Changri Nup Glacier Monitoring Expedition
UNIVERSITA' DI BRESCIA - DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA
CIVILE - GRUPPO "TOPOGRAFIA"
IL PROGRAMMA DELLA SPEDIZIONE 2000
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01. TITOLO |
Italiano: Spedizione
scientifica per il monitoraggio del ghiacciaio Changri Nup
Inglese: Changri
Nup Glacier Monitoring Expedition
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02. PROGRAMMA
SCIENTIFICO DETTAGLIATO |
PREMESSA
The
research here proposed will take place in a period of three years, and its aim
is to continue the monitoring of the Changri Nup glacier placed North-East of
the Piramide laboratory, already carried on in 1998 and 1999 by Giorgio Vassena. The research will permit
to continue the historical measurements on the Changri Nup glacier and will
start a new analysis on the Chola glacier, closed to Periche. The
research will also support the studies of Prof. Claudio Smiraglia, in
particular with topographic measurements that will define the position of all
the elements studied by the Smiraglia glaciology group. (geophisical studies,
etc…).
The research group will also study the deformations and
DTM of the Chola glacier, trying to understand if the glacier is moving, which
are its deformations to define the value of danger of flooding. Infact, the
Chola glacier is responsable of a big lake.
The research will also use high resolution satellite images as basic data to refere into the space the objects and informations aquired in the field so to built a Geographical Information System of the Khumbu valley.
TASKS OF THE RESEARCH
1)
Il primo obiettivo della spedizione scientifica
consiste dunque nella misurazione della velocità di scorrimento del ghiacciaio
Changri Nup verso valle. Nell’ottobre 1998 è stata misurata con strumentazione
GPS la posizione di 3 vertici materializzati su massi posti sulla parte
detritica del ghiacciaio. Nel 1999 oltre a questi 3 vertici, rimisurati sempre
con strumentazione GPS, sono stati posizionati ulteriori 3 vertici di
“velocità”. I punti di misura sono materializzati su grossi massi della coltre
detritica, sui quali sono stati inseriti dei riferimenti metallici che
permettono di materializzare e definire con accuratezza la posizione negli
anni. La spedizione dell’anno 2000 si propone di rimisurare la posizione di
tutti e 6 i vertici citati e di posizionarne di nuovi, in modo da poter nel
tempo definire la dinamica superficiale del ghiacciaio nella sua parte
detritica.
2)
Il secondo obiettivo consiste nella misura della fronte
bianca della lingua orientale del Changri Nup. Le misure di posizione di tale
imponente fronte è stata misurata con metodi topografico classici (stazione
totale) e con misure dirette (bussola e rotella metrica) nel periodo compreso
tra il 1994 e il 1997. Nell’anno 1998 la spedizione Changri Nup Glacier
Monitoring Expedition 1998 ne aveva misurato la posizione nel sistema di
riferimento assoluto WGS84, materializzato nella zona dal vertice a coordinate
note posto in prossimità del laboratorio Piramide. Nel 1999 la spedizione ha ripetuto
tali misure, rilevando anche la posizione dei segnali a partire dai quali si
erano nel passato effettuate le misure topografico-classiche e dirette. I
rilievi dell’anno 2000 permetteranno la costruzione di una continuità storica
delle misure dal di 7 anni, dato questo di notevole interesse in ambito
Himalayano. I dati così acquisiti, uniti alle analisi effettuate in sito dal
gruppo del Prof. Smiraglia, contribuiranno ad arricchire le informazioni legate
al “caso tipo” del ghiacciaio Changri Nup.
3)
Il terzo obiettivo riguarderà il supporto alla
georeferenziazione delle prospezioni geofisiche realizzate dal gruppo del Prof.
Smiraglia. Si prevede di effettuare misurazioni in cinematico non in tempo
reale, con l’utilizzo dell’algoritmo OTF in postprocessamento. Inoltre le
4)
Come quarto obiettivo si intende procedere alla
materializzazione di un numero di circa 9-12 vertici, sul ghiacciaio Chola
posto nella valle di Periche. Tale
ghiacciaio presenta delle particolari ed interessanti caratteristiche, evidenziate
da un sopralluogo svolto nell’ottobre 1999 dal Prof. Claudio Smiraglia. Tali
misure di precisione, permetteranno di comprendere l’entità della deformazione
in atto, ad esempio con una misura ad intervalli biennali. Tali attività di
deformazione saranno impostate nell’anno 2000 e si svolgeranno in accordo con
l’equipe del Prof. Smiraglia, sul ghiacciaio stesso, negli anni 2001 e 2002.
5)
Il quarto obiettivo, che potrà essere realizzato in
parte contemporaneamente alle misure descritte in precedenza, riguarderà la
georeferenziazione di target colorati visibili da satellite, utili per
risolvere le problematiche di correzione geometrica ed inquadramento in un
sistema di riferimento assoluto delle immagini satellitare ad alta risoluzione
del satellite IKONOS. In particolare si intende procedere all’impiego di tali
immagini, per ovviare alla mancanza di una valida cartografia della zona in
formato numerico (stante le notizie in mio possesso) e come base per la
costruzione di un GIS della parco del Sagarmatha o della valle di Khumbu. La
costruzione di un GIS della zona è attualmente legata, considerate le limitate
risorse a disposizione, all’attivazione di tesi di laurea in ingegneria aventi
come soggetto lo sviluppo di un GIS accessibile via rete. Si sta ancora verificando
l’esistenza di sistemi informativi già attivi dedicati alla gestione di base
dati del parco del Sagarmatha. In tal caso si dovrà procedere all’integrazione
del nuovo GIS con quello esistente. L’accessibilità via rete del sistema
informativo è considerato lo strumento per diffondere alla comunità
scientifica, notizie, dati, informazioni che ora rimangono a disposizione del
singolo gruppo di ricerca.
6)
La spedizione si rende inoltre disponibile a
raccogliere campioni di neve ed acqua che saranno in seguito analizzate nel
laboratirio “Piramide” dai ricercatori del gruppo del Prof. Smiraglia, i quali
coordineranno a livello scientifico le attività di acquisizione campioni dei
ricercatori “topografi”. La spedizione infatti, per effettuare le misure di rilevamento,
si sposta lungo tutto lo sviluppo del ghiacciaio Changri Nup, dalle quote
inferiori poste attorno ai 5200 metri, fino alle quote della sommità del
ghiacciaio bianco. Nell’anno 1999, per acquisire immagini del ghiacciaio alcuni
componenti si sono spinti fino ad una quota di poco inferiore ai 6000 metri. Di
particolare interesse potrebbero essere anche l’acquisizione di campioni lungo
i frequenti laghi glaciali posti
lungo i percorsi seguiti dalla spedizione.
7) Infine, in attesa di poter attivare il sito del GIS in rete, si intende procedere ad un ampliamento del sito della ricerca già attivo e renderlo uno strumento più di descrizione dei risultati e obiettivi scientifici, piuttosto che promozionale come è attualmente.
L’intera ricerca si basa sull’impiego diffuso della
strumentazione topografica GPS, in diverse modalità di misura. Oltre
all’approccio di tipo statico, impiegato per la misurazione delle deformazioni
e dunque per le misure di alta precisione, sarà impiegato, come del resto già
fatto nel passato, il metodo cinematico, sia nella modalità di posizionamento
in tempo reale (RTK) che nella modalità in post-processing.
La strumentazione GPS, in zone così difficilmente
percorribili, con condizioni metereologiche spesso avverse e in assenza della
visibilità tra punto noto di stazione e punto misurato, è risultata
indispensabile per l’esecuzione di misurazioni altrimenti non effettuabili con
strumentazione classica. La strumentazione impiegata, di proprietà di istituti
universitari, rappresenta quanto di meglio attualmente disponibile in campo
tecnologico. In particolare nella spedizione del 1999 sono stati per la prima
volta impiegati modem radio in modalità “ripetitore”. Questa esperienza,
sperimentata in anteprima italiana dal nostro gruppo di ricerca, è ora in via
di larga diffusione e viene sempre più spesso presentata dalle ditte che
commercializzano GPS, come una soluzione innovativa e ideale per applicazioni
di RTK.
RISORSE DA DEDICARE ALLA RICERCA
Le ricerche qui descritte richiedono delle risorse economiche ed umane di notevole impegno. Negli anni passati le ricerche si sono basate essenzialmente su storni da altri fondi ricerca (in particolare dell’Università di Brescia), grazie all’impegno economico di singoli e al contributo di alcune sedi Universitarie. Per il futuro si punta a coprire o costi grazie al contributo di sponsor e al pagamento delle spese di viaggio da parte del programma Ev-K2-CNR. Si punta a diminuire il più possibile il carico di spese delle spedizioni su altre ricerche, seguendo l’impostazione che una ricerca per avere futuro deve anche essere in grado di sostenersi economicamente.
LE RISORSE UMANE
Storicamente le risorse umane che si sono dedicate
all’esecuzione pratica delle ricerche sul campo, sempre con la presenza di
Vassena, sono state costituite da un gruppo affiatato di giovani alpinisti,
laureati o neolaureati in ingegneria, che negli anni hanno messo a disposizione
il proprio tempo non solo per la realizzazione delle misure, ma anche nella
partecipazione attiva alla preparazione delle spedizioni in Italia e alla
successiva organizzazione di presentazioni di divulgazione delle attività
realizzate. I singoli hanno anche messo a disposizione risorse economiche
personali.
Questo insieme di amicizia, competenza e passione per la
montagna, preparazione tecnica ed ingegneristica, hanno permesso di comporre
negli anni un gruppo di ricerca sul campo assolutamente unico, che ha in
generale stupito per efficienza, dedizione al lavoro, capacità organizzative,
tutti coloro che ne hanno avuto a che fare. Anche quest’anno il “cuore”
operativo della spedizione sarà composto da componenti di questo gruppo.
Dall’inizio dell’anno 2000, presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di
Brescia, è stato assunto con assegno di ricerca, un giovane ingegnere
specializzato in applicazioni avanzate GPS. Uno dei suoi compiti sarà la
gestione ed elaborazione dei dati rilevati e acquisiti negli anni dalle
spedizioni. Per la definizione degli obiettivi e per la successiva
interpretazione dei dati è sempre stata eseguita in collaborazione con il Prof.
Claudio Smiraglia, ispiratore delle prime due spedizioni. Presso la sede
dell’Università di Brescia è inoltre presente l’ing. Alberto Arenghi, gestore
del sito Web della spedizione.
LE
ISTITUZIONI UNIVERSITARIE
La spedizione del 1999 ha visto la diretta partecipazione all’organizzazione di ben tre sedi universitarie. La Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia, il Comitato Sportivo del Politecnico di Milano e la Facoltà di Ingegneria di Lecco del Politecnico di Milano, sono intervenute o con finanziamenti o con la messa a disposizione di strumentazione topografica.
