Changri Nup Glacier Monitoring Expedition
UNIVERSITA' DI BRESCIA - DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA
CIVILE - GRUPPO "TOPOGRAFIA"
IL PROGRAMMA DELLA SPEDIZIONE DEL 1999 E NASCITA DELLE
SPEDIZIONI CHANGRI NUP
Accade tutto qualche anno fa. Giorgio Vassena, dottorando in topografia presso la sezione Rilevamento del Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Ambientale e del Rilevamento (ora ricercatore presso l’Università di Brescia) tiene alcuni seminari didattici per il corso di Topografia del Prof. Carlo Monti e lì conosce due studenti, Gaetano Carcano e Matteo Sgrenzaroli, validi studenti ed esperti scalatori e appassionati di montagna. Il rapporto di conoscenza si trasforma nel tempo in amicizia, tanto che Vassena comincia a recarsi in montagna e per ghiacciai con i due oramai neo-ingegneri, laureatisi con una tesi in Telerilevamento con il Prof. Giovanmaria Lechi. Già da tempo Carcano e Sgrenzaroli accompagnavano Giacomo Casartelli, esperto glaciologo, nelle sue campagne di misura nei vicini ghiacciai alpini (pizzo Scalino, Forni, Fellaria) e risulta quasi naturale il desiderio di cercare di applicare anche alle misure "glaciologiche" i moderni approcci di rilevamento appresi durante gli anni universitari.
Nel luglio 1997 presso l’accogliente Rifugio Bignami, ai piedi delle stupende masse glaciali che dalle cime del gruppo del Bernina scendono a sud verso la Val Malenco, per la prima volta, durante uno dei periodici incontri del Comitato Glaciologico del Club Alpino Italiano (CAI), Carcano, Casartelli, Sgrenzaroli e Vassena incontrano tutti insieme il Prof. Claudio Smiraglia, presidente del Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano. Alcuni del gruppo già da tempo collaboravano saltuariamente con le attività del Comitato Glaciologico, mettendo a disposizione il proprio tempo libero e le proprie capacità alpinistiche per le rilevazioni glaciologiche su diversi ghiacciai alpini. In questa occasione però, per la prima volta, nel colloquio con il Prof. Smiraglia si mette a tema anche come le capacità professionali nel campo del rilievo topografico-fotogrammetrico e da satellite (remote sensing) possano essere efficacemente impiegate in questo settore di ricerca.
E’ così che il gruppo decide di attivare al più presto una serie di iniziative di sperimentazione pratica di rilevamento moderno, su un’area test, il ghiacciaio del Pizzo Scalino, applicando tecniche GPS (Global Positioning System) e fotogrammetriche. In questo modo si sviluppa l’interesse per l’evoluzione dei ghiacciai alpini, interesse che non può non portare a rivolgersi anche ai ghiacciai himalayani, che in molti aspetti permettono di osservare, anche se in scala molto maggiore, quelli che saranno gli effetti del ritiro anche nei nostri ghiacciai.
Nell’aprile 1998 il gruppo decide di impegnarsi nell’organizzazione di una ricerca riguardante lo studio di un ghiacciaio himalayano, al fine di valutarne l’evoluzione nel tempo e per individuare l’approccio topografico più efficace per il rilievo. Il ghiacciaio scelto è lo Changri Nup alle pendici del monte Pumori e affluente del ghiacciaio Khumbu che ha origine nel monte Everest. La scelta dello Changri Nup è dovuta alla sua posizione in prossimità della "piramide", il laboratorio di ricerca del CNR posto in quota lungo una morena del ghiacciaio Khumbu, e al fatto che il Prof. Claudio Smiraglia già nel periodo compreso tra il 1994 e il 1997, aveva effettuato ricerche su tale ghiacciaio, con prelievi di campioni di neve e ghiaccio e misurazioni topografiche riguardanti la posizione della fronte "bianca", cioè non ricoperta da detrito, del ghiacciaio stesso.
Nonostante l’organizzazione di una spedizione non sia cosa di poco conto, anche economicamente, il gruppo a cui si è intanto aggiunto anche il papà di Sgrenzaroli, Roberto, parte con decisione e in pochi mesi riesce ad organizzare la spedizione che ha luogo tra il 15 settembre e il 15 ottobre 1998. Gli obiettivi della "Changri Nup Glacier Monitoring Expedition ‘98" a prima vista arditi, sono tutti effettuati con successo. Viene realizzata una rete GPS di precisione ad una quota compressa tra 5000 e 5600 metri. Le coordinate dei punti vengono valutate a partire dai vertici impiegati dai Proff. Poretti e Marchesini dell’Università di Trieste per la valutazione della quota del monte Everest. Grazie ad un campo base sito a 5300 metri sul ghiacciaio, ed uno avanzato posto a circa 5500 metri, vengono effettuate diverse sezioni trasversali del ghiacciaio Changri Nup, viene misurato il modello altimentrico della parte alta non coperta da detriti, vengono misurate le coordinate di alcuni punti di riferimento posti sul ghiacciaio i quali, rimisurati nel futuro, potranno dare valide indicazioni sulla velocità di scorrimento della massa glaciale verso valle. L’esperienza viene attivamente seguita nel sito internet dedicato http://bsing.ing.unibs.it/~arenghi/ e tramite il Giornale di Brescia, dove è possibile consultare i dispacci che i membri della spedizione mandano tramite un telefono satellitare messo a disposizione gratuiramente dalla ditta SARTELCO.
Ora, a distanza di un anno l’esperienza si ripete. Dei 5 componenti della precedente spedizione, rimane Vassena, ora ricercatore presso l’Università di Brescia, a dare continuità a questa avventura. Ora al progetto partecipano congiuntamente tre università lombarde. In primo luogo l’Università di Brescia, che si accolla la maggior parte dei costi, ma anche la facoltà di Ingegneria di Lecco del Politecnico di Milano, che mette a disposizione, grazie all’interessamento del Prof. Alberto Giussani, la costosa strumentazione GPS e si accolla i costi di assicurazione di questi apparati. Ma l’aspetto che sicuramente fa più piacere è che grazie al contributo del Comitato Sportivo del Politecnico di Milano, due studenti della Facoltà di Ingegneria di Milano avranno la possibilità di parteciapre alla spedizione Changri Nup ‘99 che partirà il 17 settembre per tornare in Italia il 18 ottobre. In realtà i due studenti saranno uno strumento indispensabile per lo svolgimento della spedizione, considerato che quest’anno il gruppo sarà composto da Vassena e appunto dai due studenti.
Stefano Capitanio e Simone Radovan, questi sono i nomi dei due studenti in ingegneria. Stefano Capitanio è laureando in ingegneria meccanica, e sta completando una tesi con il Prof. Bruno Pizzigoni su una macchina tessile. Capitanio ha una notevole esperienza di montagna, acquisita nel tempo in particolare in compagnia di Carcano e Sgrenzaroli. Ha al suo attivo lunghe scalate in roccia sia nelle Dolomiti che nelle Alpi Centrali. E’ anche uno dei 5 componenti ad avere aperto nel 1996 una interessante lunga via nelle Pale di San Lucano denominata via San Pampuri. In glaciologia è stato spesso membro di gruppi che hanno operato nella misura frontali e nei bilanci di massa di ghiacciai alpini. Simone Radovan è invece studente del quarto anno in ingegneria elettronica, settore optoelettronica, e alpinisticamente ha acquisito notevole esperienza sulle cime innevate delle Alpi Occidentali, pur non disdegnando anche l’arrampicata spesso anch’egli in compagnia di Carcano, Capitanio e Sgrenzaroli. Anch’egli ha spesso collaborato ad operazioni di misure glaciologiche in zone alpine.
La partenza, come già accennato, è prevista per il 17 settembre alla volta di Khatmandu. Da lì il gruppo si recherà via aereo, il 20 settembre, a Lukla, località posta a 2600 metri di quota all’imbocco della valle del Khumbu. Dopo 5 giorni di cammino la spedizione arriverà alla piramide di ricerca del CNR, posta a 5050 metri a fianco della imponente morena del ghiacciaio di Khumbu. Per il 22 è prevista la partenza per il ghiacciaio Changri Nup, dove i tre membri della spedizione, accompagnati da uno Sherpa, permarranno per 10 giorni consecutivi ad una quota compresa tra 5300 e 5600 metri. La maggiore difficoltà nell’operare a tali quote, relativamente basse se confrontate con le altezze delle cime circostanti, è il fatto di dover effettuare operazioni che richiedono non solo un intenso sforzo fisico, ma anche di doversi applicare mentalmente in lavori di elaborazione di dati e programmazione di campagne di rilievo. Riuscire a pensare sempre con lucidità in una tendina posta a 5500 metri può risultare un po’ faticoso !
Gli obiettivi scientifici della spedizione di quest’anno consistono nel ripetere le sezioni altimetriche del ghiacciaio effettute l’anno passato, rilevare le variazioni di quota della parte bianca del ghiacciaio, rilevare la velocità annuale di scorrimento del ghiacciaio.
La spedizione sarà stata inoltre una nuova occasione per diffondere anche al grande pubblico, attraverso il giornali, successive conferenze e tramite il sito WEB disponibile in Internet, le problematiche connesse allo studio dei ghiacciai e alle aggiornate metodologie di rilevamento topografico. Da parte dei componenti della spedizione sarà stata l’occasione per rinfrancare un’amicizia nata nella frequentazione comune delle nostre montagne; un’amicizia nata da un comune interesse per la montagna, il rilevamento e più in generale per una passione nell’indagare gli aspetti sempre stupefacenti della realtà che ci circonda.
Testo redatto in data 1 settembre 1999 da:
Giorgio Vassena
Riferimento
organizzativo per l’Università di Brescia:
Ing. Giorgio Vassena
Università degli Studi di Brescia
Dipartimento di Ingegneria Civile
Via Branze, 38
25123 Brescia
Tel. 030-3715516
Fax. 030-3715503
E-mail: mailto:vassena@bsing.ing.unibs.it
Sito Web: http://www.rilevamento.it/
IL DIARIO DELLA SPEDIZIONE DEL 1999
(Tutti i messaggi sono inviati grazie alla società SARTELCO di Vimercate che ha gentilmente messo a disposizione il terminale satellitare per le comunicazioni via INTERNET)
Namche Bazar 22.09.1999 quota 3440 metri
Dopo aver pernottato a Phakding ad una quota di circa 2600 m, verso l'una del pomeriggio siamo arrivati a Namche dove pernotteremo al Thamserku View lodge, di proprietà di Mister Nima che a Khatmandu gestisce l'agenzia di "trekking" di cui ci serviamo per il trasporto del bagaglio e della strumentazione. A pranzo abbiamo mangiato un ottimo riso con lenticchie e verdure bollite.

