIS operativi su computer o server principali, visualizzando nel piccolo monitor sia la cartografia che le informazioni del GIS riversate in precedenza sul computer palmare. Una preventiva programmazione del GIS trasportabile, permette inoltre di organizzare una acquisizione, direttamente su pc palmare, di alcune informazioni (uso del suolo, codici di fotografie digitale, ecc)   tramite l’uso di semplici menù a tendina e tabelle ad inserimento rapido di informazioni.

Un interessantissimo valore aggiunto, che applicheremo quest’anno nel Parco Nazionale Sagarmatha, è l’interfacciamento del sistema palmare con un sistema di posizionamento GPS in grado non solo di dare una prima posizione poco accurata della posizione, ma anche di registrare il segnale proveniente dalla costellazione dei satelliti NAVSTAR. Utilizzando in seguito le informazioni registrate da una stazione GPS permanente, (in questo caso la stazione GPS che sarà attivata in prossimità del laboratorio Piramide a cura del Prof. Giorgio Poretti dell’Università di Trieste), è possibile effettuare un postprocessamento che permette di calcolare la posizione dell’antenna associata al palmare GPS, con precisioni metriche e anche sub-metriche.

Se dalla stazione permanente viene inoltre inviato anche un segnale di correzione differenziale (in generale secondo il protocollo RTCM), è possibile, da parte del GPS mobile, l’effettuazione di un posizionamento accurato anche in tempo reale. Ciò permette l’effettuazione di attività di ricerca punto o di tracciamento di punti sul territorio.

I sistemi che verranno utilizzati quest’anno nella campagna dei rilevamenti saranno due GPS palmari di Trimble e un GPS palmare di Garmin eTrex Summit, associati a computer palmari Compaq Ipaq 3660 e programmati con diversi software, per effettuare opportune misure comparative tra i diversi prodotti.

Parallelamente prosegue, presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Brescia, il lavoro di digitalizzazione della Cartografia del Parco Nazionale del Sagarmatha, operazione che si spera di potere concludere per il mese di dicembre 2001.

 

Scritto in data 2 agosto 2001 da Giorgio Vassena

 

 

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HIMALAYA 2001

IL DIARIO DELLA SPEDIZIONE DEL 2001

(Tutti i messaggi sono inviati grazie alla società SARTELCO di Vimercate che ha gentilmente messo a disposizione il terminale satellitare per le comunicazioni via INTERNET)

 

Dispaccio di inizio spedizione

 

Viaggio da Malpensa a Kathmandu 13-14 settembre 2001

 

Il 13 settembre finalmente siamo partiti da Malpensa verso il Nepal. Dico finalmente perchè come sempre accade i preparativi sono stati lunghi e molto stancanti. Poi dopo la tragedia dell’11 settembre ogni tipo di programma diventa in effetti difficile. Al seguito abbiamo parecchia strumentazione, GPS geodetici e palmari, 2 computer, un telefono satellitare, 5 radio ricetrasmittenti, pannelli solari..., un po' di viveri e il materiale alpinistico e personale. Il tutto per un peso complessivo di circa 400 Kg. Non male !

Il gruppo è composto da Giorgio Vassena, Carlo Lanzi, Stefano Squicciarini, e da due studenti, tesisti della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Brescia: Andrea Re e Carlo Micheletti. Carlo ha preceduto il gruppo di un giorno e quindi si trova già a Kathmandu. Il volo parte in orario da Malpensa e arriva senza ritardi, dopo lo scalo di Vienna, a Kathmandu. Il primo impatto con il Nepal è sempre abbastanza sensibile, ma ci si abitua presto ai modi di fare locali. Già nel pomeriggio di venerdì 14 incontriamo i responsabili del RONAST, l'ente di ricerca nepalese con il quale il comitato Ev-k2-CNR gestisce il laboratorio Piramide posto alle pendici del Monte Everest. Presentiamo le nostre credenziali e descriviamo il tipo di lavoro che andremo a fare nel Parco Nazionale Sagarmatha.

 

 

Kathmandu 15-16 settembre 2001

 

Sabato e Domenica scorrono lentamente nel caldo afoso della capitale Nepalese. Per Sabato sera prepariamo gran parte del nostro bagaglio (circa 200 Kg) in modo che possa essere inviato verso Lukla con un elicottero da trasporto russo e dunque con un netto abbattimento dei costi rispetto al sovrappeso che ci toccherebbe pagare se usassimo solo l'aereo. Una breve passeggiata per Kathmandu e poi gli ultimi acquisti (ombrelli, ricariche di gas, un po' di frutta in scatola). Riusciamo ad incontrare alcuni ricercatori scozzesi e un ricercatore americano Anton Bayers, che effettuano ricerche glaciologiche e ambientali nel Parco Nazionale dove siamo diretti anche noi. Le possibilità di collaborazione reciproca sono notevoli.

 

 

 

Kathmandu 17 settembre 2001

 

Finalmente partiamo per Lukla. Tutto fila via come l'olio. Arriviamo in aeroporto alle 6.35 e già alle 7.00 siamo sull'aereo del volo interno che ci porta a Lukla. Atterriamo nella rinnovata pista asfaltata di Lukla. Se pensiamo che solo l'anno scorso si atterrava ancora sulla terra battuta !!! A Lukla, all'Everest lodge che domina l'aereoporto, troviamo il resto del nostro bagaglio che ci aveva  anticipato.

Dividiamo il materiale e gli strumenti. Parte di questi vengono spediti direttamente in Piramide, la maggior parte al contrario ci segue lungo il percorso. Gopal, il nostro sirdar, sceglie i portatori che si accalcano attorno al carico. Si parte. Siamo a quota 2600 metri e non abbiamo ancora alcun tipo di problema di acclimatamento alla quota. Ovviamente. La prima tratta da Lukla a Phakding è brevissima e si conclude, sotto una intensa pioggia, per ora di pranzo. Gli ombrelli comprati a Kathmandu non sono mai stati tanto utili. Giunti a Phakding Carlo scopre dal proprio sistema di posizionamento palmare, di trovarsi a non più di un chilometro dalla zona in cui possiede la cartografia. Se dunque avanza un po' lungo il sentiero può verificare il buon funzionamento del sistema con cui dovrà operare nei prossimi giorni, combinazione di un sistema satellitare GPS che si

interfaccia con un pc palmare su cui può visualizzare la cartografia della zona. Carlo al contrario vuole ancora verificare il buon funzionamento del sistema GPS Geoexplorer di Trimble, che useremo nei prossimi giorni per effettuare dei posizionamenti speditivi.

Insomma, siamo già un po' tutti al lavoro. Domani arriviamo a Namche Bazar, dalla cui collina potremo già sentire via radio Giampietro Verza, il responsabile logistico del laboratorio Piramide, che dopodomani dovrebbe giungere in quota. A Namche, inoltre, contiamo di incontrare lo studente dell'Università di Padova, Paolo Tarolli. Carlo dovrà infatti collaborare con Andrea per l'acquisizione sul campo di un database georeferenziato di dati dell'uso del suolo dal punto

di vista dell'agricoltura.

 

 

Dispaccio 18 settembre 2001 - Namche Bazar

 

Il lento viaggio di acclimatamento continua. Oggi siamo partiti da Packding in direzione di Namche Bazar. Sveglia alle 7 in modo da preparare per le 8 del mattino il bagaglio per i portatori. Abbiamo dormito bene, anche grazie al Chan, una bevanda leggermente alcolica che la proprietaria del lodge dove abbiamo pernottato, e che conosce già Giorgio, ci ha offerto. Per fortuna ha smesso di piovere. Il sole si alterna alle nubi, segno che il monsone non si è ancora ritirato e dunque per i prossimi giorni ci aspetta di sicuro un tempo incerto. La salita si svolge lentamente e in grande solitudine. La stagione turistica non è ancora cominciata e la valle che si snoda verso le quote più elevate, solcata da un torrente impetuoso, è percorsa solo da pochi portatori.

Dopo Toc Toc fa capolino dietro le nubi il Tamserku, che con i suoi 6800 metri ci domina. La vista è impressionante, tanto sono verticali e immacolate le sue pendici. Superato il posto di guardia che vigila sugli ingressi nel parco nazionale Sagarmatha, continuiamo verso Namche. Nel Parco Nazionale dell'Everest entrano ogni anno più di 24.000 persone. Un numero enorme per le risorse che la valle può mettere a disposizione. Si cammina infatti in un paesaggio assai desolato. Dove 10 anni fa erano ancora presenti fitte foreste di conifere, ora si vedono solo pochi radi alberi, sopravvissuti al taglio indiscriminato, che continua ancora oggi, per fornire riscaldamento e cibo caldo alle migliaia di turisti occidentali. Studiare tramite immagini satellitari l'evoluzione dell'uso

del suolo e la variazione della flora nel Parco, sarà anche uno degli oggetti di Andrea Re, un tesista dell'Università di Brescia aggregato alla spedizione. A Namche, adagiata in una bella conca, ci aspetta una nebbia fastidiosa, che non permette di scorgere le montagne che ci attorniano. I colori del paese sono  sgargianti. Ogni casa è colorata con cura e adornata da bandiere di preghiera.