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07. TEAM
SCIENTIFICO |
Responsabile ricerca
Nome Giorgio Paolo Maria Cognone
Vassena
Qualifica Ricercatore confermato
Ricercatori –
collaboratori
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Nome |
Cognone |
Istituzione di
appartenenza |
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Claudio |
Smiraglia |
Università di Milano – Dipartimento di Scienze della Terra |
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Alberto |
Giussani |
Politecnico di Milano – Facoltà di Ingegneria di Lecco |
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Carlo |
Lanzi |
Università di Brescia |
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Alessandra |
Colombo |
Politecnico di Milano – Facoltà di Ingegneria di Lecco |
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Matteo |
Sgrenzaroli |
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Roberto |
Sgrenzaroli |
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Ruggero |
Bontempi |
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Stefano |
Capitanio |
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Gaetano |
Carcano |
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Giacomo |
Casartelli |
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|
Matteo |
Ghidoli |
|
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Simone |
Radovan |
Politecnico di Milano |
Ricercatori –
collaboratori sul campo (Ghiacciaio Changri Nup e Piramide)
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Nome |
Cognone |
Istituzione di
appartenenza |
|
Giorgio |
Vassena |
Università di Brescia |
|
Giovanni |
Carcano |
Poitecnico di Milano |
|
Marco |
Turrini |
Politecnico di Milano |
|
Alberto |
DaPra |
TXT s.r.l. |
|
Matteo |
Ghidoli |
TXT s.r.l. |
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09. BIBLIOGRAFIA |
PUBBLICAZIONI
SCIENTIFICHE
1. Smiraglia C. & Vassena G. “L’impiego di strumentazione satellitare
GPS in modalità RTK, per il calcolo delle variazioni di massa dei ghiacciai” in
via di pubblicazione sugli atti del: COMITATO
GLACIOLOGICO ITALIANO - 8° Convegno Glaciologico Italiano - Risposta dei
ghiacciai alpini ai cambiamenti
climatici, Bormio 9-12
settembre 1999
PRESENTAZIONI
PUBBLICHE
1. Marzo 1999 – Politecnico di Milano - Facoltà di Ingegneria – Presentazione pubblica dei risultati scientifici ottenuti dalla Changri Nup Glacier Monitoring Expedition.
2. Aprile 1999 – Università degli Studi di Brescia – Presentazione pubblica dei risultati scientifici ottenuti dalla Changri Nup Glacier Monitoring Expedition.
3.
Giacomo Casartelli, Gaetano Carcano, Claudio Smiraglia,
Matteo Sgrenzaroli, Roberto Sgrenzaroli, Giorgio Vassena Advanced GPS techniques applied to glacier monitoring. The experience on Changri Nup Glacier –
Relazione presentata al :3rd Alpine Glaciology Meeting (AGM) - 2nd Alpine
Glaciology Meeting, Innsbruck, February 25 - 26, 1999.
Redatto da Ing. Giorgio Vassena Brescia,
21.01.2000
IL DIARIO DELLA SPEDIZIONE DEL 2000
(Tutti i messaggi sono inviati grazie alla società SARTELCO di Vimercate che ha gentilmente messo a disposizione il terminale satellitare per le comunicazioni via INTERNET)
... finalmente partiti! Nonostante il pesante cargo pieno
zeppo di materiale scientifico e di attrezzatura alpinistica inviato in
anticipo a Kathmandu nei giorni scorsi, ci siamo trovati a Malpensa con un
pesante sovrappeso... ben 92 Kg !
Il gruppo è abbastanza vario: Giorgio Vassena
capospedizione dell'Università di Brescia e del Polo di Lecco del Politecnico di Milano, è alla sua
terza spedizione scientifica del ciclo Changri Nup. Giovanni Carcano, studente
alla Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, esperto alpinista,
fratello di Gaetano, membro e organizzatore della prima spedizione Changri Nup
del 1998. Matteo Beretta, forte alpinista (è sua la recente decima ripetizione
della via Casarotto alle Pale di San Lucano, in compagnia di Matteo
Sgrenzaroli, membro della prima spedizione Changri Nup).
Emanuele Balossi, neolaureato in ingegneria civile al
Polo di Lecco del Politecnico di Milano, valente alpinista, sarà anch'egli di
supporto nelle misurazioni GPS sul ghiacciaio, e inoltre supporterà Andrea
Zerboni, tesista del Dipartimento
di Scienze della Terra dell'Università di Milano, nelle misurazioni prettamente
a carattere glaciologico.
Vassena, Carcano, Beretta e Balossi si occuperanno
principalmente delle misurazioni GPS sui ghiacciai Changri Nup e Chola. Matteo
Ghidoli e Dino Luzzato, ingegneri della società di software TXT e-solutions, si
muoverano insieme alla spedizione fino alla Piramide del progetto Ev-K2-CNR,
con il principale scopo di pianificare lo sviluppo di un sistema informativo
territoriale (GIS) che dovrà gestire i dati registrati dai ricercatori che
effettuano studi nel Parco Nazionale Sagarmatha. Dopo circa 10 ore di viaggio
il gruppo è giunto a Kathmandu accolto, con la classica ghirlanda di fiori, dal
personale della Cho-Oyu Trekking, l'agenzia che ha organizzato il trekking di
avvicinamento in alta quota lungo il Parco Nazionale Sagarmatha (nome nepalese
per il monte Everest) e gestirà gli aspetti logistici e organizzativi dei campi
in quota sui ghiacciai. "Ed eccoci tutti a bordo di un poco rassicurante
pulmino, stracarico di nostri bagagli. Clima afoso, sporcizia, puzza di smog,
continuo rumore di clacson ! Kathmandu non sembra proprio così accogliente !
L'albergo sembra un'isola di tranquillità. Harati Hotel, proprio in prossimità
di Tamel, il quartiere "turistico" della capitale nepalese. Comunque
siamo alle solite ! Come gli anni precedenti manca un bagaglio. Lo zaino di Matteo
Beretta, pieno zeppo di materiale alpinistico, imbrago, casco, friend,
moschettoni.... i prossimi giorni
vedremo se il bagaglio sarà rintracciato. Ed ecco una nuova notizia !
L'aeroporto di Lukla, dove dovremo recarci con un volo interno dopodomani è
attualmente chiuso per manutenzione. Si parla di una probabile riapertura il 16
o il 17. Forse ci toccherà passare una giornata in più in città!
Il gruppo è ben affiatato, anche se alcune persone è la
prima volta che si conoscono. Un buon pranzetto basato su una bella bistecca di
bufalo e accompagnato da una fresca birra (la scelta è tra San Miguel e
Tubourg) è sicuramente ciò che ci vuole prima di pianificare il lavoro dei
prossimi giorni. Giunge ora una telefonata, c'e' qualche problema per l'invio
dei nostri tre bauli pieni zeppi di materiale (in gergo tecnico Flight Cases) a
Namche Bazar, in un punto avanzato del trekking d'alta quota. Comincia il
lavoro, e dunque anche il divertimento perchè, diciamolo pure, dopo mezza
giornata a Kathamandu eravamo già stanchi e un po' annoiati. Domani mattina, 15
settembre, ci tocca una sveglia presto presto, alle 4.30 per verificare il
materiale da spedire via elicottero a Namche Bazar.
Saluti da Kathamandu.
Oggi è stata una giornata sicuramente piena... nessun
problema di noia ! Alle ore 4.15 di mattina suona la sveglia per Matteo,
Giorgio e Giovanni. Si deve andare a verificare il materiale spedito in
anticipo dall'Italia che erroneamente è stato imballato con il materiale di
altri ricercatori. Alle 6.30 parte l'elicottero che porterà il materiale a
Namche Bazar e quindi con i portatori al laboratorio Piramide posto a 5050
metri. Il materiale va riconosciuto e diviso prima.
Fortunatamente il taxista si fa trovare in orario di
fronte all'albergo, un bel buissness poter portare degli occidentali! Alle 6.30
si finisce con il materiale, e via veloci all'aeroporto, per vedere se è stato
rintracciato il materiale alpinistico di Matteo. Si, fortunatamente lo
individuiamo in una montagna di bagagli. Anche questa a posto !
Viaggiare nel traffico caotico di Kathmandu, stanchi,
assonnati è assolutamente stressante. "Basta con il clacson" sbotta
Giovanni. In tarda mattinata il primo incontro "istituizionale". Dobbiamo
presentare le nostre credenziali al direttore del RONAST, il Royal Nepal
Academy of Science and Technology, che congiuntamente al CNR italiano gestisce
il laboratorio di ricerca d'alta
quota Piramide, punto d'appoggio per le nostre ricerche, posizionato a fianco
della imponente morena del ghiacciaio di Khumbu che scende dalla cima
imbiancata del monte Everest, il tetto del mondo.
Pomeriggio Giorgio incontra il responsabile della agenzia
di trekking Cho-Oyu, per l'anticipo di pagamento e per definire con certezza la
data della partenza da Kathmandu. C'e infatti un cambiamento ! L'aeroporto in
terra battuta di Lukla, punto di arrivo degli aerei da Kathmandu e punto di
partenza per il trekking del monte Everest è chiuso per manutenzione. Il 16
dovranno fare il collaudo. Inoltre
il monsone è ancora in pieno vigore e dunque gli aerei non riescono ad
atterrare. Si decide di partire via terra con un pullman per Jiri, a metà
strada tra la capitale nepalese e Lukla. Da lì domani prenderemo un elicottero
per Syangbuche, in prossimità di
Namche Bazar. Programma un po' cambiato.
Il pomeriggio lo dedichiamo ad un pò di turismo ma
sopratutto a scrivere i dispacci, a definire le ultime questioni tecniche con
l'Italia, a preparare tutto il materiale tecnico, le cavetterie, i ricevitori
GPS,... insomma a preparare ed inballare tutto. Da dopodomani potremmo ad
esempio non avere più a disposizione la corrente elettrica a 220 volt per
alimentare la strumentazione e dovremo ricorrere a batterie al Ni-Cd a 12 volt.
Ore 10.30 finalmente abbandoniamo Kathmandu. Obiettivo Jiri. Il percorso del pulmino prevede il superamento di due passi con una strada immersa in una ricchissima vegetazione.

Il monsone ricopre tutto con uno spesso strato di nubi e
ci immergiamo anche in una fitta nebbia quando superiamo un passo a quota di
2700 metri. La strada è ad unica corsia e l'incontro con altri autobus che
trasportano numerose persone dirette alla capitale è spesso origine di
problemi.
Ad un certo punto la strada risulta bloccata da alcuni autobus fermi. Un autista è stato colpito, mentre era alla guida, da un sasso scagliato da uno sconosciuto. Il clima è molto teso, con discussioni accese tra i presenti. Noi rimaniamo fuori dalla mischia, ovviamente, e cogliamo l'occasione per sfidare a calcio alcuni bimbi del paese. Italia-Nepal 3-2. Vi inviamo anche una foto di alcune bimbe. Bellissime.

Bimbe incontrate lungo il
percorso tra Kathmandu e Jiri
In nottata arriviamo finalmente a Jiri. 10 ore di pullman e domani finalmente si parte per la valle di Khumbu.
Jiri-Namche Bazar - 3400 metri -
17 settembre 2000
Ieri sera, arrivati a Jiri avevamo chiesto: Non è che
domani dobbiamo volare a Namche Bazar con gli elicotteri. Giorgio, chiedendo
ciò pensava di dire una batutta di spirito, essendo già qualche anno che questi
vecchi mastodonti sono bloccati a terra all'aeroporto di Kathmandu. Certo,
voliamo con un elicottero russo, risponde Passang, il nostro forte
accompagnatore Sherpa. Questa mattina, alle 5.00 ci svegliamo e consegniamo il
bagaglio a Passang. Dopo una rapida
colazione ci troviamo sull'elicottero. E' un monopala di dimensioni gigantesche
e nel suo ventre accoglie tutti noi, Passang e i due aiuti cuoco che ai campi
sul ghiacciaio dovranno provvedere alla preparazione del nostro cibo.

L’elicottero di
fabbricazione russa che ci porta da Jiri a Namche Bazar.
La foto mostra la partenza
da Jiri.
Lo spazio per le persone è proprio minimo, in quanto
tutto è stipato di materiale, in particolare di travi e assi di legno, indispensabili per le costruzioni di Namche.