Namche Bazar (Foto di Giacomo Casartelli 1994)
Qui a Namche abbiamo trovato Sepi (un montanaro, guida alpina di Alagna che
si sta recando alla laboratorio Piramide CNR posto a 5050 metri ad effettuare lavori
di mautenzione) che era arrivato qui ieri direttamente da Lukla. Il tempo oggi
è stato bello, e solo nel primo pomeriggio è scesa un po' di nebbia sul
villaggio.
Namche è il villaggio più importante della valle del Khumbu in quanto sorge
all'incrocio tra due importanti vie commerciali: quella che viene dal Nepal
lungo la valle del Khumbu, e quella che viene dal Tibet, attraverso un passo
posto a 5600 metri. Namche è anche la capitale del popolo degli Sherpa, un
popolo che circa trecento anni fa è disceso dal Tibet in questa valle assai più
fertile e accogliente rispetto agli aridi altopiani tibetani.
L'alta valle del Khumbu è ora diventata la loro nuova casa.
Questo popolo è geneticamente predisposto all'alta quota e quindi molti Sherpa
fanno i "portatori d'alta quota": elementi indispensabili per la
riuscita di ogni spedizione alpinistica su queste montagne.
Nel pomeriggio verso le 16:30 arrivano i nostri portatori. Un rapido controllo
al carico posto nelle gerle dei portatori sembra tutto a posto. Il sudore sulla
fronte dei portatori è tanto. Portare carichi dell'ordine di 30-40 Kg per
sentieri in quota non è uno scherzo neanche per questi ragazzi tutto nervi.
Fino ad ora nessuno di noi risente particolarmente della quota. Anche oggi
abbiamo seguito infatti le regole per un buon acclimatamento, passo lentissimo,
cibarsi bene, sudare il meno possibile per non disidratarsi e per non rischiare
raffreddori. In realtà alla fine della tappa non ce l'abbiamo più fatta e
abbiamo allungato il passo verso il desiderato pranzo. Anche uno
"sgamino" di grappa ci aiuta a tirare sera.
Ora sono le 17.00, tutti i turisti si riposano o sorseggiano qualche bevanda.
Per noi comincia la sera di lavoro. Spedire mail, scrivere dispacci, riprovare
l'uso dei programmi di compensazione (cioè di trattamento dati rilevati con la
nostra strumentazione topografica), finire di pianificare i tempi delle
misurazioni sul ghiacciaio, accordarsi con lo sherpa per l'organizzazione dei
campi che dovremo istallare sul Changri Nup.
Thianboche 24/09/99 Himalayan Lodge quota 3850 metri
Oggi siamo partiti alle 9:00 dal nostro loge in Namche Bazar. Un giorno di
riposo e acclimatamento è stato molto utile. Siamo addirittura riusciti a fare
una doccia calda! Fino alla piramide infatti, quindi tra due giorni non ci si
potrà più lavare.
Abbiamo percorso un tratto in mezza costa, lungo l'unico sentiero che percorre
la valle del Khumbu. Il nostro sherpa all'inizio del percorso ci accompagna
fedele. Dopo qualche chilometro si rende però conto che siamo abbastanza
indipendenti e ci abbandona per cercare i portatori della strumentazione e
verificare che tutto si svolga senza problemi.
A un certo punto ci appare di fronte uno spettacolo mozzafiato.
Le montagne più imponenti nel mondo: il Lothse, il Nuptse e l'Everest si
stagliano di fronte a noi. Poi il sentiero prende a scendere fino al fondovalle
per poi risalire sul versante opposto dove sorge Thianboche, un villaggetto di
poche case caratterizzato da un famoso tempio buddista-tibetano.
Nella salita Stefano ha avuto un brutto incontro: una piccola carovana di yak
sta scendendo verso valle. E' il primo incontro con questi forti animali da
trasporto. Stefano si scosta per sicurezza sotto il sentiero, ma uno yak lo
punta con le corna e lo avvicina rapidamente con fare minaccioso. Un balzo nei
rovi e arbusti posti sotto il sentiero mette al sicuro Stefano, in realtà un
po' acciaccato da qualche scheggia nelle mani. Niente di grave.
Man mano che si sale di quota i Lodge si fanno sempre più radi e meno accoglienti.
Nell'Himalayan Lodge di Tiemboche, che ci ospita non c'è corrente elettrica e
fa anche abbastanza freddo.
Il Lodge è una specie di rifugio come se ne trovano molti sulle Alpi; si può
prendere un the, pranzare, cenare e pernottare, la toilette di solito è un
gabbiotto all'aperto. Spesso la sala da pranzo è una veranda riscaldata da una
stufa a legna. Gli sherpa aspettano al di fuori il turno di mangiare, quando i
turisti occidentali hanno finito.
E' una cosa che appare un po' strana, ma qui funziona così.
Queste sale sono spesso affollate da "trekkers" intenti a scrivere i
loro diari; spesso ci appaiono un po' ridicoli... sembra stiano facendo quasi
un'esperienza mistica.
Il tempo non sembra promettere niente di buono. Al sereno del mattino si sostituisce
sempre una leggera pioggerella; il monsone sta dunque tartando ad allontanarsi
il che potrebbe crearci non pochi problemi su in quota. Speriamo. Nel
pomeriggio, dopo pranzo, abbiamo nuovamente testato gli strumenti topografici
GPS (Global Positioning System) che useremo sul ghiacciaio. Vogliamo acquisire
una buona sincronizzazione e abilità nell'eseguire le operazioni di misura, che
richiedono il collegamento di diversi cavi e l'impostazione di particolari
parametri sugli strumenti stessi.
Periche 25.09.1999 quota circa 4300 metri
E ora si comincia a fare sul serio. Fino ad ora si è parlato di alta quota, di possibili mal di testa, ma solo ora che superiamo i 4000 metri di quota cominciamo a sentirci fiacchi.

La valle di Periche (Foto di Giacomo Casartelli - 1994)
Quello che a Namche era un semplice raffreddore ora diventa pesante da
sopportare e allora ecco uno di noi che si trova a riposare nel caldo sacco a
pelo di alta quota, in camera, invece che essere con noi nella sala da pranzo
del lodge.
Anche chi di noi "sta bene" sente comunque la quota, un leggero mal
di testa e un po' di sensazione di stanchezza diffusa. Il tempo tra l'altro non
ci aiuta. Dicono che sia il monsone in ritardo... noi non sappiamo cosa sia ..
comunque piove e fa freddo. Fortunatamente qualche squarcio nelle nubi ci ha
permesso di scorgere le fantastiche vette che ci circondano. In particolare la
cresta immacolata dell'Amadablam ci ha entusiasmato. Per il resto
l'avvicinamento a Periche ci ha fatto incontrare un gruppo di ragazze, una
polacca, un'israeliana e una giapponese, che si sono incontrate ad un corso di
meditazione di 10 giorni giù a Kathamandu.
I continui cambiamenti di tempo, nebbia, sole, pioggia, di nuovo sole, ci
obbligano ad un continuo cambiamento nell'abbigliamento a strati, come ci è
stato insegnato, che indossiamo. T-shirt di cotone, "underwear" in
materiale sintetico, pile, giacca a vento, fulard per proteggere la gola,
bandana in testa per proteggersi dal sole... Alla fine della giornata non ne
possiamo più di questi continui cambiamenti di vestiario.
Ieri sera abbiamo mostrato al nostro sherpa, attraverso il computer, le
immagini dei campi base e avanzato che l'anno passato avevamo istallato sul
ghiacciaio e che quest'anno dovremo riposizionare. E' sembrato stupito e
spaventato della cosa. In tutta sincerità ciò ci preoccupa abbastanza perchè
lui dovrebbe essere l'uomo "forte" della situazione, in grado di
risolvere ogni imprevisto. L'agenzia di trekking che abbiamo contattato non ci
ha dato sicuramente il suo "uomo migliore" e prima di andare sul
ghiacciaio dovremo chiarire bene questo particolare non secondario.
Domani ci aspetta la tappa più dura, 800 metri di dislivello per raggiungere i
5050 metri della piramide di ricerca del CNR.
Piramide CNR 26.09.1999 quota 5050 metri
Finalmente in Piramide !