Al lodge Tamserku che ci ospita troviamo un messaggio di Giampietro Verza che ci avverte che Paolo Tarolli, lo stagista padovano con cui dovrà lavorare Carlo Micheletti, anche lui come Re tesista presso la Facoltà di Ingegneria di Brescia, non sarà presente all'appuntamento con noi a Namche ma ci aspetta in Piramide. Questo fa saltare un po' i programmi che ci eravamo dati. Cercheremo di capire più avanti. Alle 18.00 abbiamo un appuntamento via radio con Giampietro Verza, il responsabile del laboratorio Piramide, che anch'egli sta coprendo il percorso di avvicinamento e di acclimatamento per l'alta quota, ma si trova due giorni in anticipo rispetto a

noi. Purtroppo anche lui da due giorni non riesce a contattare Andrea. Ci aspettano due giorni qui a Namche. Poi si riparte per l'alta quota.

 

A presto

 

 

Dispaccio del 19 settembre 2001 - Namche Bazar

 

Oggi giornata di acclimatamento a Namche Bazar. Passiamo un giorno di riposo. Invece che andare a Tame, dove dovremmo effettuare una misurazione GPS collegata al ricevitore posto in Piramide, oggi rimaniamo nel paese. Infatti il programma scientifico deve essere ritardato di un giorno, in quanto la stazione fissa in Piramide sarà attivata solo domani.

 

 

 

Un momento di riposo all’interno del lodge Thamserku a Namche Bazar

 

Oggi ci curiamo di ricaricare tutte le batterie e gli strumenti a nostra disposizione. Qui a Namche è infatti l'ultimo paese dove è disponibile la corrente elettrica. Stiamo tutti molto bene e due giorni di acclimatamento a Namche non potranno che farci bene.

 

 

Dispaccio 20 settembre 2001 -Namche Bazar

 

Oggi levata un po' più presto del solito. Ore 6.30 tutti in piedi. Dopo una rapida colazione ci avviamo verso Thame, che è situata ad ovest di Namche Bazar lungo la valle che porta in Tibet e da dove infatti vengono i tibetati carichi di prodotti da vendere a Namche. Il cammino si svolge sulla sponda sinistra della valle, con un continuo saliscendi che rende il percorso faticoso sia all'andata sia al ritorno. Siamo tutti ben in forma e il cammino non ci pesa. Arrivati a Thame, a ora di pranzo,

pranziamo al Summit Everest lodge tenuto da Apa Sherpa, famoso in tutta la valle per avere conquistato la vetta dell'Everest per ben 11 volte. In realtà ci fa aspettare un pò tanto, anzi forse troppo prima di poter mangiare, e così qualcuno ha anche il tempo di fumarsi una sigaretta.

A vederlo proprio non si direbbe, tanto appare magro e debole (almeno a prima vista). Finito il pranzo possiamo procedere con il lavoro, che prevede di posizionare sulla sommità di una morena, in corrispondenza di un grosso masso, un caposaldo di riferimento GPS. 

 

 

 

 

L’acquisizione GPS sulla morena che domina il paese di Tame

 

 

L'acquisizione delle misure dura ben un'ora. Si è fatto tardi ed è ora di tornare. Lungo la strada del ritorno facciamo conoscenza con qualche bimbo che torna da scuola. Ogni giorno più di due ore di cammino a quote superiori ai 3600 metri. Questo si che è allenamento.

Domani si parte per Thiemboche, in prossimità del famoso tempio buddista. Ci aspetta un lungo cammino.

 

A presto

 

 

Dispaccio del 21 settembre 2001 - Da Namche a Thiemboche

 

Si parte la mattina presto lasciando Namche per Thiemboche. La strada è un continuo saliscenti fino a quando ci si deve abbassare a circa 3200 metri per passare un ponte che porta da una parte all'altra della valle. Da qui si deve coprire una salita di circa 600 metri fino a Thiemboche, località famosa per il suo monastero buddista e per il rigoglioso bosco di rododendri. La mattina ci aspetta uno spettacolo stupendo. Everest, Nuptze, Lothse e Ama Dablam si concedono tutti insieme sotto un cielo libero da ogni nuvola. Uno spettacolo mozzafiato. Giungiamo all'Ama Dablam Garden Lodge, il rifugio che ci ospita, verso le 15.00, alquanto affamati. I contatti radio con la Piramide ci confermano l'attivazione della stazione permanente GPS, che verrà poi utilizzata da  Carlo Micheletti per posizionare le misure che sta effettuando lungo il  percorso in cartografia.Carlo si muove come un astronauta, attirando spesso l'attenzione dei bimbi lungo il percorso. E' pieno di cavi, cavetti, con l'antenna GPS posizionata all'interno del cappellino stile americano che porta in capo. Buffo ma efficace ! Con la Piramide pianifichiamo anche il lavoro dei prossimi giorni, in particolare i movimenti dei portatori che devono essere pianificati con precisione con giorni di anticipo. I nostri portatori risultano in effetti assai carichi, alcuni con un peso anche superiore ai 45 Kg. Incredibile. All'imbrunire è giunto al lodge solo il portatore più forte, che è anche quello che trasporta il carico maggiore. Giorgio e Stefano decidono dunque di andare incontro ai ritardatari, in modo da illuminare il percorso almeno per gli ultimi metri. In effetti oggi i portatori hanno tirato in lungo la mattina; partendo alle 10 del mattino non potevano che fare tardi, concordiamo con il nostro sirdar Gopal. In serata il lodge ancora semideserto in quanto la stagione turistica comincerà tra una decina di giorni, vede tutti i nepalesi accalcati in sala da pranzo attorno

al nostro gruppetto, che armanto di inverter, batterie, computer e quant'altro sta preparando il lavoro per la giornata di domani.

 

 

 

Parte della strumentazione in fase di ricarica durante la permanenza all’Ama Dablam Lodge

 

 

A presto

 

Dispaccio 22 settembre 2001

 

Oggi partiamo presto dall'Ama Dablam Lodge. speriamo che i portatori facciano altrettanto in modo da non arrivare tarti a Diemboche dove siamo diretti (quota 4300 metri circa). La giornata è stupenda ! La vista dell'Ama Dablam, dell'Everest, Nuptze e Lotze domina il cammino.

 

 

 

Vista dell’Ama Dablam lodge

 

In effetti una giornata così in periodo ancora monsonico è proprio una fortuna. Si procede lentamente, ma comunque riusciamo ad arrivare a Diemboche ancora presto, verso le 14.00 del pomeriggio. Lungo la via incrociamo una coppia di signori italiani, i signori Vai, che conoscono bene Simone Radovan, che nel 1999 ha partecipato insieme a Stefano Capitanio alla spedizione. Come è piccolo il mondo. Anche se in quota stiamo tutti molto bene e l'appetito non manca. Carlo Micheletti è anche egli soddisfatto del lavoro di rilevamento che sta portando avanti. Domani lui si recherà con un portatore in Piramide mentre noi andremo avanti verso Chocung, quando finalmente cominceremo ad effettuare misure glaciologiche.

 

 

Abbandonato Thiemboche si scopre la vista dell’Ama Dablam

 

A presto

 

 

Dispaccio 22 settembre 2001 - Snow Lion Lodge

 

Ci scrivono dall'Italia che i nostri dispacci sono un po' noiosi, e  in effetti, non ha tutti i torti. La realtà è che non ci aspettavamo che in tanti li leggeste e dunque li scrivevamo un po' per formalità !