L'elicottero parte e in breve tempo ci porta appena sopra Namche Bazar a 3600 metri di quota. Un bel salto.

Scesi a Namche, dedichiamo tutta la giornata al riposo.
Più si va avanti più diventerà difficile avere una buona notte di riposo. La
quota non perdona ! Il tempo è pessimo ! Peggio di così non si può pensare.
Nubi basse e pioggia intensa, dalle 14 del pomeriggio. Dire che il monsone
tarda a ritirarsi è un pò ridicolo. In realtà è ancora vivo e ben attivo e speriamo
che ciò non ci complichi le operazioni di misura in alta quota. Se si trova
neve alta sul ghiacciaio può diventare impossibile effettuare le misurazioni
con GPS.
Saluti da Namche Bazar.
Saluti a tutti o meglio,..... Namste come si usa dire qui
in Nepal. Oggi giornata dedicata all' acclimatamento, qui a Namche. Stiamo
tutti abbastanza bene, diciamo abbastanza in quanto qualche problema
intestinale comincia a manifestarsi in qualcuno. La mattina ce la prendiamo con
comodo.

Saliamo alla collina che sovrasta l'affascinante conca di
Namche. Da lì sappiamo che dovrebbe essere possibile contattare via radio
Giampietro Verza, del laboratorio Piramide, a 2 giorni di cammino da noi. E'
inoltre l'occasione di verificare se i “settagli” delle radioricetrasmittenti
sono in grado di utilizzare il ponte radio attivo in quota. Ore 10.30, contatto
radio con Giampietro che ci informa sulle sue attività in quota dove sta
montando una nuova stazione climatica. Tutto bene. A mezzogiorno siamo
nuovamente al lodge e dopopranzo ci muoviamo sulle colline per provare il
funzionamento dei ricevitori GPS. Tutto bene, anche se il tempo è un pò
inclemente. In mattinata, uno squarcio di bel tempo ci aveva permesso di
osservare la cima imbiancata del Monte Thamserku che imponente domina la valle,
ma già alle 14.00 forti scrosci di pioggia hanno bagnato Namche. Il lodge è
veramente accogliente e questa sera festeggiamo con una gustosa torta al
cioccolato il compleanno di Matteo Ghidoli. Domani alle 7 partiremo per
Tiemboche.

Da sinistra Matteo Ghidoli, Dino Luzzato, Passang, Giovanni Carcano, Emanuele Balossi e la figlia del gestore del lodge
Tiemboche - 3840 metri - 19
settembre 2000
Dopo un giorno di acclimatamento finalmente ci muoviamo
da Namche. Il nostro Sardar si è dato da fare per organizzare i trasporti del
nostro materiale verso il laboratorio Piramide. Abbiamo con noi ben 493 Kg di materiale
e non è semplice organizzare il trasporto via animale da soma (cioè lo Yak) e i
portatori. Siamo abbastanza in anticipo rispetto alla classica stagione
turistica e non è semplice trovare portatori. Ogni portatore viene caricato di
circa 40 kg di materiale, che viene trasportato con una gerla di vimini che
"sforza" sulla fronte e non sulle spalle, come siamo abituati a
vedere nelle nostre valli alpine. Il vestiario dei portatori e tanto essenziale
da stupirci. Un paio di infradito, una maglietta di cotone e l'abbigliamento
"d'alta quota" è pronto.

La stupenda cima imbiancata del monte Thamserku. Dopo Namche sulla via per Thiemboche.
L'avvicinamento verso Tiemboche si svolge lentamente, e
anche il nostro gruppo si sgrana a seconda del passo dei singoli. Giungiamo
tutti a Tiemboche nel primo pomeriggio re alloggiamo in un confortevole lodge
con vista sul monastero più famoso della valle (purtroppo bruciato qualche anno fa e ora ricostruito con i
fondi dell'UNESCO). La valle è ricca di vegetazione, di paesi abitati e di
coltivazioni, al contrario di
come si potrebbe pensare di zone posizionate a quote
superiore a 3000 metri sul livello del mare. Osservando il paesaggio ci viene
in mente il nostro progetto di ricerca che unisce l'Università di Brescia, TXT
e-solutions e il Polo di Lecco del Politecnico di Milano, e cioè la costruzione
di un SIstema Informativo Territoriale che basandosi su una cartografia della
valle permette di gestire le informazioni di uso del suolo, ambiente,
conservazione del territorio.


Considerando che nel Parco Nazionale Sagarmatha accorrono
ogni anno circa 20000 turisti, è immediata la domanda di come possa questo
fragile ecosistema reggere l'urto di tanto turismo. Ci colpiscono, ad esempio,
le cataste di legna che vengono utilizzate per scaldare gli alloggi e per le
operazioni di cucina dei lodge della valle. Uno studio riguardante il turismo
sostenibile nella zona potrebbe essere di grande aiuto. Non tutto fila liscio.
In serata un paio di portatori esagerano un pò con l'alcool e si rischia la
rissa nel locale cucina, dove i portatori consumano la loro cena. Con la grappa
di riso non si scherza !
In mattinata siamo dunque con due portatori in meno, mandati via dal nostro Sardar. Povero Passang, ora deve risolvere anche questo problema. Uno di noi ha un po' di mal di gola, assolutamente nulla di grave, ma preferiamo comunque che rimanga un giorno a riposare al caldo a Tiemboche invece che proseguire verso l'alta quota. Rimane con lui uno di noi per compagnia. Lasciamo anche un po' di medicinali e una radio con batterie di riserva. In serata continuiamo le prove con i ricevitori GPS e si addensano i contatto via radio con la Piramide. Definiamo con regolarità contatti radio con Giampietro Verza, responsabile del progetto Ev-K2-CNR in alta quota; da ora in poi, ovunque saremo, non saremo mai soli e ciò dà una certa sicurezza.
Periche - 4200 metri - 20
settembre 2000
Ore 7.00 sveglia, si deve partire per Periche e si devono
caricare presto i portatori perché non arrivino poi in ritardo a destinazione.
Due di noi, come previsto, rimangono al lodge, anche se "il malato"
sembra oramai rimesso. Prima della partenza dobbiamo mettere a posto il
bagaglio tecnico. Un contenitore di vernice rossa è esploso: troppa pressione
interna e troppo poca pressione esterna. Eravamo preparati e la latta era ben
imballata. Ma tutto va sistemato. Partiamo e ci troviamo immersi in un ambiente
affascinante. Il sentiero è deserto, non ci sono ancora turisti ! Si cammina
all'interno di una ricca boscaglia e ogni tanto si scorgono in lontananza
alcune cime imbiancate. Non ci sono cime "normali". Alla sinistra
spunta dalle nubi la cima del monte Everest, sulla destra l'impressionante
parete sud del Lothse. In alto domina la stupenda piramide dell'Ama Dablam che
quest'anno sarà nuovamente scalata da Walter Bonatti.
Lentamente per rispettare le buone regole
dell'acclimatamento ci alziamo di quota. Visitiamo il monastero di Pangboche,
attorniato da campi coltivati affollati da contadini intenti alla raccolta
delle patate. Una strana convinzione che le foto fatte dai turisti alle persone
vengano poi vendute a fini commerciali, fa si che la popolazione sia restia a
farsi fotografare. Peccato perché certi volti di bimbi sono indimenticabili con
quelle particolari e buffe gote rosse.
Siamo a Periche, una valle glaciale impressionante. Siamo a 4200 metri di quota e ci domina una morena di 400 metri di altezza !!! Il tempo è piovoso, nubi basse e fresco. C'è comunque da lavorare. Alcuni connettori che alimentano uno dei due computer portati al nostro seguito si sono rotti e devono essere riparati. Le notizie dalla Piramide sono buone. Stanno lavorando duro all'istallazione di una stazione metereologica e noi non vediamo l'ora di essere ugualmente operativi. CI preoccupa un pò l'organizzazione dei campi sul ghiacciaio Chola. Nessuno di noi conosce o ha mai visto il ghiacciaio. Dovremo pianificare almeno una giornata di perlustrazione per decidere come organizzare il lavoro sul ghiacciaio ed in particolare dove posizionare il campo in modo che sia sicuro, ben avvicinabile dai portatori, con poco dislivello da coprire. In serata arriva una comunicazione da Giampietro. Una spedizione slovena all'Everest ha rotto il saturimetro, cioè quello strumento che misura la densità dell'ossigeno nel sangue, importante per individuare i primi sintomi di mal di montagna. Domani mattina, prima di partire per la Piramide, dovremo recuperare lo strumento alla postazione ospedaliera che ha sede qui a Periche. Cominciamo ad entrare nel bello anche se con un pò di fatica. A presto e continuate a seguirci.
I membri della spedizione Changri Nup Expedition 2000
Piramide CNR Quota 5050 metri
La serata a Periche è trascorsa veloce. Al lodge ci sono
altri ospiti: una troupe televisiva svedese, che sta realizzando un
documentario sulla cultura e vita nepalese e alcuni ricercatori, anche essi
svedesi, che stanno effettuando degli studi di trasmissione di dati via
satellite. Ci si scambia esperienze, progetti, impressioni. Tutti sono molto
curiosi dell' attività altrui. La valle dell'Everest è sempre più un
laboratorio per ricercatori. Spieghiamo un pò a riguardo dei nostri progetti di
ricerca, i risultati delle misure glaciologiche effettuate negli anni
precedenti, le metodologie GPS da noi impiegate, i progetti futuri di creazione
di un sistema informativo per il Parco Nazionale Sagarmatha. Stentano un po' a
credere che la prima spedizione del 1998, da dove è cominciata la serie delle
Changri Nup Expedition, abbia avuto origine da 5 amici che si sono autotassati
e di propria iniziativa hanno organizzato una spedizione scientifica di buon
livello scientifico e di grandi difficoltà logistiche. La mattina come sempre,
sveglia alle 7.00 e via veloci a preparare bagagli e strumentazione per i
portatori. La valle è stupenda, anche se le nubi basse non permettono di vedere
le cime circostanti.
Si avanza lentamente lungo la valle, oggi è prevista una tappa
decisamente dura. 800 metri di dislivello; partenza da 4200 metri e arrivo a
5050 metri. Giù a Thiemboche tutto bene. All'appuntamento via radio delle ore
8.00 ci sentiamo con Giampietro Verza del laboratorio Piramide e con chi non
stava troppo bene. Il mal di gola e la leggere febbre sembrano decisamente
passati e dunque anche il gruppo che per precauzione aveva effettuato una
ulteriore tappa di acclimatamento a Thiemboche parte alla volta di Periche.
Anche se il malanno era veramente leggero, a queste quote è sempre meglio
essere prudenti !
Il resto del gruppo avanza lungo la salita, sempre alla
spicciolata. Ognuno procede con il proprio passo. A quota 4800 metri circa si
incontra il "cimitero sherpa", dove su un promontorio dominato dalla
piramide dell'Ama Dablam, vengono costruiti dei cippi in pietra, qui chiamati
Stupa, in memoria dei portatori di popolazione Sherpa morti durante il lavoro
di supporto alle spedizioni alpinistiche che negli anni si sono succedute da
queste parti. Passang, il nostro Sardar, ci informa che ben 260 sherpa sono
morti negli ultimi 50 anni durante le varie spedizioni. Un numero
impressionante.
Verso le 13.40 arriviamo in Piramide. Giampietro, via
radio aveva già richiesto il menù per mezzogiorno. Spaghetti al pomodoro e parmigiano.