La piramide-laboratorio del progetto Ev-K2-CNR con sullo sfondo il monte Pumori (Foto Giacomo Casartelli 1994)
La piramide del CNR, ricordiamo, è un laboratorio di ricerca in alta quota,
nato dall'iniziativa del Prof. Ardito Desio e ora sede di un laboratorio di
ricerca in alta quota. Il nome piramide, nasce dalla forma appunto a piramide
del laboratorio stesso, costrutio in vetro e metallo. La nostra spedizione,
sfrutta il supporto logistico di questa struttura, di cui saremo ospiti per
qualche giorno. In particolare useremo i ponti radio della struttura e i
pannelli solari per la ricarica delle batterie portatili indispensabili per
l'utilizzo della strumentazione. In due siamo arrivati qui in Piramide, uno di
noi è rimasto a riposare a Periche. Questa mattina stava bene e dunque lo
aspettiamo per domani. La tappa oggi è stata la più pesante. Più di 700 metri
di dislivello in un unica tappa, in quota. Non male. Due ricercatori del CNR,
che vengono in Piramide a certificare che il laboratorio sia conforme alle
normative sulla sicurezza, arrivano solo all'imbrunire, sotto una fredda e
fitta nevicata.
Uno dei due, osservando l'accogliente lodge affiancato alla piramide cita:
"Dalle lodge ben fatte e ben tenute esce come da giovane sorgiva un senso
di freschezza e di salute". Un po' di buon spirito in quota non guasta.
Noi, fin da quando siamo arrivati, abbiamo abbandonato ogni intenzione di
lavorare, almeno per oggi. Meglio dormire e riposare, sperando che la sensazione
di leggero mal di testa che abbiamo non si trasformi in reale malore. A queste
quote e oltre dovremo rimanere per circa 15 giorni e dunque è meglio non
commettere errori.
Speriamo che il tempo inclemente passi al più presto, altrimenti non sarà facile
muoversi sul ghiacciaio, posizionare il campo base, effettuare le misure.
Speriamo che Seppi nei prossimi giorni non debba allontanarsi dalla Piramide,
in modo che ci possa aiutare, come l'anno passato nell'istallazione dei campi.
Seppi ci dice che arrivare in alto è sempre una bella fatica e che in
particolare qui a 5000 metri il corpo non segue quello che la mente vorrebbe
fare. Alcuni turisti, desiderosi di arrivare rapidamente in quota, sono ora
ospiti qui con noi al lodge, sono a letto imbottiti di pastiglie di Diamox, un
medicinale che aumenta la frequenza respiratoria e quindi la percentuale di
ossigeno del sangue la cui diminuzione è il primo chiaro effetto di mal di
montagna. In effetti quando si sta male, si ha in genere difficoltà ad accettare
questo stato. Si vorrebbe avere un medicinale che rapidamente guarisca e faccia
stare bene. E invece bisogna accettare tempi di avvicinamento alla quota e di
acclimantamento.
Sono invece molti i turisti occidentali che si spingono rapidamente in quota, con
pesanti zaini, pensando che per loro non valgono le leggi di acclimatamento
ormai ben note a tutti.
Piramide CNR 27.09.1999 quota 5050 metri
Oggi abbiamo iniziato i primi preparativi, che ci permetteranno di istallare
il campo base a quota di circa 5300 m di quota e poi un campo avanzato a 5600 m
sul ghiacciaio Changri Nup; la gioranta è trascora scegliendo le tende, i
sacchi a pelo, e mettendo sotto carica le batterie, indispensabili per il
funzionamento della strumentazione.
La vita qui a 5000 metri non è priva di difficoltà. La quota si fa sentire nel
migliore dei casi con un maggiore affaticamento, e altre volte con disturbi sia
intestinali sia con mal di testa. Disturbi che vanno scomparendo con
l'acclimatamento.
Finalmente nel primo pomeriggio ci ha ragginto il componente della spedizione
che a causa di un forte mal di gola e annessi malori manifestatisi a Periche,
aveva trascorso un giorno in più a bassa quota. Giampietro Verza guida alpina
che gestisce la Piramide, con uno strumento medico gli tiene comunque sempre
sotto controllo il grado di saturazione del sangue (indice di quanto ossigeno
riesce a portare il sangue); un indice inferiore al valore di 75-80 puo'
significare l'inzio di qualche problema di alta quota.
Oggi in piramide è arrivato anche qualche turista o meglio
"trekkista" come si usa dire da queste parti. In particolare una
coppia francese; lei in preda ad un forte mal di montagna, lui abbastanza in
forma. Il ragazzo francese era assai preoccupato sia della salute della moglie
sia di non poter raggiungere il giorno successivo il Kala Pattar, sommità meta
dei quasi 20.000 visitatori che ogni anno percorrono la valle del Khumbu, da
cui si domina il campo base dell'Everest, l'ice fall e si ha un'ottima visione
dell'Everest (in realtà anche del nostro ghiacciaio Changri Nup, ma pare che
ciò non interessi a molti). Dicevamo del ragazzo francese, è arrivato a
chiedere se a nostro parere era una buona idea mandare a valle da sola la
moglie che non stava bene e recarsi lui da solo al Kala Pattar. Ovvia la nostra
risposta, ma questa smania di arrivare alla meta, al di là delle difficoltà
anche fisiche che si possono incotrare è un pò la costante da queste parti.
Piramide CNR 28.09.1999 quota 5050 metri
Finalmente tutti e tre i componenti della spedizione hanno recuperato uno
stato di forma accettabile.
Nel corso della mattinata Giorgio e Simone hanno messo in ordine gli strumenti,
stendendo anche un planing dettagliato del lavoro che svolgeremo sul
ghiacciaio. Sono state verificate le impostazioni degli strumenti e in
particolare tutti gli accessori degli strumenti. Sul ghiacciaio infatti
lavoreremo con gli strumenti GPS, strumenti topografici a misura satellitare, e
per il loro funzionamento è necessario impiegare un discreto numero di
componenti che devono essere assemblati. L'antenna che riceve il segnale dai
satelliti, l'antenna che comunica con un radio-modem, il radio-modem, il
ricevitore dei segnali GPS, il "palmare" per controllare tutte le
funzioni dello strumento. Gli strumenti sono collegati tra di loro con cavi, e
per ogni cavo è previsto un cavo di emergenza in caso di malfunzionamento. La
rottura di una cavo qui in alta quota vuol dire perdere una giornata di lavoro
e in particolare tanta fatica inutile.
Sepi (guida alpina nella zona del Monte Rosa ormai già frequentemente citata
nei nostri dispacci) e Stefano sono andati con cinque portatori ad installare
il campo base sul ghiacciaio del Changri Nup. Il campo base è stato posto ad
una quota di circa 5300 m, nella medesima posizione in cui avevamo posizionato
il campo lo scorso anno.
Il campo è raggiungibile dalla Piramide in un paio d'ore "conoscendo la
strada" e in buone condizioni di tempo; in caso di mal tempo tutto si
complica notevolmente. Infatti per giungere il ghiacciaio è necessario
sorpassare alcune morene e parecchi ammassi detritici presenti sul ghiacciaio
stesso. Nella ricerca del percoso siamo però stati aiutati dai segnavie
lasciati nel corso della ricerca dell'anno passato ancora in buona parte
presenti lungo il percorso più breve per giungere al luogo in cui si è
installato il campo base. Il campo base consta di una tenda con funzione di
magazzino, mensa e luogo di elaborazione dati, una tenda cucina, una in cui
dormiranno i portatori e una per noi, componenti della spedizione.
Nel pomeriggio abbiamo poi installato una stazione GPS fissa in corrispondenza
di un punto a coordinate note sito poco sopra la Piramide. Il punto denominato
"punto Poretti" è un punto determinato nel 1992 dal Professor Poretti
dell'Università di Trieste e in seguito impiegato per la misurazione della
quota del monte Everest.
Per domani si prevede in mattinata di concludere i preparativi per la partenza
per il ghiacciaio in cui contiamo di trasferisci nel pomeriggio.
Oggi nel pomeriggio sono giunti in piramide anche i tre ricercatori nepalesi,
di cui uno verrà al nostro seguito sul ghiacciaio. In realtà non sembrano molto
interessati alle nostre ricerche. Ma di ciò vi sapremo dire nei nostri prossimi
collegamenti.
Campo Base 29.09.1999 quota 5300 metri Ghiacciaio Changri Nup
Cari lettori di questi prolissi e noiosi dispacci. Vi scriviamo (Giorgio e
Stefano) da una tenda a quota 5300 in mezzo al ghiacciaio Changri Nup. Siamo
infilati nei sacchi a pelo, perchè il freschino si fa sentire a questa quota!
La giornata non è andata come ci aspettavamo. Abbiamo dovuto aspettare in
Piramide il ritorno di Giampietro Verza, che si è dovuto assentare per un paio
di giorni dal laboratorio. Prima di partire per il campo base dovevamo
procurarci e radio e i pannelli solari. Giampietro è arrivato solo alle 14.00 e
dopo un veloce pranzo ci ha dedicato un po' di tempo. Non siamo dunque riusciti
a concludere tutto e Simone ha deciso di rimanere in Piramide anche questa
notte in modo da concludere le questioni tecniche dei pannelli. (Scusate
l'italiano, ma...). Siamo partiti, Giorgio e Stefano, verso le 15.30, un po'
tardi, dalla Piramide. L'obiettivo era raggiungere il campo base verso le
16.30. Tenete conto che qui alle 18.00 è buio. Ci muoviamo sempre ben
attrezzati, pile di riserva guanti, luci frontali. Dal campo base dovevano
scendere due portatori per finire di trasportare il materiale necessario dalla
Piramide domani in mattinata.
L'organizzazione del tutto è come un puzzle. Togli un tassello e va tutto a
catafascio. In campo base doveva rimanere un portatore per aiutarci domani
nelle operazioni di misura sul ghiacciaio. Ore 16.30, incrociamo i due
portatori. Incredibile, ci comunicano che il terzo portatore è stato rispedito
a casa dallo sherpa responsabile del campo. Questo vuol dire che domani salta
tutto il lavoro. Su 10 giorni, toglietene uno ! Non è uno scherzo.
Immediata la decisione, uno dei due portatori deve tornare con noi al campo
base... Ma... al campo base non c'e' sacco a pelo in cui possa dormire !
Decidiamo dunque di tornare verso la Piramide mentre da questa Giampietro ci
invia incontro un nepalese con la coperta. Intanto si è fatto buio. Ci
dirigiamo verso il campo base ! E' notte. nevischia e rintracciare gli ometti e
difficile. Muoversi nel mare di detriti instabili non è cosa bella di giorno,
di notte.. meglio non commentare.