Il 23 siamo partiti da Thiemboche con i soliti orari e con i poveri portatori stracarichi di materiale. Circa 40 kg a testa. La sera abbiamo fatto conoscenza nel lodge di Lakpa, il portatore più anziano (circa 30 anni !!),  (gli altri sembrano bimbi) che è dotato di una forza mostruosa. Il nostro Sirdar, al contrario, ci è sempre più antipatico. Vedremo. La giornata è incredibile. Giorgio in 4 anni che è venuto qui non ha mai visto nulla del genere. Everest, Lothse, Nuptze, Ama Dablam. Anche Stefano fa fuori un rullino di foto ! Più o meno siamo tutti un po' scottati, d'altro canto il bel tempo ci ha colti impreparati. Carlo Micheletti  sembra un uomo bionico. Si muove con un pannello solare attaccato allo zaino posteriore, dietro il capo il controller per gestire la carica delle batterie, sulla testa un cappellino con antenna GPS, in mano un palmare Ipaq, nel marsupio il ricevitore GPS con batteria. E' la festa per tutti i bimbi che lo vedono. Namasteeeee. Ci salutano e quando vedono Carlo se la ridono. Si iniziano a vedere i primi Yak, dallo sguardo  cattivissimo. Già a Namche Giorgio e Stefano avevano fatto la conoscenza di uno Yak che cercava di scrollarsi di dosso il carico. Risultato: tanta paura e una bella risata finale. Verso le 14 arriviamo al lodge Snow Lion Lodge, in località Diemboche. Lì ci hanno preceduto i "trekkisti" che avevamo già scorto lungo il percorso.

In particolare l'americano pazzo, che viaggiava a torso nudo urlando frasi senza senso. Il fatto che in Nepal l'ashish sia abbastanza semplice da acquistare non è probabilmente del tutto indipendente da questo comportamento. Mentre Stefano, Carlo e Giorgio si rinfrescano con un milk o lemon tea, Andrea con un piccolo GPS finisce di acquisire la posizione del lodge, probabilmente visibile da satellite. Di Carlo Micheletti ancora nulla, tanto è impegnato nell'acquisizione di informazioni  lungo il percorso. Giungerà verso le 15. Arrivano i portatori, o meglio tutti i portatori a parte uno. Il sirdar, invece che preoccuparsi si impegna in una lunga partita di carte (poi dirà di avere vinto 1400 rupie). Giorgio parla con il portatore anziano e insieme a lui va incontro al portatore ritardatario che, sotto un carico di più di 45 Kg arrancava ancora  lungo il percorso. Lakpa, molto educatamente, dice a Giorgio che proprio non ce la fanno più. Il sirdar li paga molto poco e gli fa portare un carico spropositato. Inoltre non gli paga nulla e dunque con le 200 rupie giornaliere (circa 6000 lire al giorno). Ci fa sicuramente piacere che i portatori ci stimo a sufficienza da venirci

a dire queste cose. Provvederemo !  Per il resto il portatore viene presto trovato, alleggerito del carico e in 10 minuti siamo al lodge. Lodge che d'altro canto è assai vissuto. Due svedesi, un americano, una svizzera e in particolare un australiano per tutta la sera rendono onore alla tradizione di Bob Marley. Chi ha orecchie per intendere......

 

 

Dispaccio 23 settembre 2001 -

 

Il gruppo si divide. Carlo Micheletti, che con il suo buon umore ha sempre ravvivato il gruppo parte per la Piramide con Lakpa. Il portatore dovrà arrivato in Piramide caricarsi di alcuni strumenti e tornare a Chukung dove intanto il resto del gruppo  si sarà portato. Se avete una cartina bene, altrimenti sarà difficile da capire. Il gruppo più numeroso prosegue lungo la valle che si trova sotto la sud del Lothse, mentre Carlo va in Piramide, cioè di fronte alla nord del Nuptze, insomma nella valle parallela. Il percorso richiede di scendere da 4770 metri a 4400, per poi risalire a  5050, cioè alla Piramide. Alla Piramide Lapka parlerà inoltre con Norbu, uno sherpa che ora lavora per il laboratorio Piramide e che nel 1998 aveva accompagnato la nostra spedizione come sirdar, per capire meglio fino a che punto è arrivata la situazione di sfruttamento da parte di Gopal, il nostro sirdar. Dunque, mentre Micheletti parte per la Piramide il resto del gruppo si sposta verso quota 4900, a Chukung. Qui arrivati, dopo un pranzo frugale (cheese toast, momo e  zuppe di uovo) decidiamo di spostarci a dare un occhiata al lago glaciale che nei prossimi giorni dovremo studiare. Le nubi sono basse e non è facile orientarsi nell'immensità della valle. I consigli che ci vengono forniti risultano sbagliati. Seguiamo infatti una traccia che scopriamo portare verso il campo base del Lothse e non verso il nostro lago.

 

 

 

La valle che porta a Chukung con sullo sfondo la parete sud del Lothse

 

Un giovane sherpa che tranquillo passeggia a quota 5050 metri ci informa che per arrivare al lago dobbiamo attraversare il ghiacciaio nero. E allora, quidati da Stefano sempre in grande forma, ci muoviamo nel ghiacciaio. Il ghiacciaio detritico non è dei peggiori, e in circa 40 minuti si lascia attraversare. Quando si alzano le nubi capiamo meglio la nostra posizione e in particolare la posizione del lago e della fronte detritica che ne determina la formazione (a mo' di diga).  Domani ci andremo. Ci stupisce il giovane sherpa che visto 15 minuti prima in cima ad una collina a circa un chilometro da noi, ora trotterella tranquillo dietro noi, mentre qualcuno del gruppo comincia a sentire un po' di stanchezza e un po' di mal di stomaco

(motivo questo di una offerta di birre per tutti al ritorno a Kathmandu). Tornati al lodge, libertà per tutti. Un po' di riposo e poi si cerca di chiarire la situazione con i portatori. Intanto Giorgio aveva scritto una e.mail chiarificatrice alla compagnia di trekking a cui ci appoggiamo a Kathmandu. Lakpa si è "chiarito" alla Piramide e allora Giorgio chiarisce qualche questione con il nostro sirdar. Diciamo che quello che si doveva dire viene detto. Bon, nel giro di un'oretta, dopo qualche collegamento radio con la Piramide, dopo qualche telefonata molto infuocata in lingua nepalese e qualche colloquio molto calmo e rispettoso con Giorgio, tutto è chiarito. Ai portatori sarà aumentata la paga, è garantito loro cibo e minor carico. Ora Gopal sembra trasformato e arriva addirittura a servire a tavola i portatori !!! Inaudito ! Sembra tutto finito quando mentre finiamo di cenare alle 18.30, si apre la porta della sala del lodge e compare Lakpa, o meglio compare il volto sudato del portatore con un gran sorriso, e poi scompare nuovamente. CI guardiamo in volto tra di noi. Quell'uomo è pazzo. In una giornata ha percoso circa 8 km con un dislivello di 300 metri in discesa e 700 in salita con 40 Kg sulle spalle a quote superiori ai 4700. Poi non contento, per fare belle figura con noi è tornato indietro in giornata arrivando fino a Chukung (4900 metri) e coprendo il percorso di ritorno in 2 ore e 40 minuti, carico di 30 kg !!!  Il sirdar è ovviamente scocciato, ma a questo punto non potrà più prendere provvedimenti contro il portatore leader dei "contestatori", in quanto è evidente che ora è il nostro idolo. Giorgio riesce a passargli una mancia di 300 rupie e poi in lodge due belle fette di spek e uno "sgamo" di grana.

 

Dispaccio 24 settembre 2001

 

Si parte per il ghiacciaio. La colazione abbondante ci intontisce un po' tutti. Si avanza dunque lentamente. Il percorso è di quasi 2 ore. Ci si sposta da 4900 a 5000 e qualche cosa.... Le nubi continuano a nascodere le cime che ogni tanto, per tempi brevissimi, si fanno vive. Stefano è proprio scocciato. Quando si potranno vedere ? Giungiamo al ghiacciaio "diga" ! Troviamo i resti di un campo studio di qualche anno fa. Giorgio trova un riferimento topografico e anche i portatori, scatenati alla ricerca, ne trovano altri su una grande morena che incombe sul ghiacciaio. Comincia il lavoro, sul quale ci permettiamo di non dilungarci perché non vogliamo annoiarvi. Giorgio e Stefano si muovono sul ghiacciaio diga, per cercare di capirne al meglio la conformazione e dunque la modalità migliore per effettuare il rilevamento. Si decide di procedere nella materializzazione di un punto fisso su un grosso masso al centro del ghiacciaio detritico, dal quale procedere al rilevamento del torrente che dal lago scende verso valle. Poi rileveremo anche alcuni profili trasversali del ghiacciaio a partire dal torrente che lo attraverso. L'obiettivo è monitorare nel tempo lo sprofondamento del ghiacciaio e quanto il torrente incide il ghiacciaio detritico. Tutto questo per riuscire a stimare la pericolosità del lago a monte e cioè se il lago potrà nel futuro rompere l'argine ed invadere la valle. Abbiamo anche i riferimenti dei ricercatori inglesi che stanno studiando il ghiacciaio con i quali sicuramente ci metteremo in contatto al ritorno in europa. Riusciamo a tornare al lodge di casa verso le 17.00, pronti per una lauta cena alle 18.00. Il nostro sirdar è diventato di una devozione assoluta, ci offre caramelle, ci serve a tavola, insomma un uomo nuovo. Tra di noi sorridiamo del suo comportamento. Intanto dalla radio giungono notizie di altri errori e disguidi organizzativi da lui provocati, ma su queste questioni se la dovrà cavare lui.... Poi un po' di lavoro serale, con Carlo e Andrea impegnati nell'organizzare in ogni particolare il lavoro del giorno dopo. Al di fuori qualche squarcio nelle nubi ci permette di osservare un brillante luna e qualche cima imbiancata fa scordare il freddo pungente della nottata.   A domani.