Non sembra vero di poter assaggiare un cibo dal lontano ricordo italiano. Siamo
un po' stanchi di vivere di toast al formaggio, patate bollite, zuppe e brodi
(gli unici cibi che sembrano essere ben sopportati dal nostro fisico
occidentale). Conosciamo Massimo, ricercatore della Epson Meteo, che sta
lavorando all'installazione di una stazione metereologica in prossimità del
laboratorio Piramide. Giorgio e Massimo si scambiano un po' di impressioni e di
idee su come portare avanti la ricerca a queste quote. Quanti problemi e
difficoltà, ma anche quante soddisfazioni !
Poi nel primo pomeriggio tutti a riposare nelle stanze
dell'8000 Inn, il lodge adiacente alla Piramide.
Abbiamo un po' tutti un po' di mal di testa per la quota,
ma niente di grave, giusto un po' di fastidio. Vedremo come passeremo la notte
! Alle 19.00 è prevista la cena e poi domani e dopodomani due giornate di duro
lavoro, da dedicare alla preparazione di tutto il materiale scientifico
(computer, pannelli solari, ricevitori GPS, caricabatterie, telefono
satellitare, ecc ) e logistico tende, vettovaglie, materiale alpinistico... per
i campi da posizionare sul ghiacciaio.
Arrivederci a domani dal laboratorio Piramide!
Finalmente oggi la sveglia è più tardi ! Non dobbiamo più
pensare a portatori, bagagli e al cammino da percorrere. La giornata è stupenda
! Un cielo terso con le montagne imbiancate che si stagliano nel loro biancore
rende tutto come una favola ! Possibile ? Fino a ieri era ovunque nebbia e
pioggia ed ora il sole ? Il monsone è pur un soggetto lunatico....
Qualcuno di noi corre sulla collina che sovrasta la Piramide a scattare le foto di Everest e Lotze, qualcun altro, un po' più provato dalla prima notte in quota si limita a salire la collinetta di fronte alla Piramide, da dove comunque si gode di un magnifico primo piano del monte Pumori. Oggi giornata di lavoro per il gruppo dei misuratori GPS. Dopodomani si deve partire per il campo sul ghiacciaio Chola, si deve disinballare, organizzare e ri-inballare per il trasporto mezza tonnellata di materiale scientifico ed alpinistico! Ci rimbocchiamo dunque le maniche. Intanto da valle giungono ottime notizie. I due amici che si erano attardati per una lieve indisposizione stanno salendo alla Piramide da Periche e nel primo pomeriggio saranno tra noi. Sono infatti le 14.30 ed eccoli arrivare! Un breve saluto e si torna al lavoro. Giampietro ci aiuta a mettere sotto carica gli accumulatori da portare sul ghiacciaio e a "sistemare" alcuni connettori che non vogliono sapere di fare il loro dovere. L' "8000 Inn", il lodge che ci ospita, affiancato al laboratorio Piramide, non eccelle per la qualità della cucina. Decidiamo di limitarci a pranzare e cenare a base di pastasciutta al pomodoro, patate bollite e toast al formaggio. Qualche ardito si arrischia a "gustare" i cheese rool (rotoli fritti al formaggio) e la pizza al formaggio. Vedremo come passerà la nottata !! Dopo cena continuiamo il lavoro in Piramide, ma il freddo pungente ci obbliga ad una rapida ritirata nell'altrettanto freddo lodge (ma almeno qui, in stanza, abbiamo i sacchi a pelo). Qualcuno va direttamente a letto (ad imbustarsi nel gergo che ci siamo creati) altri rimangono a parlare un po' con Giampietro che racconta delle sue scalate Himalyane. Everest, Pumori, K2... niente male !
Piramide CNR - 5050 metri - 23
settembre 2000
Per qualcuno oggi è la seconda giornata in Piramide, e
nonostante ciò i malanni di alta quota si fanno sentire. Niente di grave ma il
mal di testa è assai diffuso. Usciti dal lodge incontriamo immediatamente
Passang con i portatori. Stanno aspettando il carico da portare verso il Chola.
Pur essendo ben in 7, il materiale è talmente tanto da richiedere almeno due
viaggi. Carichiamo i portatori con
treppiedi topografici, batterie, tende e con tutto il vettovagliamento per il
nostro mantenimento sul campo.
Quindi passiamo la giornata a provare i ricevitori GPS, a verificare il
funzionamento della cavetteria, a provare il buon funzionamento dei pannelli
solari che ci daranno energia. La giornata scorre veloce, con un intermezzo di
un collegamento in videoconferenza con l'Italia, tramite il quale siamo
intervistati circa le nostre ricerche qui in Himalaya.
Domani il gruppo dunque si dividerà. Tre di noi, Giorgio,
Matteo Beretta e Giovanni si recheranno sul ghiacciaio Chola, mentre Andrea,
Emanuele, Matteo Ghidoli e Dino andranno al campo 1 del Pumori, a quota 5800
metri.
Finalmente oggi si parte per il ghiacciaio. Matteo
Beretta, Giovanni e Giorgio ci alziamo alle 6.00 per essere pronti a partire
presto con i portatori e posizionare il campo sul ghiacciao Chola. Alle 5.00,
ancora più presto, Matteo Ghidoli, Emanuele, Andrea, Dino, Massimo (metereologo
di Epson Meteo) e Giampietro erano partiti per il 1° campo del Monte Pumori
(5800 metri). I due gruppi si sentono durante il cammino. La giornata è
splendida ! Giampietro e gli altri sono entusiasti. Giornata ideale ci comunica
Verza. Anche noi troviamo un tempo stupendo. Vediamo dall'alto la valle di
Periche dominata dall'Ama Dablam. Quando arriviamo in vista dello stupendo
ghiacciaio Chola, sovrastato da una verticalissima parete rispetto alla quale
la nord del Gran Zebrù può essere considerata come dice Matteo una "big
wall effimera", i portatori cominciano a rumoreggiare. Non gli va tanto a
genio l'idea di arrampicarsi per detriti con 30 Kg sulle spalle ! Noi ci
sparpagliamo per il ghiacciaio, con Passang, alla ricerca di un luogo adatto a
posizionare il campo di tende. L'impresa si dimostra assai ardua e alla fine
decidiamo di spianare alcuni
piccoli terrazzi sassosi. Non è il massimo della comodità ma... è l'unica
possibilità. Appena arrivano i portatori diventiamo operativi. Matteo e Giorgio
cominciano la materializzazione di un vertice topografico su un grosso masso
appena al di fuori del ghiacciaio, in una posizione dominante il lago Chola.
Giovanni si attiva per il collegamento dei pannelli solari alle batterie.
Quindi montiamo le tende e posizioniamo il treppiede topografico in
corrispondenza del vertice topografico che servirà nei
prossimi giorni come riferimento per le misure
topografiche. Intanto dal Pumori giungono buone notizie. Giampietro e altri due
del gruppo sono giunti al campo in quota. Gli altri hanno abbandonato, ma va
bene così ! Scende la sera e ci troviamo nella tenda adibita a mensa e deposito
materiali. Il campo è costituito da una tenda d''alta quota per dormire (in tre
siamo un po' stretti ma così ci teniamo caldo), una tenda mensa e deposito
materiali; un po' più lontano, dove i massi lo permettono, una tenda per il
portatori e una piccola tenda cucina. Passang ci tratta come dei signori. Ci
continua ad offrire thè caldo e caffè ! Ogni tanto lo sguardo cade sul
ghiacciaio che ci attornia. Stiamo pianificando le campagne di misura. Siamo
proprio curiosi ! Chissà quale è la velocità di scorrimento verso valle di
questo gigante di ghiaccio e detrito ? Fino a dove potremo giungere in alto,
rimanendo in sicurezza ? Sembra infatti che la parte superiore del ghiacciaio,
non coperta da detrito, sia troppo a ridosso dell'imponente parete verticale di
più di 1000 metri, completamente gonfia di neve. E' dunque probabile che non ci
recheremo fino a là per ovvi motivi di sicurezza.
Si sta facendo buio. Sono le 18.30 e Passang arriva con
la cena pronta. Nel dopocena una bella cantata ci aiuta a riscaldarci e quindi
tutti nel sacco a pelo. Il materiale per il lavoro di domani è già pronto. Dei
sette portatori a nostra disposizione, 4 sono tornati alla Piramide. Di quelli
rimasti al campo, due domani si muoveranno con noi sul ghiacciaio, mentre uno
rimarrà al campo, a disposizione, nel caso ci fosse qualche inconveniente
tecnico e fosse necessario trasportare dal campo materiale di riserva.
A domani I
membri della Changri Nup Glacier Monitoring Expedition 2000
Oggi è stata la prima giornata di misure. La notte è
trascorsa bene, anche se abbiamo fatto un po' di fatica ad addormentarci.
Trovarsi a 4400 metri di quota ci sembra uno scherzo, dopo due giornate passate
a 5000 metri.
Il nostro Sardar, Passang, di cui vi abbiamo già parlato
ci tratta proprio come dei signori. Acqua tiepida per lavarci le mani prima di
cena, con asciugamani e sapone. Ci fa piacere in particolare che durante il
percorso di avvicinamento sia stato attento alle nostre abitudini alimentari,
ed ora, in mezzo al ghiacciaio, ci propone le medesime pietanze di cui eravamo
golosi nei lodge. In particolare sta evitando i classici cibi nepalesi a base
di spezie, cipolle ed aglio, il che non è poco. Appena alzati, dopo la
colazione, abbiamo immediatamente provveduto ad attivare la misurazione presso
il vertice fisso materializzato ieri sera. Ricevitore, pannelli solari,
controller dei pannelli solari, tiranti per evitare che il vento ribalti
l'antenna. Intanto dalla Piramide Giampietro ci comunica che alle ore 8.00 ha
provveduto ad attivare l'acqusizione del ricevitore GPS posizionato in
prossimità del laboratorio Piramide.
Partiamo dunque per il ghiacciaio. Abbiamo deciso di
misurare tre profili altimetrici della parte detritica e di misurare in
corrispondenza di queste sezioni la posizione di alcuni punti, in modo da poter
determinare nel tempo la velocità di scorrimento verso valle della massa
ghiacciata coperta da detrito. Per misurare la velocità di scorrimento, scegliamo alcuni massi detritici posti
sul ghiacciaio. In corrispondenza di questi massi, inseriamo dei chiodi che
materializzano con precisione il punto di misura. Nei prossimi anni torneremo
su questi punti, misurando dunque con precisione centimetrica lo spostamento
verso valle. Il tempo, in mattinata, è sereno, pur facendo abbastanza fresco e
per le tre del pomeriggio abbiamo misurato un intero profilo e misurato tre
vertici di velocità. Il tempo è rapidamente peggiorato ed ora fa anche freddo.
Il vento spazza il ghiacciaio e la nebbia si abbassa. Dobbiamo prestare ai
nostri portatori i pile che portiamo d'emergenza nei nostri zaini. Il
ghiacciaio è assai meno ampio del Changri Nup, dove dovremo recarci tra quattro
giorni, ma forse per questo motivo è più semplice imbrigliarlo nelle nostre
misurazioni. Prima di sera
posizioniamo un ulteriore vertice di velocità in prossimità del campo base, su
un gigantesco masso che galleggia sul ghiaccio sottostante. Ora il freddo è
pungente e consumiamo la nostra cena nella tenda mensa. La nebbia e la
posizione del campo, che risulta coperto da imponenti cime, non facilita il
lavoro dei pannelli solare che non stanno facendo del tutto il loro dovere.