Il nostro portatore Dendi. (Foto G. Vassena 1999)
Perdiamo la strada un paio di volte, ma con l'aiuto del portatore, di
Stefano che vi era stato il giorno prima e di Giorgio che vi era stato l'anno
passato arriviamo al campo base alle 19.30.
Ora c'e un altro problema da risolvere ! Trovare un nuovo portatore, risolvere
le questioni con l'agenzia di trekking (non ancora pagata !). Comunque domani
si comincia a misurare, finalmente !
Changri Nup Glacier 30.09.1999 quota 5300 metri
Finalmente operativi!! Dopo lunghi preparativi in mattinata abbiamo iniziato le misure sul ghiacciaio.

"Dopo lunghi preparativi in mattinata abbiamo iniziato le misure sul ghiacciaio. Ecco un punto fisso posto sulla morena che domina il ghiacciaio Changri Nup. Sullo sfondo la parte "bianca" del ghiacciaio. (Foto G. Vassena 1999)
Abbiamo effettuato sia misure in modalità RTK (real time kinematic) di due sezioni già rilevate lo scorso anno, sia misure in modalità statica di punti "velocità". I punti rilevati risultano siti nella parte più a valle del ghiacciaio.

Stefano Capitanio misura con il GPS in modalità RTK l'abbassamento del ghiacciaio. Quota 5300 metri. (foto. G. Vassena)
Tutto questo allo scopo di avere un termine di paragone con le misure
effettuate lo scorso anno, e poter quindi dare indicazione sul movimento dello
stesso.
Le condizioni meterologiche non sono certo state favorevoli: grande sorpresa
quando uscendo dalle tenda, nel campo base, alle 6.30 abbiamo trovato tutto
attorno a noi imbiancanto. Per tutto il resto della giornata, ha continuato a
nevicare.

SONO ARRIVATO QUI
Le misure in modalità RTK vengono effettuate installando una stazione fissa in
corrispondenza di un punto a coordinate note quindi è possibile avere in tempo
reale la posizione relativa della stazione mobile lungo il ghiacciaio. Il
collegamento tra le due stazioni è assicurato mediante modem-radio. Misure in
modalità statica vengono invece realizzate installando almeno due stazioni
fisse in corrispondenza dei due punti di cui si vuole conoscere la posizione
relativa.

Giorgio Vassena posiziona un punto fisso su un masso nella parte alta del ghiacciaio coperto da detriti (Foto Simone Radovan)
Nel pomerriggio al gruppo operativo sul ghiacciaio si è aggiunto anche il
terzo componente della spedizione, che era rimasto in Piramide ad attivare il
ricevitore posizionato in corrispondenza del punto Poretti: un antenna con
ricevitore che abbiamo programmato in modo tale da spegnersi di notte ed
abbiamo alimentato con 2 pannelli solari, e ad occuparsi della struttura di
ricarica delle batterie sempre mediante pannelli solari. Tale struttura è stata
abilmente preparata da Giampietro Verza e dopo pranzo con un portatore e il
terzo membro della spedizione sono giunti al campo base verso le 4 del
pomeriggio.
Poi è giunto Giorgio stremato con Dadi Sherpa, che hanno attraversato il
ghiacciaio per 8 ore, e dopo un po è giunto Stefano dalla sua postazione.
Un piccolo riposino in attesa della cena, una discreta cena a base di minestra,
uova e patatine fritte, e poi tutti in tenda a scaricare i dati della giornata
sul computer accompagnati dalla melodia un po gracchiante di Bruce Sprengsteen
trasmessa da "Radio Khumbu".
Campo Base Ghiacciaio Changri Nup 01.10.1999 quota 5300 metri
Il lavoro sul ghiacciaio continua, nonostante le condizioni meteo siano decisamente sfavorevoli. Il monsone tarda a ritirarsi e così siamo costretti a lavorare per la maggior parte del tempo sotto la neve. Purtroppo se tale condizione non migliora potrebbero esserci seri problemi legati alla difficoltà nel ricaricare le batterie mediante pannelli solari, indispensabili per le nostre attività.

Campo base. Simone Radovan prepara la strumentazione GPS per una giornata di lavoro sul ghiacciaio. Si nota la neve caduta nottetempo sul ghiacciaio e sulle tende del campo.
In questi giorni ci ha particolarmente colpito la disponibilità e l'umanità di alcuni portatori, le persone più semplici al nostro servizio. Abbiamo notato che in particolare quelli che passano molto tempo con noi, aiutandoci nei diversi lavori, vedendo comunque le energie che stiamo mettendo in questo lavoro, si stanno anch'essi appassionando. Il nostro lavoro ora consiste nel ricercare con la strumentazione topografica (GPS) a nostra disposizione i punti misurati sul ghiacciaio lo scorso anno. Rintracciato il punto, attraverso la conoscenza delle sue coordinate, se ne rileva nuovamente la quota. In questo modo potremo sapere se il ghiacciaio si sta abbassando o se sta rimanendo costante in spessore. Stiamo tra l'altro impiegando un nuovo approccio alla misurazione in RTK. Il segnale dei modem-radio viene propagato lungo tutta nostra valle Changri Nup dalle micro- stazioni di propagazione segnale che funzionano come ponti radio. Tale modalità ci permette di posizionarci in tempo reale sul ghiacciaio, senza problemi di ricezione del segnale proveniente dalla stazione master e impiegando comunque basse potenze. Un metodo efficace che pensiamo abbia numerose applicazioni anche in Italia, dove l'uso di elevate potenze per la trasmissione di segnali radio è vietato o rigorosamente regolamentato. Vagare per i detriti del ghiacciaio è comunque sempre un'esperienza unica. Persi nei ghiaioni, lontani dal mondo "civilizzato", che si ferma nella valle di Khumbu dove passano i turisti per il campo base dell'Everest.