 

 

Dispaccio 25 settembre 2001

 

Si prevede una giornata triste. Nubi basse e uggiose. Ci muoviamo come sempre verso il nostro lago, prevedendo la prima vera giornata operativa. Già di mattina presto Giampietro dalla Piramide

ci comunica dispiaciuto che dovrà lasciare il laboratorio per Kathmandu oggi stesso. Ciò vuol dire

che la Piramide rimarrà, mentre noi saremo sul ghiacciaio Changri Nup con l'unica presenza di Norbu. Sul ghiacciaio attiviamo una stazione fissa in corrispondenza di un grosso masso. Stefano, Giorgio e Andrea si muovono lungo il torrente che dal lago scende verso valle all'interno del ghiacciaio detritico che funge da diga. Carlo provvedere a gestire la stazione fissa. Fino a quando si lavora tutto bene. Ma quando ci si ferma ci assale la stanchezza. Siamo tutti stanchi ! Finalmente oggi vediamo il lago. Immenso ! Lungo più di un chilometro con sullo sfondo la fronte del ghiacciaio alta più di 50 metri. Comincia a nevischiare. Anche questo ! Ok la giornata è così. Verso le 14.00 finiamo il lavoro e cominciamo il ritorno verso il lodge. Alle 15.45 siamo già al lodge. Prenotiamo la cena per le 17.30 e poi ci imbustiamo tutti nei sacchi a pelo.

Impossibile dormire !  La cena si compone di una zuppetta, abbastanza cattiva, e di una bistecca di Yak con patatine fritte. In realtà la bistecca di carne durissima, per essere resa mangiabile viene picchiata talmente da diventare un polpettone. Un pò di erbetta aromatica rende la carne veramente cattiva. Scarichiamo le mail ! Un po' di amici hanno scritto e ci fanno passare qualche minuto. Chiamiamo Paolo e Stefano, che nel 1999 era qui con noi. Ciao ciao.... e bon. La sera non passa più. Di andare a dormire con lo stomaco pieno non se ne parla. Colloquiamo allora

con un tipo barbuto americano. Si informa da noi sulle condizioni dei ghiaicciai himalayani e poi

ci racconta del suo lavoro. Capitano delle navi rompighiaccio in Antartide. Non male come professione. Giorgio e il capitano Parlano insieme della rispettive esperienze Antartiche. Intanto la sala da pranzo del lodge è trasformata in una centrale tecnologica. Le batterie a 12 volt caricate durante il giorno con i pannelli solari, grazie ad un inverter caricano gli strumenti a 200 volt. Telefoni, computer, GPS attirano l'attenzione di tutti. Ci giungono rare notizie su cosa sta  accadendo nel mondo dopo il tragico 11 settembre a New York. Qui siamo proprio fuori dal mondo.

E' ora di andare a dormire, un paio di Coke per digerire e siamo pronti ad andare a dormire. Il materiale GPS è pronto, le batterie cariche, le radio in carica, domani l'ultimo giorno di lavoro sul lago. Stefano si lamenta di non essere ancora riuscito a vedere la sud del Lothse. Speriamo domani.

 

A presto

 

Dispaccio 26 settembre 2001

 

Ultima giornata a Chukung. Domani ci si muove verso la Piramide. Al mattino un po' di sole ci fa intravedere le cime. Poi ancora nebbia. Per rilevare la sponda sinistra del lago dobbiamo attraversarlo. Stefano si organizza con Andrea per creare un guado. Alla fine la soluzione migliore è cavarsi le scarpe e le calze e attraversare. Andrea e Stefano eseguono il rilevamento, mentre Giorgio e Carlo, diciamolo pure, se la dormono al punto fisso. I portatori sul ghiacciaio giocano a carte per tutta la giornata per combattere la noia. Gopal dice di avere vinto lui. Al ritorno ci ritroviamo nuovamente al lodge, mangiamo alle 17.30, e dopo cosa si fa ? Un po' di lavoro, il dispaccio e poi noia. Due tipi israeliani ci chiedono cosa siamo qui a fare.  Intanto continuiamo a sentire via radio gli intensi colloqui tra lo studente padovano, Tarolli e Carlo Micheletti. Li vedremo domani.

 

A presto

 

Dispaccio 27 settembre 2001

 

Il dispaccio di ieri si concludeva in realtà in modo incompleto. Avevo dimenticato di informarvi che il lavoro sul ghiacciaio è risultato veramente bene. Ora possiamo descrivere con precisione centimetrica la quota e la planimetria del torrente che esce dal ghiacciaio. Non male come primo risultato ! Al lodge che ci ospitava due "trekkisti" israeliani mi hanno fatto un bell'interrogatorio su cosa facciamo e su cosa ricerchiamo. Intanto, in fondo alla sala, un americano descriveva la località

dove viveva: "Belle montagne, belle ragazze, niente pericolo di terrorismo", devo dire che non aveva l'aria tanto furba. A cena chiedo, in accompagnamento delle patate bollite, un po' di peperoncino (chili in  lingua nepalese). Gopal mi porta un piatto che contiene una salsa piccante addomesticata e il loro chili. Basta una goccia per caratterizzare o forse è meglio per distruggere il sapore di tutta una cena ! Denominiamo il loro chili "Chili bum bum". I portatori ridono e se ne riempiono il piatto. L'israeliano vuole mostrare la sua virilità assaggiando direttamente nel palato una punta di cucchiaio di Chili. Bon. Dopo un paio di esclamazioni "oh yes, chili bum bum... really bum bum" si getta su alimenti tampone.... Mentre finiamo la cena definiamo con Andrea e Stefano, fisicamente molto pimpanti, che all'indomani mattina, in caso di bel tempo, possono fare un "salto" al campo base del Lothse, mentre io e Carlo scendiamo più lentamente. Ma già verso le 20, quando

usciamo dalla sala da pranzo per andare alle stanze ci si scopre uno spettacolo mozzafiato. Nella notte stellata splendono le pareti imbiancate del Lothse e dell'Ama Dablam. La notte passa come sempre, per alcuni abbastanza insonne. Alle 6.00 ci alziamo,  prepariamo il bagaglio e mentre Giorgio e Carlo prendono la via per Diemboche e dunque per la Piramide, Stefano e Andrea si alzano verso le morene che si affacciano alla parete sul del Lothse che poi descriveranno come "paurosa"...  Arrivo a lodge di Tukla con Carl. Ultima tappa prima della salita di 200 metri, ultimo

strappo per poi arrivare al falsopiano che porta in Piramide. Scegliamo di alimentarci! Cosa di meglio che assaggiare della zuppa di noodle (spaghetti fatti con farina di riso) e verdure che stanno gustando un paio di sherpa a fianco ? Detto fatto... Unico particolare che non conoscevamo: la zuppa ha come condimento principale il chili.  Carlo si rifiuta di mangiarlo, Giorgio pian piano lo finisce. Mentre arrivano i portatori, Andrea e Stefano, ordiniamo anche delle patatine fritte il cui colore nerastro garantisce sulla qualità dell'olio usato. A mio fianco si piazza intanto (siamo in uno spazio erboso di fronte al lodge, accomodati su tavolini e sedie di plastica, protetti dal vento da muri a secco) un tipo un po' particolare, barbuto, che estrae tabacco e cartina e si "costruisce" una sigaretta. Il tipo è un olandese intenzionato a passare il Changri La, il passo assai famoso ma assolutamente non frequentato, posto al termine del ghiacciaio in cui da anni lavoriamo. Cerco di spiegarli che quello che viene chiamato "passo", in realtà è una forcella  rocciosa passata ogni tanto da qualche tibetano temerario, posta a 5800 metri di quota e sperduta in fondo ad un ghiacciaio detritico himalayano. Comunque gli spiego come passare il ghiacciaio, come riconoscere i nostri segnavie, dove dormire. Anche se lo lasciamo contentissimo di avere trovato qualcuno in grado di dargli qualche dritta, rimango dubbioso che riesca nell'impresa, considerando in particolare che dall'altra parte del passo c'e' solo una sterminata colata di ghiaccio detritico lungo una decina di chilometri e assolutamente disabitata ! D'altro canto di tipi strani qui se ne incontrano in quantità.  Sembra tra l'altro che l'americano folle, che qualche giorno fa si aggirava urlando frasi sconnesse appena dopo Namche Bazar, ora sia stato visto passeggiare vicino alla Piramide. Lasciamo il lodge di Lukla, dove a lungo abbiamo riposato sotto un tiepido sole e cominciamo lentamente la salita. Carlo è già partito. Si muove un pò come Giacomo Casartelli nel 1998, con passo lento e regolare, un po' come un diesel, parte e poi prima di riprenderlo sono dolori. La salita si svolge in solitaria. Anche se siamo spesso separati da pochi metri ognuno si muove cadenzando il proprio passo e ascoltando il proprio respiro, il vento che spira abbastanza intenso aiuta l'isolamento. A fianco le nubi monsoniche sfrecciano veloci, il sole si alterna all'ombra delle nubi, ogni tanto qualche cima fa capolino per poi scomparire.