Domani Giampietro ci invierà dalla Piramide un ulteriore pannello, in supporto
ai 6 già attivi qui al campo. Sono le 17.30, siamo nella tenda illuminata dalle
candele. E' ora di andare a riposare.. A domani
Nella tenda di notte si sta veramente bene! Tre persone
vicine riescono a scaldare a sufficienza l'interno e i sacchi a pelo in piumino
sono forse un po' troppo caldi. Questa mattina la colazione è a base di thè
caldo, latte caldo, cioccolata. Toast caldi, frittata, muesli con latte. Oggi
partiamo per la parte alta del ghiacciaio. Ci avviciniamo fino a circa 600
metri dalla parete, oltre sarebbe troppo pericoloso. Per alzarci verso la parte
alta seguiamo il profilo superiore della morena. Matteo ci precede in
particolare per verificare la possibilità di scendere dalla morena sulla
superficie del ghiacciaio coperto da detrito. La zona di ghiacciaio dove decidiamo
di operare ha una larghezza di circa 500
metri. In questa zona materializziamo 5 punti di misurazione della
velocità di scorrimento del ghiacciaio. La zona sembra ancora abbastanza attiva
! L'anno prossimo sapremo la velocità di scorrimento annuale. La zona in cui
operiamo risulta spesso in ombra a causa della parete sovrastante o per le nubi
che si addensano intorno alla cima. C'è inoltre spesso un forte vento. Buffo !
Tutto attorno il sole e noi al freddo ! I portatori sono spesso percorsi da
brividi di freddo e dunque li vestiamo con i nostri pile. Abbiamo già fatto
notare a Passang che il vestiario dei portatori è insufficiente, ma ciò fino ad
ora non ha sortito alcun effetto. Il lavoro si prolunga fino alle 18.00, quando una fitta nebbia oramai ha avvolto
l'intero ghiacciaio e l'oscurità sta incombendo sulla valle. In serata, dopo
cena, abbiamo da lavorare. "Scarichiamo" i dati dai ricevitori GPS,
verifichiamo la qualità delle misurazioni, comunichiamo la situazione con il
laboratorio Piramide. Oggi Matteo Ghidoli e Dino Luzzato hanno cominciato la
discesa verso valle. Devono tornare in Italia per motivi lavorativi.
Scendendo dalla Piramide verso Periche effettuano una variazione di percorso per venire ad osservare il ghiacciaio in cui siamo a lavorare. Nonostante siamo in grado di sentirci via radio, non riescono ad individuarci nel grande ghiacciaio e viceversa noi non riusciamo a scorgerli nella montagna di fronte. Arrivederci in Italia !
Laboratorio Piramide – 5050 metri
- 27 settembre 2000
Ultima giornata sul ghiacciaio Chola. Mentre i 5
portatori partono per il laboratorio Piramide carichi di materiale, partiamo
per il ghiacciaio per le ultime misurazioni. Dopo le prime misurazioni Giorgio
capisce di non essere in giornata e preferisce lasciare Giovanni e Matteo, in
compagnia di Passang e di un portatore a
finire le misurazioni, e di partire in anticipo per la Piramide. Oggi è
una giornata dura per i portatori. Devono effettuare doppio viaggio dal campo
sul ghiacciaio alla Piramide, dunque da 4400 metri ai 5000 metri della
Piramide. A riprova della difficoltà della giornata i portatori arrivano in
Piramide solo alle 19.00, in pieno buio ! Purtroppo fin dall'Italia avevamo
previsto un numero minimo di 7 portatori, ma per motivi a noi non chiari ora i
portatori non sono più di 5 e dunque il lavoro è per loro assai difficile. E'
anche per questo motivo, forse, che i nostri portatori non sembrano molto
contenti del fatto che dopodomani dovremo muoverci sul ghiacciaio Changri Nup
che è di dimensioni assai più grandi del ghiacciaio Chola che già li aveva
messi in difficoltà. Il nostro Sardar sta ora cercando, anche sotto nostre
pressioni, dei portatori più preparati a muoversi nell'ambiente ostile del
ghiacciaio Changri. Domani è già ora di iniziare il trasporto di materiale sul
Changri Nup per l'allestimento dei campi e dunque vedremo come verrà risolto
questo problema.
A domani
E' più comodo stare in tenda o nel lodge della Piramide? La
risposta è univoca! Viva la tenda. Nei lodge nepalesi infatti accade di tutto.
Nel lodge si spande dalla cucina una sgradevole puzza di gasolio, che pian
piano permea tutto, cibi, vestiti, suppellettili, persone. Avete ad esempio mai visto un telefono senza squillo, per
cui chi aspetta una telefonata deve continuamente provare ad alzare la cornetta
per verificare se qualcuno sta chiamando ?
Qui accade anche questo ! A parte gli scherzi Giorgio,
Matteo e Giovanni avevano proprio bisogno di una bella giornata di relax. Per
Passang invece non c'e' sosta! Oggi deve portare del materiale al campo base,
in modo che domani saremo in grado di spostarci tutti sul ghiacciaio Changri
Nup. Non si può perdere tempo. Sembra infatti che il monsone si sia ritirato, ma
sempre verso sera il tempo peggiora e oggi abbiamo avuto anche una breve
nevicata. Finché il tempo è buono si deve operare. Se nevicasse sul ghiacciaio
detritico per i portatori sarebbe quasi impossibile raggiungere i campi e
dunque anche il programma scientifico ne risentirebbe. Andrea ed Emanuele, che
nei giorni precedenti avevano già effettuato delle perlustrazioni in zona con
l'ausilio di un GPS palmare, si offrono di fare da guida ai portatori verso il
luogo, noto in coordinate, dove ogni anno attrezziamo il primo campo. La via
nel ghiacciaio è segnalizzata tramite segnali in pietra chiamati in gergo
"ometti", ma nonostante questo il primo approccio con un vero
ghiacciaio himalayano è abbastanza impressionante. Sia Passang che i portatori
rimangono negativamente colpiti
dallo stato superficiale del ghiacciaio. Montagne di detriti instabili
ricoprono totalmente il ghiaccio sottostante. Rispetto al Changri Nup il
ghiacciaio Chola, dove eravamo fino a ieri, sembra un campo da golf. Un
portatore accusa mal di montagna e deve rientrare velocemente alla Piramide
lasciando il carico sul ghiacciaio. Per fortuna nulla di grave. Il nostro
Sardar si fa veramente in quattro. Porta un carico pesante, porta il carico del
portatore "ammalato", monta una tenda dove riporre tutto il materiale
trasportato (in modo che i corvi non ne facciano razzia), rincuora i portatori.
In serata, all'imbrunire, mentre stiamo scrivendo il dispaccio che state
leggendo, dalle finestre del laboratorio Piramide vedo Passang con un portatore
allontanarsi verso l'alto della morena che ci sovrasta. Lo contatto via radio
richiamandolo all'ordine. Cosa intende fare ? Non vorrà mica recarci a
quest'ora sul ghiacciaio ? Mi risponde che vuole solo portare del materiale
oltre la morena, in modo da alleggerire per l'indomani il lavoro dei
giovanissimi portatori (alcuni hanno sicuramente meno
di 17 anni !!). Ok gli dico, ma per cortesia vedi di non
distruggerti di lavoro perché altrimenti cosa facciamo senza te ?
Passang è sicuramente un ottimo sherpa, ma in modo simile
agli scorsi anni con gli altri sardar (qui è Giorgio che sta parlando) ha
alcuni difetti “genetici”
difficilmente eliminabili. Questa mattina gli ho spiegato con precisione, in un
inglese semplice e da lui comprensibile, che per arrivare al ghiacciaio
conviene superare una piccola sella posta ad ovest e dunque, voltare verso nord
camminando in costa. Se al contrario si viaggia direttamente verso nord, cioè
secondo la linea d'aria più breve, si devono salire e scendere due scoscese
morene. Ma niente da fare. Lo sherpa viaggia in linea retta ! Per cui ecco i
portatori salire la morena, ridiscenderla, risalirne una seconda il tutto per
evitare di allungare il percorso
di poche centinaia di metri. Emanuele ed Andrea sono contenti, dopo il primo
assaggio di ghiacciaio, e anche per loro domani cominceranno le operazioni di
analisi e studio sul ghiacciaio. Tutti stanno reagendo bene, anche fisicamente.
Per i glaciologi rimasti in Piramide la giornata è
trascorsa veloce. I preparativi per il campo ci hanno impegnati continuamente.
Verifica dello stato di carica delle batterie delle radio e degli strumenti
(oramai Giovanni è divenuto un esperto in misurazioni di tensioni e correnti di
alimentazione), verifica dello stato dei cavi e degli imballaggi (questo
compete a Matteo) e mille altre operazioni.
Vediamo da parte dei portatori musi lunghi. D'altro canto
è il terzo anno che organizziamo ricerche glaciologiche di questo tipo e sempre
chiediamo alla agenzia di trekking di fornirci portatori adeguati al nostro
lavoro. Purtroppo entrare nella mentalità nepalese non è facile !
Da Namche Bazar ci arriva via radio la voce di Zepi,
guida alpina, che già gli scorsi anni Giorgio aveva conosciuto qui in Piramide.
Con il suo umore porta sempre una ventata di ottimismo. "Aspettatemi"
ci urla nella radio, "vengo anche io con voi su per il ghiacciaio".
Sta accompagnando due giornalisti in visita alla Piramide, altrimenti il
percorso all'aeroporto di Lukla al laboratorio se lo "mangerebbe" in
pochi giorni! Ci lasciamo con una sua promessa che verrà a trovarci e perché
magari gli ultimi giorni di permanenza alla Piramide non organizziamo una bella
scalata al monte Lobuche che domina il laboratorio Piramide ? Vi salutiamo,
mentre scorgiamo dalle finestre della Piramide il tramonto sulla cima
imbiancata del Monte Nuptze ascoltando un CD di Dire Straits che ci allieta la
serata.
A domani
Vi scriviamo da una tendina del campo base posto sul
ghiacciaio Changri Nup. Siamo ben coperti e dunque non sentiamo il freddo, ma
le dita delle mani, scoperte per digitare i tasti della tastiera del computer
sono intirizzite dal freddo e senza sensibilità. Sono le 17.00 di sera e fuori
scende un freddo nevischio. Non siamo arrivati da molto al campo base, infatti
la giornata in Piramide ha richiesto la nostra presenza fino ad oltre le due
del pomeriggio.
Appena levati, alle 7 del mattino, abbiamo consegnato i
nostri "sacchi spedizione", cioè quei sacconi impermeabili che si utilizzano nelle spedizioni
alpinistiche al posto delle valigie, al sardar che ha provveduto a caricare i
portatori e ad inviarli verso il campo base. Non vi raccontiamo oltre delle
nuove difficoltà incontrate con i portatori. Due di essi ad esempio si sono
resi disponibili ieri in giornata, ma ora risulta che sono a Lobuche, a circa
un'ora di cammino, in attesa di essere pagati per il precedente lavoro eseguito
! Sigh ! Nel laboratorio Piramide finiamo i preparativi di imballaggio e
ricarica delle batterie da portare sul ghiacciaio, e di organizzazione di tutto
il materiale tecnico e
alpinistico. Non vediamo l'ora di lasciare la Piramide per addentrarci nel
ghiacciaio.Verso le 13.30 arrivano in Piramide, Sepi, guida alpina di Alagna e
vecchia conoscenza delle spedizione Changri Nup, con due giornalisti. Giorgio è
invitato ad un intervento in diretta sulla radio della svizzera italiana, dove
gli viene data la possibilità di descrivere gli studi che facciamo qui in
Himalaya. Sepi spera di riuscire a venirci a trovare domani, in compagnia dei
due giornalisti, al nostro campo base. In realtà per domani sono già
pianificate importanti operazioni di misura che disperderanno il gruppo ora
composto da Giorgio, Matteo, Giovanni, Andrea ed Emanule, nel ghiacciaio
detritico. Vedremo cosa sarà possibile fare.