La vista della parte alta del ghiacciaio dal campo base. Mattinata del 1 ottobre 1999. (Foto S. Capitanio 1999)
Vi racconteremo ancora.Domani prevediamo di concludere la prima tornata di misure nella parte bassa del ghiacciaio, e di iniziare a montare il campo avanzato a quota 5500 m circa. Il percorso che l'hanno scorso era stato tracciato nella parte del ghiacciaio più prossima ai laghetti glaciali lungo la destra orografica, è ora completamente inutilizzabile. Tale percorso era ottimo, perchè correva abbastanza in piano ed evitava di doversi avventurare all'interno della parte più tormentata del ghiacciaio. Ora invece dovremo studiare un nuovo percorso, percorribile anche dai portatori carichi di materiale. Già oggi Stefano e Giorgio si sono trovati un paio di volte, all'improvviso, al di sotto di pendii ghiacciati che scaricavano pericolosamente detriti verso valle.Al campo base è ora arrivato anche un ricercatore nepalese del RONAST, ente di ricerca nepalese. Lo ospitiamo nel nostro campo base. Domani mattina, come oggi, nuovamente sveglia alle 6.00 e poi al lavoro.
Changri Nup Glacier 0 2.10.1999 quota 5300 metri
Anche oggi duro lavoro per i tre componenti della spedizione.
Sveglia ore 6, ricca colazione (a base di cheese roll, salame, patate fritte, latte
e musli, ciapati con marmellata), messa in ordine del campo base e degli
strumenti, quindi alle ore 7,30 Simone si muove per posizionare la
strumentazione in corrispondenza di un punto a coordinate note, a circa un'ora
di cammino dal campo base. Un'ora dopo circa anche Giorgio e Stefano muovono
dal campo base per completare la prima tornata di misure nella parte
medio-bassa del ghiacciaio.
Ci si muove tra laghi gliaciali, impressionanti ponti di ghiaccio, sovrastati
da cime che frequentemente "scaricano" piccole valanghe sul
ghiacciaio. Chi ha effettuato imprese alpinistiche in Nepal, considererà queste
sensazioni normali, ma trovarsi a lavorare in questo ambiente è veramente
particolare ! Oggi abbiamo cercato di seguire il percorso che l'anno scorso portava
al campo avanzato e cioè al di sotto della fronte di ghiaccio scoperto a quota
di circa 5400 metri. I piccoli laghi hanno invaso il percorso e pochi
"ometti" in sasso rimangono a testimoniare quello che l'anno passato
era un utile passaggio. Con la nostra strumentazione seguiamo i percorsi
seguiti l'anno scorso, in modo da misurare nei medesimi punti le variazioni
altimetriche del ghiacciaio. Non sempre ciò è possibile. Dove c'era una cresta,
ora c'è uno strapiombo, un pò pericoloso su un laghetto dalla superficie
ghiacciata.
Le condizioni continuano a giocare a nostro sfavore. Di notte lieve nevicata;
al mattino c'è sempre una piccola schiarita e poi per quasi tutto il giorno si
alternano nevicate accompagnate da un continuo soffio di una fredda brezza.

Il Monte Everest visto dal campo base alle ore della mattina (Foto S. Capitanio -1999)
Domani prevediamo di montare il campo avanzato, che permetterà nei prossimi
giorni di realizzare rilievi anche nella parte alta dello Changri Nup. L'anno
scorso i portatori, giornalmente coprivano il percorso tra campo base e campo
avanzato. Considerate però le avverse condizioni atmosferiche, la difficoltà di
camminare su detriti coperti da neve e l'assenza di facili percorsi, questa
sera nella tenda cucina, insieme ai portatori e al puzzo del fornello al
kerosene, si è deciso di istallare un'altra tenda di fianco alla nostra al
campo avanzato. Sguardi mogi da parte dei due portatori che dovranno stare con
noi su là, lontani dal mondo. Li abbiamo un po' addolciti promettendo un paio
di calzettoni caldi e un paio di guanti.
Il campo avanzato sarà dunque costituito da due tende, una di buone dimensioni,
dedicata a locale deposito materiali, cucina e "alloggio" per i due
portatori, che ci aiuteranno nello svolgere il lavoro, e una per noi tre.
Sia il sirdar (responsabile del campo base), che gli altri portatori ci
considerano in realtà un po' pazzi e sorridono vedendoci vagare con quegli
strani strumenti tutto il giorno per il ghiacciaio.
La cena è stata prepaprata per le 18:00. Questa sera c'era a cena con noi anche
l'idrologo nepalese che è qui al campo base, da noi ospitato anche se spesato
dal progetto Ev-K2-CNR.
In giornata abbiamo provveduto anche ad inviare alla piramide un portatore che
domani ci porterà nuove batterie ricaricabili per le nostre radio, un nuovo
sistema di caricamento batterie tramite pannelli solari e nuovi viveri.
Non ci soffermiamo sui risultati scientifici della spedizione che comunque
cominciano a riempire i nostri computer portatili. Una volta rielaborati i dati
ad oggi già rilevati saremo in grado di dire se e a quale velocità il
ghiacciaio scorre a valle e se nelle sezioni rilevate il ghiacciaio si sta
abbassando o mantiene la sua altezza nel tempo.
Domani arriverà alla Piramide il prof. Claudio Smiraglia, presidente del
comitato scientifico del CAI e affermato glaciologo, con cui in Italia già
collaboriamo per il monitoraggio di alcuni ghiacciai.
Speriamo che le condizioni metereologiche gli consentano di farci una visita.
Ora siamo in tenda, un ultimo saluto a Gianpietro Verza che dalla Piramide del
CNR si fa sempre in quattro per darci una mano, spegniamo le frontali e
speriamo che domani il tempo sia sereno, permettendoci di montare il campo
avanzato e di ricaricare con efficacia le nostre batterie che ricarichiamo
mediante i pannelli solari (intanto sentiamo però già il nevischio battere
sulla nostra tenda).
Changri Nup Glacier 04.10.1999 quota 5450 metri Campo avanzato
Ieri finalmente siamo riusciti a montare il campo avanzato. Chiamarlo campo
avanzato a qualcuno potrebbe far sorridere essendo il campo base posto a soli
150 m al disotto. Comunque vi assicuriamo che 150 m di dislivello a questa
quota non sono assolutamente da sottovalutare, considerato anche che il tempo
necessario per raggiungere l'avanzato dal base è di circa due ore e mezzo e
poter risparmiare due ore tutte le mattine, è sicuramente utile per il nostro
lavoro.
Il campo è stato montato poco sotto la parte bianca dello Changri Nup, e questo
ghiacciaio unito alle vette circostanti forma davvero uno spettacolo
difficilmente descrivibile anche con l'aiuto di foto. Il silenzio, la visione
d'insieme danno quelle sensazioni che ben conosce chi ama la montagna e che
difficilmente possono essere trasmesse tramite foto e racconti.

Campo Avanzato. Stefano e Simone preparano la strumentazione GPS all'inizio della giornata (Foto G. Vassena 1999).
Il campo è costituito come previsto da due tende e con noi vi sono due
portatori, uno che aiuta seguendoci negli spostamenti sul ghiacciaio portando
uno zaino carico di strumenti, e l'altro che si occupa di cucinare e di tenere
in ordine il campo.
Le condizioni meteo sono ancora sfavorevoli; notizie rassicuranti arrivano però
dalla piramide secondo cui dovrebbe esserci un deciso miglioramento da domani.
Ieri emergenza: nei pressi della piramide un "trekker" americano
stava male; edema celebrale. E' stato soccorso al più presto, mediante camera
iperbarica e somministrazione di ossigeno, è quindi è stato poi portato a
spalla verso valle, a Periche. In mattinata è' arrivato il tanto richiesto
l'elicottero. Senza l'intervento di Giampietro Verza della Piramide e con le
sue attrezzature di soccorso non sappiamo come sarebbe andata a finire la
vicenda. Notizie abbastanza rassicuranti sono poi arrivati dal personale della
piramide che come abbiamo detto ha partecipato attivamente a tutte le fasi del
soccorso.
Oggi abbiamo continuato il lavoro mediante rilevazioni analoghe a quelle svolte
nei giorni precedenti, ritornando principalmente su punti misurati lo scorso
anno. Durante tutto il giorno si sono sentiti forti boati, dovuti a slavine che
si distaccano dalle pareti circostanti, comunque nessun pericolo per il nostro
campo che è in posizione sicura e ben riparata.