Mi volto e vedo comparire l'imponente parete del Cholathse, 1500 metri di bianca parete verticale

sotto la quale abbiamo lavorato per una settimana l'anno scorso (sul ghiacciaio del Lothse). Faccio cenno a Stefano di darci un occhio. Il tempo di dare uno sguardo e la cima è già scomparsa. Scollino insieme a Stefano, siamo al cimitero degli sherpa, che ogni anno vede aggiungersi qualche cippo di sassi in memoria di qualche portatore morto in spedizioni alpinistiche. Proprio lì, appena dopo, nel 1998 con Gaetano avevo fatto una bella dormita ed esaurite le scorte di Mars che Giacomo ci aveva incautamente affidato. Continuiamo il cammino, in silenzio. Si apre sulla destra l'imponente morena del Khumbu. Qui nel 1999, mentre con Radovan e Capitano corravamo a valle finita la spedizione, dopo due settimane di ghiacciaio, alcuni sherpa ci avevo preso per alpinisti, gridandoci "ehi climber !!". Incredibile !

Arriviamo praticamente tutti e quattro insieme alla Piramide e insieme a Stefano mi fermo ad ammirare l'imponente, grigia e un pò cattivella parete del Lobuche che l'anno scorso con Matteo avrebbe voluto farci arrampicare seguendo una via aperta dagli Scoiattoli di Cortina. Impresa mai cominciata in quanto la parte inferiore della via è praticamente franata. Ma forse è stato meglio così... Superiamo l’abitato di Louche e bon siamo arrivati in Piramide.

 

 

L’abitato di Lobuche

 

 

Prendiamo possesso degli alloggi all' "8000 Inn" che è il lodge addossato alla Piramide. Purtroppo quest'anno non c'è Zepi, che con la sua buona volontà ogni anno garantiva il riscaldamento, la doccia calda e altri vizi (su alcuni particolari tecnici e logistici i nepalesi che gestiscono il lodge ogni tanto lasciano un po' a desiderare). Incontriamo Paolo Tarolli e Carlo Micheletti, qualche battuta e poi un nuovo sguardo al Pumori che appare in lontananza, alla seraccata incombente del ghiacciaio Lobuche, al sommità del Nuptze. Domani inizieremo a preparare la partenza per il ghiacciaio. Rimane il tempo per un sguardo, dopo settimane di completo isolamento, alle notizie televisive della BBC. Un attimo per accorgersi tristemente che il mondo è in guerra, cosa che contrasta incredibilmente con la pace che ci attornia.

 

A presto  Giorgio

 

 

Dispaccio 28 settembre 2001

 

Un'altra notte insonne. Stefano ha passato la notte a girarsi. Ehhh la quota ! Andrea invece ha dormito perfettamente ! Carlo non ha digerito i finti spaghetti con tonno e formaggio della sera prima. Di Giorgio, il "nonno", non parliamo che comunque sa che qui su "comunque prima o poi ce la si becca". Ieri seri abbiamo steso con Gopal, evidentemente preoccupato, il programma di montaggio e smontaggio dei campi sul ghiacciaio. La cosa non è in effetti semplice. Tra portatori, tende, campi, strumenti da spostare di qua e di là bisogna programmare tutto con buon anticipo perchè lo spostamento di un campo occupa per due giorni i portatori e dunque non sono permessi errori. Già non vediamo l'ora di spostarci dalla Piramide. Questa mattina sono partiti 7 portatori e Gopal per allestire il campo base, a quota 5300 metri. Sono le 4 e venti del pomeriggio e non si vede ancora nessuno all'orizzonte ! Se la prendono comoda. Forse temevano che arrivando in anticipo li avrei rispediti sul ghiacciaio ? Giorgio e Stefano questa mattina hanno pigrato e dopo una scarsa colazione per mancanza di appetito (i gusti sono oramai noti. Giorgio un "milk tea", Stefano un "black coffe with NO sugar") Stefano si è fatto una sgambatina a 5500 metri a dare un occhio al paesaggio.Ora ha i polpacci in fiamme. La giornata passa nei preparativi dei bagagli che domani dovremo muovere al campo base, GPS, batterie, pannelli solari e via così. Ora tutto sembra pronto e un CD di Bob Dylan ci fa compagnia nell'ozio serale. Or ora ha telefonato al telefono satellitare Giampietro da Kathmandu. E' preoccupato che non ci manchi nulla. E' proprio dispiaciuto di averci dovuti lasciare proprio al momento della partenza per il ghiacciaio, il momento più delicato. Ha promesso che porta con se una sorpresa, un regalo. Vedremo al ritorno dal Changri Nup. Quest'anno i turisti e le spedizioni qui in valle sono diminuiti sensibilmente, un pò per la paura dei ribelli maoisti, un pò per i noti fatti di New York. Sta di fatto che qui al lodge 8000 Inn tra i nepalesi domina l'ozio. Non si vede trekkista o turista all'orizzonte e allora i "ragazzi" si scatenano in partite a carte e musica nepalese a tutto volume. "knocking on heavan's door" canta Bob Dylan e anche a noi assale la malinconia mentre dalle finestre della Piramide si può osservare il tramonto sul Nuptze e Pumori. Giampietro ci aveva pensato e aveva indicato a Carlo dove potevo recuperare la cassa che collegata al computer ci avrebbe permesso di ascoltare un po' di musica. Quest'anno il ritardo di Giampietro farà si che le prime serate in tenda sul ghiacciaio non saranno più accompagnate dalle musiche e dalle poesie da lui inviate via radio, dopo cena. Una piccola tradizione che negli anni si conserva. Abbiamo fatto quattro conti è ci siamo scoperti troppo parsimoniosi. Abbiamo ancora in "dispensa" ben 4 pezzi di speck da 6 etti e numerosi blocchi di grana. Questa sera intacchiamo le scorte. "Forever Young"...Stefano la sa a memoria. Il lodge 8000 Inn ci appare troppo "freddo".

 

 

 

La Piramide del progetto Ev-K2-CNR con in fronte l’ “8000 Inn”. Sullo sfondo il Mt.Pumori.

 

 

Qualcuno di noi sta pensando di spostarsi per la notte in Piramide, dove il gelo si farà sentire maggiormente ma dove ci si sente un pò più a casa propria. Vi dirò domani come è andata a finire. "Precious Angel" e l'unico che rimane a lavorare è Andrea. Finisce di accomodare il materiale radio e elettrico nelle valige. D'altro canto, come diceva l'israeliano dell'altra sera " ah lui è lo studente, allora è l'unico che lavora !". Oggi abbiamo anche avuto il tempo di appendere un pò di cartoline

delle nostre passate spedizione in giro per lodge e Piramde. Se non torneremo i prossimi anni rimarrà traccia di noi. Bon, recuperiano la trivella per le paline ablatometriche del Giacomo, recuperiano il tubo arancione porta paline, opera di Roberto Sgrenzaroli, abbandonato qui nel 1998 e che ora servirà a sostituire quello attuale oramai distrutto e siamo pronti. Quando si cena ?

 

A domani sul ghiacciaio

 

Giorgio

 

Dispaccio 29 settembre 2001

 

Si parte. La giornata è splendida. Prepariamo gli ultimi bagagli e si parte. Arrivati al "piccolo Tibet", un largo pianoro erboso che immette nel "nostro" ghiacciaio, ci stendiamo a ridosso del grosso masso che ospita il caposaldo topografico da cui nel 1991, il gruppo di ricercatori del Prof. Poretti, effettuò le misure trigonometriche per ricalcolare la quota del Mt. Everest. A portare il GPS e i prismi riflettenti sulla cima, Benouit Chamoux (scusate se la scrittura del nome può non essere corretta). Nella squadra c'era anche Giampietro Verza. Noi semplicemente scegliamo quel punto storico per ammirare la parete Nord del Nuptze, il Pumori e la cima dell'Everest che in quel punto fa appena capolino.