Finito l'intervento alla radio, eseguito attraverso un
terminale telefonico IMMARSAT, Matteo
e Giorgio si avviano verso il ghiacciaio. Gli altri li precedono di
un'oretta. Per giungere al ghiacciaio si deve seguire in costa una lunga morena
erbosa. Camminare nella luce serale lungo questi prati muschiosi, con intorno
una leggera nebbia e un'altrettanto lieve nevischio rende incantevole il
percorso. E' buffo individuare nell'erba il segno di un sentiero. 3 anni fa,
quando era cominciata l'esperienza delle spedizioni al ghiacciaio, il sentiero
non esisteva. I nostri passaggi lo hanno formato! Superata una piccola sella si
entra finalmente nel ghiacciaio. Ci si apre l'ampia vallata, di larghezza
superiore al chilometro e di lunghezza di circa 5. Il ghiacciaio si presenta
come un'enorme distesa disuniforme di detrito, dove, ogni tanto, compaiono vele
di ghiaccio e piccoli laghi. E' strano come in questi anni il ghiacciaio si sia
trasformato. Le foto storiche prese da posizioni fisse mostrano come la
quantità di ghiaccio e di laghi si stia riducendo a vista d'occhio. Là in
fondo, sperso nel mare detritico, si scorge il nostro campo base, ricavato in
una cengia sabbiosa posta al centro di un sistema di archi di ghiaccio, detriti
e laghi. In particolare, proprio in prossimità del campo, c'e' un piccolo
laghetto sormontato da un possente fronte ghiacciato. Ogni hanno che torniamo
in questo punto troviamo il laghetto sempre più ridotto in ampiezza e riempito
dal ghiaccio che cade dalla fronte ghiacciata che li disgrega. Ci piacerebbe
che fosse con noi Giacomo Casartelli, il glaciologo comasco che per primo nel
1998 ci ha guidato in questo luoghi.
Al centro del campo, fissato in un sasso affiorante dalla
sabbia, ci aspetta fedele un chiodo topografico ricavato con uno
"spit" da arrampicata. Questo chiodo identifica il vertice denominato
V700. Misurando con la strumentazione topografica GPS la sua posizione, potremo
valutare l'entità del suo spostamento verso valle rispetto al 1998 e al 1999.
I preparativi per l'allestimento del campo hanno occupato
un po' tutti. Giovanni, l'"elettricista" della spedizione, si adopera
all'allestimento dell'impianto di ricarica delle batterie mediante pannelli
solari. Ci spiace un po' di non avere più con noi Dino Luzzato e Matteo Ghidoli
di TXT e-solutions. Oggi dovrebbero avere l'aereo che li riporta in patria. E'
da un paio di giorni, cioè da quando hanno superato Namche Bazar, che non
abbiamo più notizie di loro, cioè da quando il ponte radio della Piramide del
CNR non è più in grado di raggiungerli. Sepi però ci assicura che stanno bene,
dopo averli incontrati a Namche. E' strana la vita nelle spedizioni
scientifiche come la nostra. Siamo assolutamente tagliati fuori dal mondo.
Mentre in Italia ci si telefona, ci si incontra, ci si sposta con facilità, qui
esistono ancora rapporti che si vivevano in altri tempi. Una persona che viene
dal fondo valle porta i saluti di un amico. Se volessimo ad esempio una
ricarica per un fornello a gas dovremmo inviare verso valle un portatore, fino
a 2-3 giorni di cammino. Nulla qui è semplice e ovvio ! Tralasciamo poi le
informazioni circa le notizie che avvengono nel mondo. Non sappiamo
assolutamente nulla. Ci raggiunge solo qualche e-mail da parenti, colleghi e
amici. Fuori dalla tenda continua a cadere il nevischio. Dal ghiacciaio che ci
attornia giungono cupi rimbombi di crolli di massi nei laghi ghiacciati o di
piccole slavine che piombano improvvise e fumanti di neve polverosa dalle cime
verticali che ci attorniano. Da lontano si scorge la lingua bianca del Changri
Nup, dove dopodomani piazzeremo il nostro campo avanzato, dominata dalla cima
Pampuri (5960 metri) già scalata nel 1998 e nel 1999 da alcuni membri delle
spedizioni Changri Nup. E' ora di recarsi nella tenda mensa dove i nostri fedeli portatori dovrebbero
avere preparato, secondo accordi raggiunti via radio, un succulento piatto di
"dal-bat" che consiste in riso bollito con lenticchie.
A domani. I membri della Changri Nup Glacier Monitoring
Expedition.
Finalmente oggi iniziamo a misurare sul Changri Nup. Ci
svegliamo alle sette con un buon thè caldo offertoci prontamente dai cuochi
mentre ancora ci godiamo il tepore dei sacchi a pelo. Una volta alzati troviamo
le nostre tende e tutto il ghiacciaio coperti da qualche centimetro di neve che
però non ci spaventa visto il caldo sole che già illumina la valle. Come ogni
mattina ci laviamo nelle tinozze di acqua calda che i portatori ci preparano e
ci avviamo verso la "daining-tend" dove ci viene servito, insieme ai
soliti acqua o latte caldi a cui aggiungiamo caffè thè o cioccolata, un
porzione di frittata, del ciapati, tipico pane nepalese, e fiocchi di cereali
misti. Non tutti hanno la forza di mangiare la frittata appena svegli ma chi ce
la fa la trova molto gustosa. Adesso però è ora di mettersi al lavoro: è
prevista una intensa giornata di lavoro. Giovanni con un portatore si reca
verso il punto V400, posto al centro del ghiacciaio a circa 800 metri verso
ovest rispetto al campo base. Matteo invece, con un altro portatore si dirige
verso est, alla ricerca del vertice V500, anche esso a circa 900 metri a est
del campo base. Per rintracciare i vertici Emanuele e Andrea attivano una stazione
master che trasmettendo un segnale radio alle stazioni "rover", cioè
mobili, di Matteo e Giovanni, gli permette di rintracciare nel mare detritico i
punti prima citati. Quest'oggi sono programmate solo misurazioni statiche che
prevedono una permanenza sul punto, con l'antenna GPS, di un'ora. Giovanni
coglie l'occasione per fare amicizia con il portatore che però sa solo qualche
parola di inglese. Ha 17 anni e fa questo pesante lavoro da circa tre anni.
Giorgio accompagna Passang e due portatori verso il campo
avanzato, in modo da "portare avanti" il lavoro di allestimento del
campo, dove domani Matteo, Giovanni e Giorgio si dovranno spostare. Giorgio
torna abbastanza stanco e passa il
pomeriggio a riposarsi in tenda. Giampietro oggi ha trovato il tempo di venire
a trovare qualcuno di noi, in modo da effettuare alcune riprese televisive che
saranno trasmesse domani in un collegamento via satellite con Sondrio. In
questo collegamento dovrà intervenire anche Giorgio, via radio, durante il suo
tragitto verso il campo avanzato. Matteo ha posizionato due ulteriori punti di
velocità e quindi la giornata si può giudicare assolutamente positiva dal punto
di vista dell'attività scientifica. La giornata, nonostante il caldo sole
mattutino, è rimasta per tutta la giornata abbastanza fredda e fugaci
apparizioni di sole sono state spesso intervallate da un debole ma freddo e
fastidioso nevischio.
Campo avanzato Chanri Nup – 5500
metri di quota – 1 ottobre 2000
Vi scriviamo da una piccola tendina che ci accoglie per
la notte, posta a poche centinaia di metri dalla fronte del ghiacciaio bianco.
Stamattina infatti Giorgio, Matteo e Giovanni hanno lasciato il campo base
diretti al campo avanzato che si raggiunge percorrendo il ghiacciaio nero
attraverso un ambiente davvero singolare: piccoli laghi sovrastati da alti
muraglioni di ghiaccio, che si oltrepassano su strette strisce detritiche.
Nonostante l'ambiente austero siamo tutti di buon umore e ci godiamo il sole appena
spuntato che ci riscalda rendendo il cammino più lieve. Superati i laghetti ci
addentriamo in una larga distesa di detriti che ci porta dopo circa due
chilometri al campo avanzato, preannunciato dalla alta fronte del ghiacciaio
bianco che si scorge in lontananza.
Purtroppo non c'è molto tempo per riposarsi e subito ci
dobbiamo dare da fare per costruire il nuovo campo soprattutto per quanto
riguarda la parte elettrica, di cui non si possono occupare i nostri portatori.
Matteo e Giovanni inoltre montano subito un ricevitore GPS in corrispondenza
del vertice numero 8, in prossimità del campo avanzato. Quindi procedono
all'interno del ghiacciaio detritico, per effettuare nuove misurazioni in
corrispondenza si vertici già misurati nel 1998 e nel 1999, sempre con il fine
di determinare la velocità di scorrimento del ghiacciaio verso valle. Strada
facendo Giovanni e Matteo incontrano i portatori che stanno compiendo il
secondo viaggio dal campo base a quello avanzato. Eseguite le misurazioni
ritornano al campo alquanto infreddoliti a causa del fatto che il sole è già
calato dietro le montagne da diverso tempo.
Nel campo si riuniscono con Giorgio che ha passato il
pomeriggio in prossimità della stazione fissa, preparando il campo e in
collegamento radio con la piramide, partecipando ad una videoconferenza in
diretta, via satellite, in Italia con il Passo dello Stelvio. La tenda che ci
ospita per la cena della sera è davvero fredda. La temperatura anche
all'interno è parecchi gradi sotto
lo zero. Già al campo base ieri notte, l'acqua conservata all'interno delle
bottiglie per dissetarci durante la notte, al mattino era completamente
ghiacciata. Nonostante il disagio del freddo bisogna comunque darsi da fare per
pianificare la giornata di domani. Attraverso le radio comunichiamo ad Andrea
ed Emanuele, rimasti al campo e base, il programma previsto e inoltre ci
confrontiamo con Giampietro per quanto riguarda i problemi di gestione delle
batterie. Ed ecco finalmente, alle 18.30, la cena a base di brodo e gnocchetti con
contorno di patate. Al di fuori l'ambiente è magico. In lontananza splendono le
cime dell'Everest e del Lothse, a sud imponenti pareti imbiancate rilasciano
improvvise slavine di neve, ad est la fronte del ghiacciaio rifulge di uno
strano candore la poca luce notturna. Il freddo è così pungente da ammutolire
anche il piccolo torrente che sgorga dalla fronte del ghiacciaio. Ad ovest,
l'imponente massa oscura del ghiacciaio detritico incombe. Anche Giorgio, che
per il terzo anno ha posto il proprio campo in questa posizione è affascinato.
Il gigante che studiamo è lì di fronte a noi. Per venire a studiarne pochi
aspetti siamo "in giro" già da quasi 20 giorni ! A domani !
Oggi giornata di grande lavoro ! Il campo avanzato,
attrezzato alla base di una lingua di ghiacciaio bianco, cioè non coperto da
detrito, in un triangolo di terreno non coperto da ghiaccio, dista circa 2 ore
di cammino dal campo base.
Il cammino è tortuoso e dunque organizzare il movimento
di portatori e materiali dal campo base e dalla Piramide è un lavoro arduo.