Le cime che attorniano il campo avanzato scaricano di continuo piccole valanghe di neve (Foto S. Capitanio 1999).
E' sera e siamo tutti abbastanza stanchi.
Le misurazioni con il sistema GPS, che ricordiamo è stato messo a disposizione
dal Prof. Alberto Giussani della Facoltà di Ingegneria di Lecco del Politecnico
di Milano, appassionato sponsor di questa spedizione, non sono andate
benissimo. Il sistema di ponti radio che abbiamo organizzato per trasmettere il
segnale dalla stazione Master (ci scusino i non esperti della tecnica GPS RTK)
alla stazione mobile, definita Rover e che permette la misura in tempo reale
della posizione dei ricercatori, non ha funzionato a dovere. Forse qualche
batteria un po' scarica (il brutto tempo non aiuta una buona ricarica di queste
ultime) o qualche posizionamento dei ripetitori non ottimale, ha reso il lavoro
lento e faticoso. Continui spostamenti delle stazioni di ripetizione, ci hanno
richiesto (in realtà anche allo sherpa al nostro seguito) un faticoso
pellegrinaggio per morene sassose.
Il ritorno al campo base è dunque stato molto lento, per la fatica, e un po'
triste per i pochi risultati "portati a casa". D'altro canto siamo
sempre stupiti della qualità e resistenza della strumentazione GPS Trimble che
stiamo impiegando. Acqua, neve, freddo non hanno fino ad ora provocato alcun
problema alla sofisticata e a questo punto non è possibile dire delicata,
strumentazione.
In serata un po' di paura a causa dell'esplosione di una potente fiammata
uscita da una bomboletta a gas nella tenda cucina proprio mentre stavamo
entranto per cenare. Nessuno si è fatto male ma ci è mancato poco ! Lo sherpa
cuoco, poco abituato a questo tipo di fornelli, ha cercato di cambiare la
bomboletta scarica alla luce di una candela. Immediata una potente fiammata e
per fortuna la prontezza di riflessi di quest'uomo che ha gettato la bombola
fuori dalla tenda ha evitato danni anche gravi a noi e all'altro portatore.
Prem, il nostro cuoco, è stato da giovane, ora ha più di quarant'anni, un
portatore di alta quota. E' stato anche al Colle Sud, e chi conosce un po' di
montagna sa che questo è una delle ultime posizioni in cui vengono posizionati
i campi di alta quota per poi conquistare l'Everest. Ovviamente, come spesso
accade, pur essendo tra i portatori la persona alpinisticamente più esperta, è
anche il più umile e il più attento alle nostre esigenze, dal thè caldo appena
arrivati dalla giornata di lavoro all'aiuto a trasportare i nostri strumenti.
Per ovviare a danni utlteriori da domani avremo a nostra disposizione un
rudimentale fornello a kerosene, a cui i portatori sono molto più abituati
evitando dunque di incorrere in problemi come quelli di questa sera.
Changry Nup Glacier 05.10.1999 quota 5450 metri Campo avanzato
Ore 6.00 suona la sveglia, come sepre d'altro canto.
A fatica sollecitandoci l'uno con l'altro usciamo dai sacchi a pelo, e con
nostra grande meraviglia notiamo un cielo sereno e un sole splendente. Sono già
parecchi giorni che non vedevamo il sole, e le cose prendono tutta un'altra
piegha. Ricca colazione e poi si parte con le misure. Finalmente il monsone è
finito, addio al freddo, benvenuto cielo azzurro !
Il lavoro procede bene e a parte qualche scivolone sui sassi instabili del
ghiacciaio. Anche lo sherpa ci dà una mano posizionando il ripetitore in cima
alla valle Changri La.
Oggi infatti percorriamo nel nostro lavoro la valle Changri La, resa nota da un
libro che narra dell'esistenza di un mito secondo cui, in questa valle sorgeva
nei tempi trascorsi un monastero abitato da monaci buddisti. L'ambiente è
magico e si vede chiaramente il passo dello Changri La, un passo a 5900 metri,
dove appunto si narra sorgesse il tempio di cui dicevamo prima.
Ogni tanto dalle montagne circostanti si odono delle enormi scariche di neve
che cadono con un frastuono assordante verso valle. Pur essendo fisicamente
"fuori dal mondo", il collegamento radio ci rende parte dei drammi e
delle vicende che accadono "giù", alla piramide e nella valle di
Khumbu.
E' appena giunta la notizia che un elicottero ha finalmente posto in salvo un
turista americano, ed ecco che giunge notizia che una ragazza francese, è
anch'essa colta da forte mal di montagna. Interviene dunque nuovamente
Giampietro Verza della Piramide. Camera iperbarica e nuovo tentativo di far
arrivare in soccorso un elicottero. Cio' che sembre ovvio da noi sulle Alpi,
qui è tutt'altro che scontato. Infatti il tentativo fallisce e la ragazza viene
portata a quota inferiore, cioè a Periche, grazie all'aiuto dei portatori e di
qualce sherpa !
Da valle giunge anche notizia che domani dovremmo avere in visita un gruppo di glaciologi
francesi e italiani, accompagnati dal Prof. Smiraglia e scortati da Seppi, la
guida alpina di cui abbiamo già parlato. Il nostro campo potrà offrire the al
limone e "hot lemon" (cioè acqua calda aromatizzata al limone).
Changri Nup Glacier 06.10.1999 quota 5450 metri Campo avanzato
Avevamo cantato vittoria troppo presto, e questa mattina al nostro risveglio
abbiamo trovato uno strato di neve anche superiore alle altre mattine.
Indugiamo allora nei sacchia a pelo, alla fine verso le 7.00 ci alziamo. Il
morale è piuttosto basso. Una abbondante colazione ci aspetta, e le cose a
stomaco pieno prendono già una diversa piega.

Misure di posizione della fronte del ghiacciaio Changri Nup (Foto G. Vassena 1999)
Intanto sentiamo Sepi via radio, che ci avvisa che la visita prevista del
Prof. Claudio Smiraglia e delle sue studentesse è annullata proprio per le
cattive condizioni meteo e per un'altro caso di mal di montagna che ha colto un
turista francese in Piramide. Sepi lo accompagna verso valle facendogli perdere
lentamente quota, considerato che le condizioni metereologiche non permettevano
all'elicottero di avvicinarsi dall'aeroporto di Kathmandu.
La visità sarà forse rimandata a domani. Peccato.... è già diversi giorni che
siamo isolati dalla civiltà e una visita avrebbe fatto piacere! Giorgio e
Simone preparano gli strumenti e sotto una fitta nevicata si incamminano sul
ghiacciaio. Stefano è invece addetto alla stazione fissa posta in vicinanza del
campo. L'idea è quella di realizzare tre nuovi punti denominati "punti di
velocità" nella parte intermedia del ghiacciaio che negli anni a venire
forniranno informazioni utili alla determinazione della velocità di scorrimento
superficiale del ghiacciaio.

Un vertice posizionato in corrispondenza di un masso posto sul ghiacciaio (Foto S. Capitanio 1999)
Il lavoro è andato bene ed è stata una prova di forza piantare gli spit nei roccioni, utili a definire con accuratezza il punto misurato. Anche la vernice, con la quale si rendono ben rintracciabili i massi di riferimento, ha lasciato qualche segno sulle giacche d'alta quota che indossano Giorgio e Simone.

Giorgio Vassena e Stefano Capitanio misurano la velocità di scorrimento del ghiacciaio. Sotto la marea di detrito si trova, infatti, uno spesso strato di ghiaccio. Attualmente si conosce pochissimo circa le velocità di scorrimento di questi ghiacciai. (Foto G. Vassena 1999)
La cena stasera è stata ottima: spaghetti con il pomodoro, un tortino di
verdure, altre verdure bollite e una buonissima crema di funghi porcini.

Simone Radovan e Stefano Capitanio durante una pausa di pranzo al campo avanzato (Foto G. Vassena 1999)
Alla sera dopo il lavoro ci coglie sempre un po’ di stanchezza che ci porta
dritti nei sacchi a pelo non appena si può.
Adesso sta ricominciando la lieve nevicata che ogni notte imbianca con qualche centimetro
di neve la valle; speriamo che almeno domani sulla parte bianca del ghiacciaio
ci accompagni un bel sole.
Domani, infatti, andremo a fare delle misure sulla parte più alta del Changri
Nup, la parte bianca non coperta da detriti. Piccozze, ramponi, corde sono
pronti, aspettiamo solo il sole !!!

Nella serata il tempo volge ancora al brutto. Dal campo base si osserva la fronte bianca del Changri Nup e la cima scalata il 9 ottobre. Sulla destra la massa detritica dell'affluente nord del Changri Nup (Foto S. Capitanio)
Changri Nup Glacier 07/08.10.1999 quota 5450 metri Campo avanzato
Oggi finalmente il bel tempo, ed è così inaspettato che c’inoltriamo nel
ghiacciaio bianco, cioè non coperto da detriti, senza proteggerci con crema
solare. Risultato... La sera ci ritroviamo tutti ustionati dal sole preso sul
ghiacciaio.
Avanzare sul ghiacciaio bianco non è stato semplice, in particolare perché il
brutto tempo di questi giorni ha coperto il ghiacciaio di uno strato di un
metro di neve fresca, che copre e nasconde pericolosamente i crepacci. Avanzare
tra un crepaccio e l'altro sui ponti di ghiaccio resi poco visibili dalla neve
non è stato semplice. Piano, piano, portandoci dietro i nostri strumenti, siamo
arrivati fino alla parte sommitale del ghiacciaio, a quota 5800 metri. Un luogo
da favola, isolato dal mondo.

E giunti alla parte sommitale del ghiacciaio, grazie all'autoscatto, una bella foto dell'intero gruppo. Da sinistra Stefano Capitanio, Simone Radovan e Giorgio Vassena
Rispetto all'anno passato sembra che il ghiacciaio si sia visibilmente ritirato, anche se i risultati saranno certi solo dopo l'elaborazione definitiva dei dati misurati.

Stefano Capitanio durante l'avanzata sulla parte "bianca" del ghiacciaio. (Foto G. Vassena 1999)
Alla sera possiamo gustarci uno splendido tramonto sul Nuptse e l'Everest, e poi
una stellata fantastica, con una quantità di stelle mai vista.

Simone Radovan avanza lungo il ghiacciaio Changri Nup (Foto S. Capitanio 1999)
La stanchezza al ritorno dal ghiacciaio: eravamo tutti stanchi morti, anche
se il dislivello percorso non era stratosferico, circa 400 metri. La quota fa
sentire i suoi effetti.
I nostri portatori hanno avuto una giornata d’assoluto riposo, mentre noi
vagavamo per il ghiacciaio. Le persone che dalla Piramide dovevano venire a
trovarci non si sono invece fatte vive. La via è lunga e abbastanza faticosa da
percorrere in un solo giorno. Stiamo inoltre cercando di educare il nostro
cuoco-sherpa ad un più moderato impiego di cipolle e aglio in tutti i cibi.
Questa sera (8 ottobre) siamo addirittura riusciti a fargli cucinare un purè di
patate, dopo tre giorni che mattina, mezzogiorno (se eravamo al campo) e sera
dovevamo sorbirci patate fritte con cipolle e aglio !!
La campagna di misure è quasi conclusa, proprio ora che il monsone sembra
passato e dunque la fatica nelle misure sarebbe stata assai minore. Vi lasciamo
osservando dalla nostra tenda uno splendido tramonto rosato sul monte Everest.
Changri Nup Glacier 09.10.1999 quota 5450 metri Campo avanzato
Ore 1.30: la piramide è collegata tramite videoconferenza alla fiera di
Milano (ora locale 20.00) dove si tiene "La festa della montagna".
Anche a noi è riservato un piccolo angolo, e durante la videoconferenza veniamo
messi in collegamento radio per spiegare in breve cosa stiamo facendo in
Himalaya.
Ore 3.00 ci alziamo con l'intento di raggiungere una poco conosciuta cima sopra
il campo avanzato (5960 m), premio per parecchi giorni di misure sul
ghiacciaio.