 

 

La cima del Mt. Everest spicca sul ghiacciaio di Khumbu

 

Ci immettiamo nel ghiacciaio. Anche io non ricordavo così instabili i ghiaioni detritici che coprono il ghiacciaio. Lentamente giungiamo a quell'isola sabbiosa, immersa nella lingua detritica del Changri Nup, che da 4 anni ospita il nostro campo base. Lo spettacolo è impressionante. Quello che più lascia stupiti è l'incredibile trasformazione del ghiacciaio rispetto all'anno scorso. Quest'anno c'è poca neve sulle cime e il rombo delle valanghe che si precipitano sul

ghiacciaio è sostituito dai massi che cadono nei laghi interni al ghiacciaio stesso. Rispetto agli anni precedenti sembra di assistere al collasso della parte centrale del ghiacciaio. Il confronto delle immagini storiche potranno rendere questo rapido processo ben apprezzabile. Stefano, che è due notti che non riesce a prendere sonno, riesce a riposare per qualche mezzoretta in tenda. Con Carlo preparo un po' il lavoro del giorno dopo, che dovrebbe prevedere Carlo e Andrea al lavoro con il GPS sulla parte bassa, Giorgio e Stefano in avanscoperta ad allestire il campo avanzato. Verso le 18.00 è ora di cena. La tenda adibita a "mensa" e deposito materiali è sontuosa,  ospita addirittura un tavolo con quattro sedie. Brodo, pop corn, purè al formaggio, pasta, macedonia di frutta, insalata mista, insomma si sta veramente bene. Ad illuminarci le lampade in bassa tensione allestite l'anno scorso da Giovanni. Il freddo di contro è pungente. Stimiamo un -5 / -6 gradi. Siamo tutti ben coperti. Si va a letto presto, imbustati nei nostri sacchi a pelo.

 

 

 

Il campo base sul ghiacciaio Changri Nup. Sullo sfondo spicca la sommità del Monte Everest e

del monte Nuptze

 

Fuori, dopo uno stupendo tramonto, spira un vento pungente. Sono molto fiero del mio sacco a pelo da 1200 grammi di piumino, che mi garantisce un bel caldo. Stefano invece sente un po' il freddo. In piena notte quello che per me era un bel caldino diventa una sauna e involontariamente mi scopro. Mi sveglio mezzo congelato come un baccalà con un bel mal di stomaco e mal di testa. Da lì in poi non riesco più a chiudere occhio. Chissà gli altri.

 

 

Dispaccio 30 settembre 2001

 

Personalmente mi sveglio come se una mandria di Yak mi fosse passata sopra. "Stefano, oggi per me non rimane che stare in tenda". Gli altri, chi più, chi meno, sono invece sopravissuti alla notte. I portatori ci portano il the caldo in tenda e l'acqua per lavarci in un piccolo catino metallico. Da qui in poi seguo le vicende dalla mia tenda, con fugaci uscite, sperando che la stanchezza globale mi abbandoni. Carlo, Andrea e Stefano si muovono dunque insieme. Stefano dovrà raggiungere una postazione sulla morena di sinistra, dove ogni anno viene scattata la foto alla fronte bianca del ghiacciaio, che a vedere da qui sembra in condizioni di tragico arretramento. Carlo e Andrea, all'inizio coadiuvati da Stefano, poi soli, devono gestire un'abbastanza complicata operazione di ricerca, manutenzione e misura di alcuni punti posti su sassi posti sul ghiacciaio. Il fine è misurare dal 1998 ad oggi la velocità di scorrimento della massa detritica. Spira di continuo un fastidioso vento, tutto sotto un sole fastidioso e abbacinante. I rombi dei crolli di massi nei laghi incrementano con l'aumentare della temperatura, rendendo l'ambiente del ghiacciaio abbastanza sinistro. Mi trascino in tenda mensa per mandare giù un tramezzino al formaggio e qualche carota. Poi mi riaddormento nel caldo intenso della tenda che condivido con Stefano.

Verso le 11.30 passa per il campo Andrea, deve effettuare la misurazione ad un vertice posto proprio al centro del campo. Due parole e poi torno in tenda. "ciao Giorgio" e lo sento ripartire per il vertice V500 che è posto a circa 1 km dal campo verso est. Un chilometro, in un ghiacciaio così zuppo di detriti, laghi e pendi ghiacciati non è certo poco. La fortuna ha però voluto che il poratore che l'anno scorso ci aveva accompagnato nelle misure, sia il medesimo che sta accompagnando Andrea. Non penso però possa essere utile nel rintracciare il vertice V500, situato proprio nel centro del "pandemonio" di detrito. Andrea dovrà utilizzare la ricerca punto con il GPS GeoExplorer che ha a disposizione. Intanto in mattinata si è fatto vivo Giampietro Verza che sta risalendo il più velocemente possibile da Lukla. Ora è a Thiemboche. Mi consiglia per il mal di stomaco di farmi portare un cognac dalla piramide e poi di verlo caldo. Anche a lui era successo in quota di prendere freddo di notte e si era comportato così. Giampietro non sa se in serata potrà già essere a Periche: il suo portatore si sta un pò lamentando. Giampietro ci comunica di avere avvistato l'elicottero che sta venendo a recuperare la salma di una trekkista Coreana dispersa settimana scorsa tra il campo base dell'Everest e quello del Pumori, e rintracciata, oramai senza vita, proprio ieri.

 

 

La valle di Periche

 

La vicenda ha dell'incredibile. Un gruppo di alpinisti coreani, a cui era aggreggato un gruppo di trekkisti della stessa nazionalità, assolutamente privi di ogni preparazione alpinistica è andato in "gita" al campo base dell'Everest. Quando il gruppo si è mosso verso il campo base del Pumori, ha con estrema leggerezza lasciato indietro la ragazza. Erano le tre del pomeriggio e da allora, per 7 giorni non se ne è saputo più nulla. Quello che è più incredibile è che l'elicottero è stato chiamato solo per riportare a valle la salma e non per cercare di rintracciare la ragazza quando forse era ancora possibile salvarla. Sembra che la ragazza abbia cercato di raggiungere il campo base del Pumori da sola, probabilmente è caduta scorticandosi le gambe sui ghiaioni. Presa dal panico ha deciso di pernottare a oltre 5000 metri, rannicchiata tra i sassi. E così è stata trovata, morta per assideramento. "Le solite storie di imprudenza in montagna" dice dispiaciuto Giampietro. Le misurazioni sono finite. Carlo è tornato e siamo in attesa di Andrea e Stefano. Evitiamo comunque di disturbarli con chiamate alla radio. Domani trasferiremo il campo base sotto la fronte bianca, magari portando avanti un pò anche il lavoro di rilevamento. Vi terremo informati.

 

 

Dispaccio 1 ottobre 2001 - Campo Avanzato ghiacciaio Changri Nup

 

La notte del 30 settembre trascorre tra i rombi dei massi che crollano nei laghi del ghiacciaio. La notte è molto meno fredda di quella passata e una fredda nevicata accompagnata con il suo fruscio sulla tenda tutta la notte. Io e Stefano dormiamo, forse per la prima volta, profondamente. La sveglia, come al solito alle 6.30, ci fa scoprire tutto coperto di un lieve strato di neve. Anche dopo colazione la neve continua a cadere ma il maggiore calore la fa sciogliere al contatto con i sassi del ghiacciaio. Partiamo e in un paio di ore siamo al campo avanzato. Come al solito noi cerchiamo di stare bassi, in modo da coprire il meno dislivello possibile, i portatori al contrario prendono la situazione di petto e si lanciano nella parte di ghiacciaio che li obbliga ad un continuo saliscendi. Giunti al campo avanzato definiamo la posizione del campo. La medesima degli anni passati. Fa freddo e continua a cadere una fredda neve. Anche nella tenda mensa, subito alzata dai portatori, fa un bel freddo. Siamo in attesa dell'arrivo degli strumenti. Arriva inaspettato il pranzo. Wurstel Nepalesi (pessimi e poi causa a quasi tutti di una consistente acidità di stomaco), il solito the, patate arrostite nell'olio, insomma, si poteva mangiare meglio. Verso le 13 sono arrivano gli strumenti e partiamo alla ricerca di tre punti di velocità posti sulla montagna di ghiacciaio detritico posto dinnanzi a noi. Oltre alla misura eseguiamo anche la "manutenzione" punto che consiste nel ridipingere i segni rossi sui massi, posizionare un caposaldo di ottone numerato al posto del solo foro filettato. Ci muoviamo celermente. Nel 1999 con Stefano e Simone avevamo posizionato un vertice al centro di un enorme masso erratico di 8 metri per 5 x 4. Su questo masso un piano immenso permetteva di lavorare comodi. Ora il masso si è inclinato di 40 ° !!! e tra un po', se va avanti così si ribalterà. Incredibile. Sul sasso compaiono ancora le scritte "Vassena, Rado, Hombre". A fianco di questo punto ne rifacciamo uno di servizio.  Sotto una fredda nevicata finiamo il lavoro.