Richiamare uno dei portatori qui da noi, infatti, richiede anche di prevedere
se il ragazzo sarà in grado di tornare a valle in tempo o se dovrà pernottare qui
sotto il ghiacciaio. In tal caso si deve prevedere il necessario vestiario,
sacco a pelo, materassino per la notte. Oggi si deve gestire, ad esempio, la
venuta di Emanuele e Andrea al campo avanzato, il che richiede il montaggio di
una nuova tenda, il trasporto del materiale personale e tutto il resto. Purtroppo in un ultimo contatto
con il campo base, verso le 8 di mattina, scopriamo che la febbricciattola che
perseguita da qualche giorno Emanuele persiste. Emanuele decide dunque di
ritornare in Piramide. E' proprio un peccato, ma anche un piccolo raffreddore,
qui in alta quota crea quello stato di malessere che consiglia di abbassarsi di
quota per riposare e recuperare le forze. L'aria fredda e particolarmente secca
e crea in molti di noi, ma anche ad alcuni portatori persistenti mal di gola.
Sarebbe bene camminare e dormire con un fazzoletto sulla bocca, in modo di
mantenere l'umidità nel respiro. Ma si fa già fatica a respirare normalmente !!
In mattinata partiamo verso l'enorme ghiacciaio detritico che troviamo qui in
alta quota. E' un mare sconfinato di ghiaccio e detrito. Rispetto a quello che
si trova nella lingua del ghiacciaio più in basso non c'è paragone. Ci
dividiamo in due gruppi, Giovanni e Matteo sono i responsabili dei due
strumenti GPS, Giorgio accompagna prima Matteo al vertice V300, misurato l'anno
precedente, e poi raggiunge Giovanni per il resto della giornata. Matteo si
spinge molto in avanti, in zone fino ad ora inesplorate dai membri delle
spedizioni precedenti. Sembra un sogno vederlo muoversi in lontananza in zone
assolutamente isolate. Là avanti il ghiacciaio si scopre dal detrito e la valle
si chiude con una catena di vette oltre i 6000 metri. Da quelle vette
precipitano enormi colate crepacciate di ghiaccio che alimentano il ghiacciaio
sottostante con continue scariche di sassi e neve. Questo continuo precipitare
di masse nevose e detritiche, crea un ambiente di ghiacciaio assolutamente
particolare. Dove ad accumuli di detrito si intercalano laghi ghiacciati e
candite superfici nevose. Un ambiente austero, che richiama rispetto.
I due gruppi nel ritorno si riuniscono. Giorgio e
Giovanni hanno perso più di una ora nella ricerca di un masso che fungeva
riferimento. La vernice, abbondantemente segnata sul sasso, l'anno precedente
era praticamente scomparsa e il masso, che nel 1999 era posto sul fondo di una
vallata, ora si erge sulla sommità di un crinale ! Tornando verso il campo base
cerchiamo di aprire la strada ai portatori che, pur affascinati dall'esperienza
anche per loro unica, cominciano a sentire la fatica. Il tempo è brutto. Non
tanto freddo, ma un continuo nevischio persistente disturba il lavoro di
rilievo lungo il ghiacciaio. Il problema principale di tale situazione, oltre
alla ovvia scomodità di lavorare in tale ambiente, è la difficoltà nel
ricaricare tramite pannelli solari le batterie delle radio e di tutti gli
strumenti topografici, computer e telefono satellitare compreso. Decidiamo
dunque di farci inviare dalla Piramide tre batterie ben cariche. Questa
operazione che sembrerebbe molto semplice, richiede in realtà una difficile
programmazione.
Il portatore deve partire dalla Piramide prima delle 14
per arrivare al campo base per le 16. A quell'ora Passang, il nostro Sardar,
deve partire immediatamente per il campo avanzato. Intanto Andrea ha raggiunto
la fronte bianca del ghiacciaio e in compagnia di Dawa Sherpa, un nepalese che
lavora per il progetto Ev-K2-CNR, comincia le operazioni di fissaggio di alcune
paline di misura dello scioglimento del ghiacciaio. Intanto dalla Piramide
giungono notizie che Emanuele, dopo un pò di riposo, è già operativo a fianco
di Giampietro nella gestione del ricevitore satellitare GPS posto in prossimità
della Piramide.Ci rendiamo conto che questo dispaccio è un po' complicato, fin
troppo. Ma volevamo farvi percepire come l'organizzazione di una ricerca da
queste parti, assomiglia molto ad un gioco ad incastri. La logistica qui è
veramente pesante e se si desidera avere due portatori al proprio servizio un
certo giorno, ciò implica a cascata una programmazione precisa di molti
aspetti. Per cui qui l'improvvisazione non può essere di casa.
Arrivederci a domani
Oggi è stata la seconda giornata di lavoro al campo
avanzato. La giornata è stata dedicata alla misura sulla parte bianca del
ghiacciaio. In totale ci siamo mossi in 6: Giovanni, Matteo, Giorgio, Andrea,
Dawa Sherpa e Passang. Emanuele invece ci ha appoggiato dalla Piramide da dove
ha gestito il funzionamento di una stazione GPS che funge da riferimento per le
nostre misurazioni.
La giornata in mattinata appariva splendida e dunque ci
siamo ben coperti con creme da sole. Il ghiacciaio si stende in direzioni
ovest-est, partendo da una quota di 5500 metri e giungendo, nella parte
sommitale a circa 5700 metri. Dobbiamo percorrere il ghiacciaio, piantando
nella neve e nel ghiaccio delle paline metalliche che servono a misurare in
maniera diretta l'accumulo o l'ablazione su base annuale del ghiaccio. Inoltre
la misurazione mediante GPS della posizione di questi riferimenti, ci
permetterà nei prossimi anni di valutare anche la velocità di scorrimento verso
valle del ghiaccio. Il paesaggio in cui ci si muove è come sempre accade da
queste parti, affascinante. Non ci sono rifugi, turisti, percorsi, rifiuti. Ci
si muove in un ambiente assolutamente incontaminato e nel silenzio più
assoluto. Dietro la cresta rossa che chiude la valle si aprono delle stupende
valli con ghiacciai inesplorati. Un sogno, che l'anno scorso i membri della
Changri Nup Expedition avevano potuto godere scalando una piccola cima che
domina la valle.
Si avanza lungo il ghiacciaio in silenzio, anche perché
la fatica della quota si sente, affaticando in particolare il respiro. I
crepacci visibili sono pochi, anche se Giorgio sa, per averli visti l'anno
scorso, che sono molti quelli presenti, anche se ora coperti. Appena il sole
viene coperto dalle nubi che da poco dopo mezzogiorno si formano in
corrispondenza delle cime, il freddo diventa immediatamente pungente. In lontananza sentiamo un forte
rombo; una valanga di discrete dimensioni è caduta dal Nuptse e crea una grande
nube imbiancata. Anche nei paraggi del nostro campo avanzato,
la notte è spesso scossa da cupi rombi di qualche slavina
o scarica di sassi dalle cime verticali che ci attorniano. Come non mai qui ci
si accorge di come la montagna sia viva e attiva. Arrivati in corrispondenza
della sommità del ghiacciaio cominciamo con il lavoro tecnico, reso un po'
difficoltoso dal fatto che le montagne che ci attorniano spesso oscurano il
segnale GPS proveniente dai satelliti, rendendo difficoltosa o impossibile
l'uso della strumentazione in nostro possesso per lunghi periodi di tempo. Di
ritorno al campo base osserviamo dall'alto il lento peggioramento del tempo
nella valle di Khumbu. In serata assistiamo ad un incantevole tramonto ! Le
cime dell'Everest e del Nuptse di colore rosso fuoco, con al di sotto un fitto
mare di nuvole. In serata è anche occasione di parlare con Dawa Sherpa. E'
stato più volte in Italia, conosce molti alpinisti, tra cui Simone Moro,
Michele Comi, ed in particolare ricorda bene alcuni piatti tipici italiani,
come i pizzocheri e le "salamelle". Oggi abbiamo fatto tardi. Sono le
20.45 e non ci siamo ancora addormentati ! E' ora di andare a letto dove
dovremmo ascoltare un po' di musiche che Giampietro ci invierà via radio dalla
Piramide. Domani è già ora di scendere a valle, dove dovremo preparare tutti i
bagagli per il ritorno in Italia e dove ci riuniremo con Emanuele, che ora si è
ripreso completamente.
Arrivederci dalla Changri Nup Glacier Expedition
Mattina del 4 ottobre. L'ultimo giorno di ghiacciaio. Ci
svegliamo nelle tenda del campo avanzato e scopriamo, al primo contatto radio che
Emanuele è partito alle 5 di mattina dal laboratorio Piramide ed è in arrivo al
campo avanzato giusto in tempo per fare colazione con noi. Stare un giorno in
"bassa quota" lo ha rimesso completamente in forma e gli ha permesso
di coprire il percorso assai velocemente. Si organizza la movimentazione di
tutto il materiale verso la Piramide. Tutti hanno un gran da fare, in
particolare Passangg, il nostro supercitato Sardar. Si torna verso la Piramide.
Sassi, sassi, detriti e ancora sassi. Non ne possiamo più. Finalmente, verso le
11 scolliniamo dalla selletta che ci porta dal ghiacciaio detritico verso le
morene erbose che degradano verso la Piramide. Addio Changri Nup ! Matteo, che
di noi è quello che sicuramente è più in forma, è già corso avanti per verificare
la possibilità di effettuare una arrampicata su roccia il giorno dopo. Chissà
se sarà possibile ? E come ci si trova ad arrampicare in quota ? Intanto da
fondo valle arrivano notizie, via radio, dell'arrivo di ricercatori in
fisiologia, di giornalisti della carta stampata e di una troupe della RAI.
Domani arriverà in Piramide un gran numero di persone e dunque Giampietro e
Sepi avranno un gran da fare.
Ci giunge una mail di Matteo Ghidoli, di TXT e-solutions.
E' già al lavoro, con il pensiero sempre qui da noi ! Dino Luzzato, anche lui
di TXT e-solutions, giovedì dovrà relazionare, al Meeting annuale della società
a Venezia, delle ricerche che abbiamo in atto tra la spedizione e TXT e-solutions. Buon lavoro. Tornati al lodge affiancato alla
Piramide, vi troviamo molti ospiti. Non è più come 15 giorni fa ! Ora i turisti
riempiono la valle e il lodge ospita Venezuelani, Statunitensi noi Italiani. I
locali della Piramide si sono nuovamente riempiti di nostro materiale !
Prevediamo di dovere impiegare almeno un giorno per
riorganizzare il tutto, imballandolo opportunamente per il viaggio di ritorno.
In serata spira un forte vento da Nord, da Tibet. Buon segno ! Il monsone sta
lentamente regredendo. Per i prossimi giorni c'e' anche la previsione di fare "un salto"
dalle parti del ghiacciaio Khumbu, dove forse l'anno prossimo dovremmo
muoverci. Il lavoro dunque non manca e anche per oggi si arriva a sera stanchi
ma contenti.
Arrivederci
Ore 3.45 sveglia ! Giorgio, Matteo e Giovanni si alzano,
obiettivo una via in arrampicata sul Lobuche, il meritato premio dopo 20 giorni
di lavoro. L'anno scorso Giorgio, durante la spedizione Changri Nup Expedition 99, aveva incontrato
al laboratorio Piramide Mario Dibona, del gruppo Scoiattoli di Cortina. In
quella occasione Mario ci aveva parlato di una sua via di arrampicata aperta da
lui con colleghi (Mario è guida alpina) di Cortina sulla parete del monte
Lobuche che domina la Piramide. Durante avevamo cercato di recuperare da Mario
la relazione della via, ma alla fine eravamo riusciti a recuperare solo qualche
descrizione per via telefonica. "Bella via di grado V e VI, lungo un
evidente diedro al centro della parete". Alle 4
facciamo colazione con un thè caldo
conservato in un thermos. Si parte lungo la cresta della morena che
porta al ghiacciaio Lobuche. Ieri Matteo era andato in avanscoperta,
verificando il punto in cui si riusciva a salire su una grossa cengia che porta
al diedro dove pensavamo attaccasse la via. Ore 4.20, siamo in cammino. Gli
zaini sono ben calibrati, la sera prima ci eravamo riuniti per calibrarne al
minimo il peso. Anche le lampade frontali sono state razionate. Due in tre
possono bastare. L'avvicinamento prevede di seguire la lunga e scoscesa morena
fino ad una parete ben appoggiata da salire con facile arrampicata.