Stefano e Giorgio prima della partenza notturna (Foto S. Capitanio)
Oltre che appassionati glaciologi, lo staff di ricerca è anche costituito da
appassionati alpinisti. Lo scorso anno un nostro amico che aveva partecipato
alla campagna di misure, aveva raggiunto questa cima, e così nei precedenti
giorni via e-mail ci siamo documentati sulla via da lui seguita.
Colazione a base di the, pane e marmellata e poi si parte. Fuori fa freddo,
qualche grado sotto lo zero, ma la fatica del cammino è ripagata dalla scena
del sorgere del sole, che ci lascia stupiti.

Fuori fa freddo, qualche grado sotto lo zero, ma la fatica del cammino è ripagata dalla scena del sorgere del sole, che ci lascia stupiti. Simone Radovan osserva il sorgere del sole dietro l'Everest (Foto G. Vassena 1999)
Alle 7.00 ci troviamo nel punto in cui secondo la descrizione dataci dovrebbe esserci una fessura d’alcuni metri; forse il punto più faticoso da superare. Siamo su una sella dietro la quale si vede un’immensa valle percorsa da un ghiacciaio. E' un paesaggio spettacolare, una valle gigantesca che pochissime persone hanno forse mai percorso.

Siamo su una sella dietro la quale si vede un’immensa valle percorsa da un ghiacciaio. E' un paesaggio spettacolare, una valle gigantesca che pochissime persone hanno forse mai percorso. (Foto di Giorgio Vassena)
Da questo punto decidiamo di prendere una cengia nevosa, e dopo un centinaio
di metri riteniamo opportuno attaccare la parete rocciosa. Stefano va da primo,
e dietro Giorgio e Simone.
La salita è bella e il panorama fantastico: si vede tutta la valle del Changri
Nup sovrastata dall'Everest e dal Nuptse e circondata da tantissime altre
montagne, risulta però essere più lunga del previsto.

Durante la salita alla cima Pampuri si osserva lo splendido spettacolo del "nostro" ghiacciaio detritico con sullo sfondo (a sinistra) l’imponente cima dell'Everest. Si nota anche il colle Sud. (Foto Giorgio Vassena 1999)
Alla fine arriviamo in cresta, ma la cresta è colma di neve e di sfasciumi e allora decidiamo che quella è la nostra cima. E' ad una cinquantina di metri sotto quella vera.