 

 

 

Il vertice di riferimento numero 8 posto in prossimità del campo avanzato

 

Decidiamo di comunicare a chi è rimasto a vegliare sul funzionamento del GPS di riferimento, in prossimità della campo avanzato, che tiamo tornando. Ma dove è la radio. Persa !! Iniziamo a ripercorrere a ritroso il percoso dai vertici al campo. In effeti c'è un posto dove Giorgio si era dovuto togliere lo zaino per saltare da un masso. Forse lì ? Giampietro come sempre è geniale. Comincia ad inviare via radio dalla Piramide un messaggio bitonale, in modo da facilitare di rintracciare la radio se aperta. Avete in mente un pagliaio e la storia dell'ago. Siamo nella stessa condizione. Arriviamo però in prossimità del sassone ed ecco un flebile Bip-Biiiip. Ed ecco sotto un sasso, introvabile, la  radio dispersa. "Ok Giampi, al ritorno di offriamo l'ennesima birra!".  Tornati

al campo siamo tutti bagnati come pulcini. Carlo si immerge nell'elaborazione dei dati della giornata, altri si riposano. Un'oretta di relax. Poi cena e di nuovo l'intenso ronzio della neve ghiacciata che cade sulle tende. Ora la neve ha deciso di rimanere sul suolo. Chissà domani ?

 

 

Dispaccio 2 ottobre 2001 - Campo Avanzato ghiacciaio Changri Nup

 

Ore 1.00 del 2 Ottobre. Stefano si sveglia e comincia a scuotere la tenda. Una decina di centimetri di neve coprono tutta la valle e la nevicata non smette. Poi scopriamo che Giampietro, in Piramide, in ansia, lascia tutta notte il collegamento radio attivo. La mattina la neve copre tutto. Come ci si può muovere sul ghiacciaio con tanta neve ? Tiriamo in lungo e il sole con forza sciogliendo la neve fa levare un nebbia intensa. E' però chiaro, da uno sguardo al cielo, che di neve dovremo vederne ancora.

 

 

La tenda cucina e la tenda “mensa” al campo avanzato.

 

 

Un pò tardi  partiamo per la misura ai vertici 6, posti su un bel promontorio a 5500 metri e al vertice V600, annegato nel mare di ghiaccio e detrito a circa 1 Km da noi. Partiamo con Lakpa che ci porta gli strumenti. Per Giorgio è un bella sensazione rivedere il vertice 6, dove nel 1998 era stato istallato il primo campo avanzato delle spedizione Changri Nup, poi portato avanti per ovvie ragioni logistiche. Prima di tutte là sù non c'è acqua ! Salendo Giorgio intravvede delle piantine che sembrano prezzemolo ! All sguardo sembrano prezzemolo, anche all'olfatto e diciamolo pure, anche a gusto. Lo cuminichiamo a Paolo Tarolli, agronomo che sta operando in Piramide. Vuole subito le foto ! Sembra che sia una pianta di grande interesse. Qui ne siamo immersi. Eccoci al vertice 6, è prevista mezz'ora di misura. Tutti sotto un telone di plastica. Un po' di caldo sotto la neve cadente. Scendiamo poi verso il V600. Trovarlo è un'impresa, la vernice è scomparsa e solo Giorgio riconoscendo il masso permette di rintracciare il punto. Il portatore è esausto. Con le scarpette di ginnastica sui sassi innevati è veramente difficile avanzare ! Lo alleggeriamo un po' del carico. Per le 14.00 torniamo al campo. Un pranzetto neanche tanto male e poi tutta la squadra si lancia sotto la neve a misurare la fronte del ghiacciaio mentre solo Giorgio rimane in tenda a sbrigare la posta nepalese che, ve ne assicuro, porta via un po' di tempo. Ancora un paio di giorni e abbandoniamo il campo. Tra poco si torna alla civiltà.

A presto  Giorgio

 

Dispaccio 3 ottobre 2001

 

La sveglia al campo avanzato è sempre alle 6.30. Nonostante i miei tentativi serali di chiedere a Gopal di svegliarci alle 7.00. La risposta è sempre un candido "Yes" che vuol dire che non ha compreso nulla di quello che ho detto. Dunque sveglia ! Andrea e Stefano riescono a cibarsi di frittate o uovo all'occhio di bue con ciapati. Io e Carlo in generale siamo più "prudenti" e in generale io non sgarro dalla promessa (spedizione 1999), che non avrei più toccato un ciapati in vita mia (Trad. ciapati: piadina nepalese). La notte ha nevicato fitto. Chiamo Giampietro e scopro che ha tenuto aperta la radio tutta notte in attesa di nostri eventuali richieste di aiuto. Ma le tende hanno tenuto bene la neve, anche perchè di notte ci siamo alzati a scrollare la neve accumulata. Un timido sole del mattino scioglie gran parte della coltre nevosa e così partiamo per il ghiacciaio morenico che a un paio di centinaio di metri ci domina con la sua cupa massa di sassi e ghiaccio. Rampiamo sui sassi detritici evitando gli scivoli di ghiaccio che portano in laghetti glaciali. Proseguiamo verso il vertice numero 6 che domina tutto il Changri Nup. Il promontorio è posto tra la confluenza del ghiacciaio detritico, proveniente da nord, e la lingua bianca che proviene da Ovest. Qui, a 5500 metri, avevamo posto nel 1998 il primo campo avanzato. Ci accompagna Lakpa. Scarpette di ginnastica e gerlo di vimini appoggiato alla fronte con all'interno la strumentazione GPS. Il tempo è veramente inclemente. Freddo, sassi mobili coperti di neve ghiacciata. Per lui un sicuro tormento. Ma anche noi facciamo fatica. Seguiamo il profilo della morena fino ad arrivare allo spazio che domina i due rami del Changri. Non  mi ricordavo fosse così bello quassù. Anche la vista del ghiacciaio bianco, con i suoi crepacci, è notevole. Carlo e Andrea attivano il GPS, mentre Stefano si adopera alla "manutenzione" punto. Via radio sentiamo la Piramide per avere conferma che il GPS dell'Ev-K2-CNR là attivo stia funzionando correttamente. Purtroppo non è così e con Giampietro coordiniamo il rilevamento che deve essere fatto in contemporanea dai due ricevitori.

La mezzora di misura la passiamo coperti da un telone in plastica, che ci ripara dalle raffiche di vento e ci fa sentire un pò di tepore. Finita l'acquisizione ripartiamo verso il ghiacciaio detritico. Lakpa è però distrutto la fatica e dobbiamo alleggerirlo di un pò di carico. Fa proprio freddo è l'umidità lo rende ancora più intenso. Anche la ricerca del vertice V600, nel mare di massi è difficile. Il tempo ha fatto scomparire la vernice che con Gaetano e Matteo avevamo dipinto sul sasso. Quando torniamo al campo, verso le 15.00, dopo un rapido pranzo c'è ancora tempo per rilevare la fronte bianca del Changri. Alle 18.00 siamo ancora in tenda a cenare e poi tutti a letto. Domani ci aspetta il ghiacciaio bianco.