D'improvviso ci accorgiamo che
qualcuno ci sta seguendo. Delle lampade frontali si scorgono a circa 20 minuti
da noi. Chi sarà ? Chi ci sta seguendo ? Quando le luci arrivano al punto della
morena più scosceso e più pericoloso, si fermano e tornano indietro. Rimaniamo
convinti che si è trattato di qualcuno che voleva raggiungere la sommità del
Lobuche lungo la via normale. Ha visto delle luci e si è messo a seguirle!
Giungiamo a base della parete. Cerchiamo il diedro ma sembra impossibile
trovarlo. Passiamo due ore a cercare la via, ad una quota compresa tra i 5300 e
i 5400 metri. Vediamo sorgere il sole in lontananza ! La valle del Khumbu viene
illuminata, un nuovo spettacolo incredibile. Il ghiacciaio Khumbu sembra un
fiume in piena e le morene dei possenti argini. Di fianco a noi, a poche
centinaia di metri, la seraccata possente del ghiacciaio Lobuche. Creste
ghiacciate alte più di 60-70 metri si ergono nel cielo. Si susseguono rombi di
frane di roccia o di crolli di creste di ghiaccio. La montagna è viva, come
dicevamo anche in altri dispacci! Matteo "attacca" un diedro che però
si rivela decisamente difficile. Il buon acclimatamento si sente. Matteo si
muove bene ma il diedro è decisamente difficile. No! Non è la via ! Finalmente
Giovanni prova a seguire una cengia inclinata che porta ad un diedro da dove si
scorge un cordino. Ecco la via ! Ma subito dopo una grande delusione. La roccia
è franata portando a valle anche alcuni chiodi della via di Dibona. Intanto
sentiamo via radio Emanuele, che ha raggiunto una cima da cui si osserva
dall'alto il ghiacciaio Changri Nup. Scorge anche i nostri portatori intenti a
smontare il campo base !
Alle 13 Giorgio, Giovanni e Matteo tornano alla Piramide. Stanno arrivando ricercatori e giornalisti in massa. In effetti verso le 14.30 ecco arrivare circa 30 persone che di colpo trasformano la Piramide da un luogo tranquillo e silenzioso in un luogo pieno di vita.
IMMAGINI DELLA SPEDIZIONE DEL 2000
IL MANIFESTO DELLA SPEDIZIONE

SPONSOR DELLA SPEDIZIONE 2000
La spedizione scientifica “Changri
Nup Glacier Monitoring Expedition ‘99” è finanziata principalmente tramite
fondi di ricerca dell’ing. Giorgio Vassena, dell’ Università degli Studi di
Brescia. Al finanziamento o supporto della spedizione hanno partecipato anche:
UNIVERSITA’
DI BRESCIA
TXT e-solutions
(La
società TXT e-solutions ha supportato economicamente la spedizione scientifica)
POLITECNICO
DI MILANO
(Il Comitato Sportivo del Politecnico di Milano e la Facoltà di Ingegneria di Lecco del Politecnico stesso hanno contribuito rispettivamente alla copertura dei costi dell’attrezzatura alpinistica degli studenti del Politecnico che hanno partecipato alla spedizione scientifica e alla fornitura gratuita dei ricevitori GPS impiegati nella campagna di misura)
POLITECNICO DI
MILANO
FACOLTA’ DI INGEGNERIA DI LECCO
COMITATO
EV-K2-CNR
Il
comitato Ev-k2-CNR ha contribuito con il supporto logistico presso Katmandu e
durante tutte le ricerche svolte sul ghiacciaio Changri Nup. Il Comitato
Ev-K2-CNR ha inoltre ospitato gratuitamente presso il laboratorio Piramide i
ricercatori della spedizione.

COMITATO EV-K2-CNR
SARTELCO
SISTEMI
La
Sartelco Sistemi ha contribuito alla spedizione fornendo a titolo gratuito il
terminale satellitare impiegato dai ricercatori per comunicare e per inviare
messaggi e.mail in patria.
SARTELCO SISTEMI
PRESENTAZIONE DEI RISULTATI DELLA SPEDIZIONE ANNO 2000
La spedizione denominata Changri Nup Glacier Monitoring Expedition 2000 ha avuto luogo tra il 13 settembre e il 12 ottobre 2000. La spedizione era composta da sette ricercatori;
dall’ing. Giorgio Vassena, ricercatore presso l’Università degli Studi di Brescia, capospedizione;
da Giovanni Carcano, studente di ingegneria al Politecnico di Milano, e Matteo Beretta, entrambi operatori glaciologici.
da Andrea Zerboni, tesista del Prof. Claudio Smiraglia dell’Università degli Studi di Milano e dall’ing. Emanuele Balossi, laureato con l’ing. Giorgio Vassena alla Facoltà di Ingegneria di Lecco, esperto alpinista e di misurazioni fotogrammetriche e GPS;
dagli ingg. Matteo Ghidoli e Dino Luzzato della società TXT e-solutions, esperti informatici, alpinisti.
I principali obiettivi della spedizione pianificati e portati a termine sono stati:
1. Misura della posizione della fronte bianca della lingua est del ghiacciaio Changri Nup.
2. Posizionamento di “paline” per la misurazione dell’entità della ablazione nella parte bianca del ghiacciaio.
3.
Misurazione della velocità di scorrimento verso
valle del ghiacciaio Changri Nup.
4. Misurazione di tre profili altimetrici del ghiacciaio Chola.
5.
Materializzazione
e misura di punti di controllo della velocità di scorrimento del ghiacciaio sul
ghiacciaio Changri Nup.
6. Determinazione della rete di inquadramento del ghiacciaio Chola rispetto al vertice posto in prossimità del laboratorio Piramide del CNR.
La strumentazione al seguito della spedizione era costituita da 2 ricevitori in doppia frequenza Trimble 4700 e da un ricevitore (standard UNAVCO) Trimble 4000 ssi con tutta la accessoristica topografica (treppiedi, basamenti…).
1.
Misura della posizione
della fronte bianca della lingua est del ghiacciaio Changri Nup.
Proseguendo la storia delle misurazioni della fronte eseguite nel 1998 e nel 1999 dalle spedizioni Changri Nup, anche quest’anno la Changri Nup Expedition ha provveduto a realizzare la misurazione della fronte bianca del ghiacciaio Changri. Tale misurazione ha permesso di ricostruire la storia delle deformazioni della fronte bianca, dal 1994 ad oggi con una “serie storica” che in campo himalayano ha pochi confronti.
La misurazione è stata eseguita rispetto alla rete determinata nel 1998 e “agganciata” nel 1999 alle misure “storiche” effettuate con rotella metrica e bussola negli anni compresi tra il 1994 e il 1997. Le misure di quest’anno sono state effettuate con precisioni dell’ordine di pochi centimetri. La maggiore incertezza è stata determinata dalla presenza di detrito alla base della fronte del ghiacciaio, che forma in alcuni punti un ricoprimento della parte terminale del ghiacciaio.
2.
Posizionamento di
“paline” per la misurazione dell’entità della ablazione nella parte bianca del
ghiacciaio.
Scostandosi dall’impostazione degli anni 1998 e 1999, quest’anno si è deciso di misurare l’entità dell’ablazione-accumulo, della parte bianca del ghiacciaio, mediante il posizionamento di “paline” in materiale plastico lungo un profilo che si svolge dalla fronte del ghiacciaio fino alla parte sommatale dello stesso, tra quote comprese tra i 5400 e i 5600 metri. Si è deciso di scostarsi dall’impostazione precedente, che prevedeva la misura topografica di un profilo longitudinale del ghiacciaio, in quanto la ripetizione dello stesso percorso di misura, negli anni, è reso assai difficoltoso se non impossibile, dalla presenza di numerosi crepacci che spesso bloccano la percorribilità del ghiacciaio stesso e dunque limitano la possibilità di seguire, anno per anno, i medesimi percorsi di misura. Il posizionamento delle paline di misura, permetterà inoltre di effettuare negli anni anche misure di velocità di scorrimento del ghiacciaio stesso verso valle, fatto questo fino ad ora non eseguibile a causa della non materializzazione di punti sulla superficie del ghiacciaio stesso.
3.
Misurazione della
velocità di scorrimento verso valle del ghiacciaio Changri Nup e
materializzazione e misura di nuovi punti di controllo della velocità di
scorrimento del ghiacciaio sul ghiacciaio Changri Nup.
Come negli anni 1998 e 1999 si è proceduto con la misurazione della velocità di scorrimento verso valle della superficie detritica del ghiacciaio. Ai 6 vertici materializzati in precedenza, sono stati aggiunti ulteriori 5 vertici di misura. Su tali punti, materializzati in modo inamovibile su massi erratici posti sulla superficie del ghiacciaio, viene effettuata una misura di posizione con stazionamenti GPS di tipo statico che si prolungano per 45-60 minuti. Le precisioni di tale posizionamento sono valutabili in 1-2 cm sia in planimetria che in quota.
4.
Misurazione di tre
profili altimetrici del ghiacciaio Chola.
La permanenza sul ghiacciaio
Chola è stata di 5 giorni. Il
ghiacciaio Chola è posizionato nell’alta valle di Periche. L’imponente lingua
detritica forma una diga naturale che forma ad est l’omonimo lago. Tre membri
della spedizione hanno istallato un campo “base” sulla parte detritica del
ghiacciaio. In prossimità del campo base è stato realizzato, su un grosso masso
esterno alla zona ancora attiva di ghiacciaio, un vertice di riferimento che è
stato collegato con un vertice a coordinate WGS84 note posto in prossimità del
laboratorio Piramide. Le misurazioni sul ghiacciaio hanno comportato la misura
di tre sezioni trasversali del ghiacciaio stesso. Tali misurazioni sono state
effettuate in modalità RTK con una acquisizione di almeno 15 secondi. I vertici
dove è stata posizionata l’antenna Master sono stati calcolati in coordinate
assolute WGS84 con riferimento al vertice posto alla Piramide e noto in tale
sistema di coordinate.
L’accuratezza ottenuta è stata nel calcolo della sezione in RTK è stato
dell’ordine di 2-3 centimetri. Lungo le tre sezioni sono stati posizionati un
totale di 12 vertici di velocità, in cui è stato effettuato un posizionamento
in modalità statica per circa 45-60 minuti.
5.
Materializzazione e
misura di punti di controllo della velocità di scorrimento del ghiacciaio sul
ghiacciaio Chola.
Sul ghiacciaio Chola, in corrispondenza delle tre sezioni misurate, sono stati posizionati 12 vertici per la stima delle velocità di scorrimento del ghiacciaio verso valle. Le misurazioni della velocità di scorrimento verranno continuate nel futuro permettendo in questo modo di stimare la velocità si scorrimento del ghiacciaio verso valle.
Testo redatto da Ing. Giorgio Vassena in data 17 dicembre 2000
Ing. Giorgio Vassena Baia
Terra Nova, 17/12/2000