"..alla fine arriviamo in cresta, ma la cresta è colma di neve e di sfasciumi e allora decidiamo che quella è la nostra cima. E' ad una cinquantina di metri sotto quella vera. Le condizioni della neve non sono tali da permettere di raggiungere in sicurezza la cima" (Foto G. Vassena 1999)
Senza perdere un secondo iniziamo a scendere per paura di scariche di neve e
sassi dovuti al caldo. La discesa la facciamo senza assicurarci tranne in un
punto, dove era più pericolosa. Alla fine arriviamo stremati ma felicissimi:
alle 13:00 siamo in tenda con una calda "soup".
Anche questa sera ci gustiamo dalla nostra tenda il tramonto sull'Everest, e
poi tutti a nanna. Domani c'e' da lavorare. Smontare il campo e giù verso la
Piramide.
Piramide CNR 11.10.1999 quota 5050 metri
Ultimamente i dispacci sono diventati "bi-giornalieri", d'altra parte
la stanchezza la sera era tale da non lasciare tempo per altro che per il
riposo.
Il 10 ci siamo mossi dal campo avanzato verso il campo base e dunque verso la
Piramide. Lasciamo queste fantastiche montagne, con un po' di malinconia, ma la
fatica di dieci giorni di ghiacciaio è stata tale che tornare finalmente alla
"civiltà" fa un certo piacere.
In effetti molti amici pensano a quello che abbiamo fatto come ad una
vacanza... beati voi che andate in quei posti. E' vero, i posti sono fantastici
e l'esperienza irripetibile, ma la fatica che si deve mettere in conto a fare
questo tipo di rilievi è veramente tanta.
Tutti siamo diminuiti di diversi chilogrammi e arrivati in Piramide, al
ristorante del lodge, ci scateniamo in una mangiata pantagruelica. Purè, carne
di yak, patatine fritte, birre a volontà.. Gli altri ospiti del lodge, in
genere un po' intontiti dall'alta quota, ci guardano un po' stupiti. Poi
qualcuno li informa che siamo "glaciologi che vengono da 10 giorni sul
ghiacciaio". Allora i due australiani che sono al tavolo con noi ci
riempiono di domande....
Con Seppi, Aurelio (che lavorano qui in Piramide), tre ragazze di Cortina con
il loro accompagnatore Mario Dibona, (leader delle guide di Cortina d'Ampezzo e
fortissimo alpinista) banchettiamo a base di spaghetti conditi con tonno
proveniente dall'Italia. Leccornia inaspettata. Sbuca anche una bottiglia di
vino friulano prodotto in Italia da una delle ragazze ... Una seconda cena...
ma lo spazio nello stomaco non manca di certo !! Segue una lunga cantata fino
alle 20.45 !
I rapporti con i nostri portatori sono sempre rimasti ottimi. Solo il sardar,
cioè il nostro responsabile è risultato assolutamente incapace di gestire le
diverse situazioni che sono accadute nella spedizione. Al momento di saldare il
conto con la nostra compagnia di trekking, a Kathmandu, se ne sentiranno delle
belle.
Il lavoro di rilievo è andato veramente bene ! Abbiamo completato tutto il
programma previsto. Ora siamo in grado, una volta conclusa l'elaborazione dei
dati, di dire alle diverse quote qual è la velocità di scorrimento superficiale
del ghiacciaio. Sapremo inoltre dire in numerose posizioni qual è stato
l'abbassamento del ghiacciaio in un anno.
Abbiamo inoltre misurato la posizione di nuovi riferimenti sul ghiacciaio, se
l'anno prossimo sarà possibile ripetere l'esperienza i dati cominceranno ad
essere numerosi e molto significativi. In realtà Giorgio è un po' scettico
sulla possibilità di ripetere queste misurazioni. In primo luogo dove reperire
in fondi per ripetere tali studi ? Non si può continuare a spremere i propri
fondi di ricerca e cercare di reperire fondi un po' qua e un po' là.
Quest'anno la ricerca è stata finanziata grazie a molte persone ed enti che si
sono interessati e appassionati alla spedizione. Vogliamo ricordare che la
spedizione è stata organizzata in gran parte attingendo a fondi provenienti da
contratti di ricerca stipulati a Brescia da Giorgio e attraverso finanziamenti
forniti dall'Università di Brescia. Importante è stato anche l'interessamento
del prof. Alberto Giussani della Facoltà d’Ingegneria di Lecco del Politecnico
di Milano, che ha coperto i costi di noleggio e assicurazione della
strumentazione GPS impiegata. La sede di Lecco si è inoltre mostrata molto
interessata a sviluppare anche in futuro studi in campo glaciologico in
particolare sulle nostre Alpi. Va inoltre ricordato l'interessamento del
Comitato Sportivo del Politecnico di Milano, interpellato da Simone e
dall'amico Andrea Uccelli che ha coperto le spese per l'attrezzatura alpinistica
di Simone e Stefano, studenti al Politecnico di Milano.
Altri enti e persone si sono interessate, come il prof. Carlo Monti che ha
coperto le spese di volo aereo di Giorgio e ha mostrato un notevole interesse a
sviluppare applicazioni di gestione GIS (Sistemi Informativi Territoriali) dei
risultati dei rilievi glaciologici. Ci sono stati alcuni amici e sconosciuti
che hanno anche inviato liberi e personali contributi per la spedizione, come
l'amico Marco Penati di Monza, che in cambio di una sostanziosa offerta chiede
solo qualche pietra dai luoghi dell'alta valle del Khumbu.
Ma lo scetticismo di Giorgio nasce in realtà da una semplice considerazione.
L'anno scorso la spedizione è stata possibile grazie ai sacrifici di Gaetano,
Matteo, Roberto e Giacomo, quest'anno grazie a Simone e Stefano. Chi se non un
amico può sobbarcarsi tali fatiche ? Ai prossimi anni la risposta !
Ora continuiamo a preparare gli imballaggi per il ritorno. Siamo l'unico gruppo
di ricerca ospitato ora in Piramide e dunque spazio non ci manca. Dopodomani si
comincia la discesa. Probabilmente ci muoveremo alle quote inferiori ormai
sgargianti, un pò fieri del nostro acclimatamento... Vi racconteremo.
Piramide CNR - Namche Bazar 12/13.10.1999 quota 5050 metri
E' la sera dell'11 ottobre e la situazione "precipita". Arrivano
dall'Italia e da Kathmandu richieste pressanti perché il 15 siamo a Kathmandu a
relazionare circa le nostre ricerche al RONAST, ente di ricerca nepalese. E'
una pura formalità cui decidiamo di acconsentire per evitare ulteriori
polemiche. I nostri movimenti in Nepal erano noti da mesi. Possibile che solo
ora l'ente nepalese si accorga che il 16 i loro uffici sono chiusi ? Il 12
mattina ci alziamo presto e salutiamo calorosamente Giampietro Verza,
responsabile della Piramide, Seppi e Aurelio di cui vi abbiamo parlato diverse
volte.
Scendiamo rapidamente. L'acclimatamento è ormai molto buono e alcuni sherpa,
vedendoci scendere veloci e con i volti bruciati dal sole ci chiedono
"climber" ? Cioè siete alpinisti, arrampicatori ? Buttiamo lì una
battuta e ridiamo con loro. Altro che alpinisti, noi siamo arrivati alle quote
dove gli alpinisti cominciano!
La ripida discesa dal cimitero sherpa a Tukla la facciamo addirittura di corsa,
mentre i numerosissimi escursionisti che lentamente salgono la salita penano
per la quota come noi 20 giorni fa.
Ci fermiamo a pranzare a Periche, nel medesimo lodge dove avevamo alloggiato
all'andata. Come sempre stupiamo il gestore con il nostro appetito, su cui non
insistiamo ulteriormente. Il tempo si è nuovamente rivolto al brutto e
rapidamente riscendiamo la valle arrivando all'Ama Dablam Garden Lodge, appena
prima Tengboce. Ottimo lodge e per noi ora a bassa quota, addirittura inferiore
a 4000 metri !
La sera ceniamo con Mario Dibona, capo guide di Cortina, di cui vi abbiamo già
parlato. Ci narra delle sue scalate Himalayane. In particolare della sua
scalata al Pumori, che con i suoi 7100 metri domina il nostro ghiacciaio
Changri Nup. Arrivati in cima erano stati avvolti da una fitta nebbia.
Impossibilitati a pernottare in quota dovevano scendere assolutamente. Per
fortuna un'improvvisa schiarita aveva permesso loro di scorgere la luce di
alcune torce elettriche che avevano lasciato lungo il percorso durante la
salita. Affascinante anche il racconto della salita senza bombole del Cho Oyu,
dove arrivati a 8100 metri per giungere alla vera cima si devono percorrere per
2-3 ore saliscendi oltre quota 8000 !
Ci interrompe l'ingresso in sala da pranzo di uno dei nostri più amati
portatori; noi lo chiamiamo Rono, accorciandone il nome troppo lungo. E'
completamente ubriaco, ci offre un pò della grappa di riso (molto velenosa) che
sta bevendo. Per un po' danza fino a quando lo convinciamo ad andare a letto
per non rendersi ridicolo di fronte a tutti. Rono sul ghiacciaio era sempre
instancabile e a piedi nudi si muoveva con carichi pesanti lungo i ghiaioni
insidiosi, anche in aiuto dei portatori, suoi colleghi, quando questi si
trovavano in crisi. La mattina comunque Rono ci viene incontro e chiede scusa
per la sbornia della sera prima.
La mattina di nuovo in piedi alle 6.30 per preparare i carichi per i portatori
che in questo modo possono partire presto e prendersela con comodo.
Visitiamo a Tengboche il monastero buddista e osserviamo i monaci pregare
costruendo un mandala di sabbia, che una volta consluso viene disperso nel
vento. Abbandonata Tengboche un brutto incontro. Incontriamo nuovamente Rono,
ancora completamente ubriaco, senza il nostro carico! Ci spiace per lui, che
con questo gesto ha perso il lavoro e il guadagno di un mese. Ci preoccupa però
anche il nostro carico. Fortunatamente dopo un po' troviamo gli altri tre
portatori, tra cui il forte Prem, intenti a dividersi il carico lasciato da
Rono.
Noi ripartiamo più tranquilli e arriviamo a Namche, dove trascorreremo la notte
prima dell'ultima tappa per Lukla, dove dopodomani mattina prenderemo l'aereo
per Kathmandu
Kathmandu 17.10.1999
Ed eccoci all'ultimo dispaccio. Siamo partiti da Namche il 14 ottobre alla
volta di Lukla. In serata abbiamo avuto l'ultima occasione di parlare con un
alpinista che il maggio scorso ha tentato di conquistare l'Everest.
Più che altro si è parlato della recente scoperta del corpo di Mallory a quota
8300 metri. A suo parere la scoperta è in realtà da considerare assolutamente
falsa, considerate le impossibili condizioni metereologiche durante il periodo
della scoperta e considerato il fortissimo vento che solitamente spira sul lato
tibetano dell'Everest. Questo versante, su cui è stato trovato il corpo di Mallory,
dopo circa 70 anni, è continuamente tormentato da un violentissimo vento.
Questo vento non permette neanche al ghiaccio e alla neve di formarsi e in
pochi anni, a detta dell'alpinista, è in grado di ridurre in polvere qualsiasi
cosa, compreso un corpo umano.
Noi non ci soffermiamo oltre su questi problemi, e pensiamo alla nostra
partenza per Lukla. La mattina il carico per i portatori deve essere pronto
presto, per permettere ai portori di arrivare a Lukla prima del calare delle
tenebre. Alle ore 7.00 di mattina del 14 i portatori possono partire.
Noi, al contrario ce la prendiamo un po' più comoda. Partiamo alle 9.00 dopo
aver visitato il mercato tibetano, dove commercianti provenienti dal Tibet
vendono in particolare tessuti, coperte e carne secca (che a noi occidentali fa
un po' schifo !).
Alle 11.30 siamo a Pakding, al Namaste Lodge, dove ci eravamo fermati
all'andata. Un lungo stop di 2 ore, durante le quali la proprietaria ci fa una
gran festa (conosce bene l'Italia e Giampietro Verza della Piramide),
offrendoci qualche spuntino e una buona birra (San Miguel). Parliamo un po'
anche con Dawa, guida sherpa che per due mesi all'anno lavora come cuoco al
rifugio Biella nei dintorni di Cortina.
Arriviamo a Lukla verso le 14.30, e ci alloggiamo all'Himalaya Lodge.
L'ultimo portatore arriva, sfinito, verso le 18.30, in pieno buio, accompagnato
dal nostro sardar. Camminare con il buio, carichi di 30 Kg di materiale non
deve essere facile ! In mattinata partiamo con uno dei primi voli per Kathmandu
dove nel pomeriggio ci aspetta l'incontro con i dirigenti del RONAST, ente di
ricerca nepalese. Kathmandu intanto è in festa. Si sta svolgendo il
"natale" induista e la città si è riempita di fiori, colori e, strano
a dirsi, il cielo è pieno di piccoli aquiloni.
Siamo ora pronti ad andare a casa, lunedì si riparte per l'Italia.
IMMAGINI DELLA SPEDIZIONE DEL 1999
LA CARTOLINA DEL 1999

Immagine
della "cartolina" della spedizione. Da sinistra i tre componenti
della
spedizione Simone Radovan, Giorgio Vassena e Stefano Capitanio
SPONSOR DELLA SPEDIZIONE 1999
La spedizione scientifica “Changri
Nup Glacier Monitoring Expedition ‘99” è finanziata principalmente tramite
fondi di ricerca dell’ing. Giorgio Vassena, dell’ Università degli Studi di
Brescia. Al finanziamento o supporto della spedizione hanno partecipato anche:
UNIVERSITA’
DI BRESCIA
(La sede
centrale dell’Università di Brescia ha contribuito a sostenere i costi di
trekking e di assicurazione della strumentazione scientifica)
POLITECNICO
DI MILANO
(Il Comitato Sportivo del Politecnico di Milano e la Facoltà di Ingegneria di Lecco del Politecnico stesso hanno contribuito rispettivamente alla copertura dei costi dell’attrezzatura alpinistica degli studenti del Politecnico che hanno partecipato alla spedizione scientifica e alla fornitura gratuita dei ricevitori GPS impiegati nella campagna di misura)
POLITECNICO
DI MILANO FACOLTA’ DI INGEGNERIA DI LECCO
COMITATO
EV-K2-CNR
Il comitato
Ev-k2-CNR ha contribuito con il supporto logistico presso Katmandu e durante
tutte le ricerche svolte sul ghiacciaio Changri Nup. Il Comitato Ev-K2-CNR ha
inoltre ospitato gratuitamente presso il laboratorio Piramide i ricercatori
della spedizione.

COMITATO EV-K2-CNR
SARTELCO
SISTEMI
La
Sartelco Sistemi ha contribuito alla spedizione fornendo a titolo gratuito il
terminale satellitare impiegato dai ricercatori per comunicare e per inviare
messaggi e.mail in patria.
SARTELCO SISTEMI
PRESENTAZIONE DEI RISULTATI DELLA PRIMA SPEDIZIONE