 

 

Dispaccio 4 ottobre 2001

 

Oggi è l'ultima giornata di rilevamenti. Si va sulla parte bianca del ghiacciaio. Dobbiamo posizionare alcune paline ablatometriche nel ghiaccio e determinarne la posizione mediante un GPS palmare. Intanto la mattina abbiamo già provveduto a spedire alla Piramide la  strumentazione GPS di maggiore pregio. Sarà così più facile "smontare", nei prossimi giorni il campo avanzato. Partiamo lungo il ghiacciaio, siamo legati e attrezzati di ramponi, picozze e ... GPS. Stefano chiude il gruppo appesantito dalla trivella e dalle paline in alluminio. Lentamente avanziamo. Al mattino ci accompagna un sole intenso che, appena viene coperto dalle nubi, lascia spazio ad un freddo  intenso. Avanziamo lentamente, con lunghe soste causate dalla faticosa operazioni di perforazione del ghiaccio e di posizionamento della palina. Giacomo Casartelli, che per primo nel 1994 ha effettuato queste misurazioni, sarebbe fiero di quello che stiamo facendo. Salendo superiamo facilmente, su ponti di ghiaccio sicuri, i pochi crepacci che incontriamo. Piano piano il ritmo di avanzata diviene costante. La gamba viaggia meglio ma si fa sentire un pò anche la fatica. In fondo alla valle si scorgono avanzare delle nubi nere e minacciose, a noi non arriva il peggio ma solo un freddo intenso e un neve rada e ghiacciata. Avanziamo verso la testata della valle, un magico arco di pareti rocciose di colore rosso. Più ci si avvicina a queste pareti più ci si sente in un ambiente magico. Eseguiamo le ultime misurazioni. Di nuovo il sole si alterna al coperto delle nubi. Arrivare fino a qua "ne vale proprio la pena".  Osserviamo la cima Pampuri, probabile meta alpinistica di domani. D'altro canto la mia preparazione alpinistica non può certo permetterci escursioni più impegnative. Da valle arrivano comunque, via radio, le comunicazioni di Paolo Tarolli e Carlo Micheletti che stanno provvedendo all'istallazione di una tenda per una notte di pernottamento su

ghiacciaio. Torniamo al campo avanzato. Riso con lenticchie e patate bollite ! Chiedo al cuoco, che passa il tempo a cucinare e cantare... Aihme !  Poi andiamo tutti a letto. Il lavoro sul campo è finito e domani ci aspetta una levataccia per la "classica" scalata a cima Pampuri. Io divido la tenda con Stefano. Andrea con Carlo.

 

 

Dispaccio 4 ottobre 2001

 

"Ci si sta appena appena" mi dice Stefano. Ma come abbiamo fatto gli altri anni a stiparci in tre nel medesimo spazio ? Ore 11.30, sia io che Stefano siamo svegli. Ore 12.30, si comincia a sentire il ticchettio delle neve ghiacciata sulla tenda. Ore 1.30 ancora entrambi svegli, e fuori continua a nevicare ! Ore 4.30, lo Stefano è rimasto sveglio e fuori ..... neve ! Addio cima  Pampuri! Ci svegliamo stanchi e scocciati. Che senso ha rimanere oggi al campo avanzato. I lavori di rilevamento, anche se qui non ve li abbiamo descritti per non tediarvi, sono conclusi. Oggi era la giornata dedicata allo svago. Decidiamo ! Si torna alla Piramide.

Il ritorno è effettuato sotto una fitta nevicata, con nebbia e freddo. Eccoci sotto il campo base ! Ora si scollina dal Changri Nup verso il prati verdi del "Piccolo Tibet" in cui in altre condizioni si scorge la sommità dell'Everest e il ghiacciaio di Khumbu. Ore 13.00, pastasciutta al pomodoro e formaggio all'"8000 Inn", a fianco della Piramide. Per quasi tutti è la prima possibilità di fare conoscenza con Giampietro Verza, tanto ascoltato per via radio.

Il lavoro qui non manca. Eh si, perchè oltre ai racconti romantici delle cime imbiancate e  dei silenzi d'alta quota, qui abbiamo anche lavorato duro, anche se dai dispacci magari è apparso poco.  dobbiamo per domani mattina imballare, organizzare e catalogare il materiale che verrà lasciato in Piramide per l'anno prossimo, quello che deve essere spedito via elicottero a Kathmandu (per evitare i costosi sovrappesi dell'aereo), si devono immagazzinare i dati acquisiti dalla stazione GPS del laboratorio Piramide, e mille altre cose ! In serata ascoltiamo il notiziario della BBC. Sembra che Bush stia proclamando al mondo che con una guerra verrà garantita la pace al mondo. Intanto le mail che giungono da casa sembrano molto preoccupate, a noi, incoscienti, qui fuori dal mondo. In serata ceniamo tutti insieme al lodge 8000 Inn. Patate bollite, pizza nepalese e spaghetti alla amatriciana, con il sugo preparato da Carlo Micheletti usando come ingrediente principale lo speck portato da Andrea. Alle 21 siamo tutti a letto ! Questa notte problemi di insonnia non si presentano. Dalla finestra si scorge però un'intensa nevicata.

 

 


Dispaccio 5 ottobre 2001

 

Per oggi Stefano e Carlo Micheletti hanno programmato un tour che dovrebbe toccare il campo Base dell'Everest, il campo base del Pumori e il Kala Pattar, il promontorio (5600 metri), meta di tutti i turisti, da cui si osserva l'"ice fall", cioè la crepacciata che porta al campo 1 dell'Everest. Si presenta un unico inconveniente. Nevica fitto ! La cosa è oltremodo strana essendo oramai la stagione monsonica, cioè delle piogge-nevicate, considerata conclusa. Invece eccoci immersi in 40 cm di neve. E la nevicata non accenna a diminuire ! Oggi, tra l'altro, avevamo programmato la partenza di alcuni portatori con il nostro materiale non utile e non prezioso (la strumentazione l'abbiamo sempre con noi) per Namche. Da lì un elicottero avrebbe dovuto portare il carico a Jiri e da lì, via autobus, a Kathmandu. Ma come si fa con la neve? Norbu e Pasang si danno da fare ed eccoli arrivare, verso le 9.30 con una bella squadra di yak.

 

 

 

Gli yak in attesa di essere caricati con il nostro bagaglio

 

 

 Intanto Giampietro si dà da fare a pulire i pannelli solari della Piramide, che altrimenti non danno energia alle batterie del laboratorio. Piedi bagnati, parecchio freddo.

Nel pomeriggio attiviamo uno dei nostri ricevitori GPS in corrispondenza del vertice topografico posto in prossimità del laboratorio Piramide. Una registrazione di un paio di giorni ci permetterà di calcolare con maggiore accuratezza la posizione di tale vertice, rispetto ad altri ricevitori posti a Lasa (Tibet – Cina) e a Kathmandu.

Alcuni hanno da lavorare, altri, come Stefano, si dedicano alla lettura di un libro scovato nella mini biblioteca della Piramide. A ravvivare la vita del lodge arrivano due ospiti femminili, di cui una è una brava cantante di origine russa. Ci lascia anche il suo sito web. Chi ha tempo vada a curiosare nel sito. (www. zulya.com).  Passiamo la serata insieme, finendo le ultime scorte di spek e di formaggio grana, festeggiando la partenza verso valle di Carlo Micheletti e di Paolo Tarolli.

 

 

La guida alpina Giampietro Verza intento a dare una ripulita dalla neve ai pannelli solari della Piramide

 

 

Dispaccio 6  ottobre 2001

 

In mattinata Andrea e Stefano partono per una visita al Campo Base del Pumori, mentre Giorgio e Carlo rimangono alla Piramide indaffarati nei loro lavori. Il sole spende magnifico e nel cielo non si scorge nemmeno una nuvola. I 40 cm di neve cominciano velocemente a sciogliersi. In mattinata arriva in visita un gruppo di alpiniste che compongono la prima spedizione alpinistica femminile iraniana al monte Pumori. A mattina presto i turisti tedeschi (ben 10) che affollavano il lodge sono partiti per il Kala Pattar. Andrea e Stefano sicuramente li prenderanno e torneranno in anticipo.

Detto e fatto. A ora di pranzo Andrea e Stefano difatti tornano a pranzare con noi. Dei trekkisti tedeschi invece, incontrati da Andrea e Stefano al Kala Pattar, alle 16 non si sapeva ancora nulla. Siamo pronti per scendere a valle. Quando avremo notizie più interessanti ve le comunicheremo.

 

A presto

 

Giorgio

La spedizione scientifica “Changri Nup Glacier Monitoring Expedition 2000” è finanziata principalmente tramite fondi di ricerca dell’ing. Giorgio Vassena, dell’ Università degli Studi di Brescia. Al finanziamento o supporto della spedizione hanno partecipato anche:

UNIVERSITA’ DI BRESCIA

UNIVERSITA’ DI BRESCIA

 

COMITATO EV-K2-CNR

Il comitato Ev-k2-CNR ha contribuito con il supporto logistico presso Kathmandu e durante tutte le ricerche svolte sul ghiacciaio Changri Nup.

COMITATO EV-K2-CNR

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LINK UTILI:

 

Comitato Ev-K2-CNR  http://www.evk2cnr.org/it/                                                                                                                             

Associazione di protezione ambientale L’UMANA DIMORA che effettua ricerche in campo ambientale  www.umanadimora.net                  

 

Comitato Scientifico Centrale del Club Alpino Italiano   www.caicsc.it