Spedizione 2002
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CHANGRI NUP GLACIER MONITORING EXPEDITION 2002


- Primo Dispaccio -


Changri Nup Glacier Monitoring Expedition 2002 and Sagartmatha Trekking GIS, questi i nomi dei due programmi di ricerca coordinati dal Prof. Giorgio Vassena dall’Università degli Studi di Brescia in collaborazione con il Comitato Ev-K2-CNR e attualmente operanti nel Parco Nazionale del Monte Everest. Il primo gruppo di ricercatori dell’Università di Brescia, affiancati anche da ricercatori e studenti del Polo Regionale di Lecco del Politecnico di Milano, è giunto a Kathmandu il 26 settembre ed è partito alla volta dell’aereoporto di Lukla, prima tappa del percorso di avvicinamento all’alta quota, il 29 settembre.
Questo gruppo è composto da due anime, la prima glaciologica composta da Giorgio Vassena, capospedizione, professore di Topografia presso l’Università di Brescia, da Alberto Giussani professore ordinario di Topografia presso il Polo Regionale di Lecco del Politecnico di Milano, Carlo Lanzi dell’Università di Brescia, Filippo Mira-Cattò tesista del Politecnico di Milano, mentre il secondo gruppo è composto da Renato Veronesi tecnico informatico dell’Università di Brescia ed Eros Pedrini sempre dell’Università di Brescia, è dedicato al rilevamento della sentieristica e alla realizzazione del catasto dei rifugi (lodge) dell’intera zona.
Un ultimo gruppo, sempre del Sagarmatha Trekking GIS Expedition è arrivato a Kathmandu il 4 ottobre e ora si sta muovendo verso la valle di Gokio. Carlo Micheletti, giovane ingegnere di Brescia, è il coordinatore di questo gruppo che vede altri tre componenti, Sergio Micheletti, Giorgio Meroni, tesista della Facoltà di Ingegneria di Lecco del Politecnico di Milano, Cristoforo materossi, sempre di Brescia.
Notevole è stato lo sforzo organizzativo. Giampietro Verza del laboratorio Piramide ha attivato una stazione di riferimento GPS che oramai da diversi giorni funziona da riferimento ai tre gruppi di ricerca e anche a ricercatori stranieri operanti presso i laghi di Gokio. I ricercatori operano con quattro ricevitori GPS geodetici, due telefoni satellitari Immarsat, due telefoni satellitari della rete Thuraya, 5 Pc portatili, pannelli solari, diversi GPS palmari per applicazioni GIS, radio ricetrasmittenti, batterie, 2 Pc palmari Ipaq.
Giunti a Lukla il 29 settembre abbiamo proseguito alla volta di Packding. Già dal primo giorno il gruppo si divide; Eros Pedrini e Renato Veronesi proseguono per una valle laterale con il compito di rilevare sentieri e di realizzare il catasto dei rifugi (lodge) e di acquisire documentazione relativa a nuovi percorsi di trekking. Il nostro gruppo, invece, lasciata Packding il 30 arriva a Namche Bazar dove effettuiamo un giorno di acclimantamento.
Yak attraversano l’abitato di Namche Bazar. (Foto Giorgio Vassena)
Purtroppo il nostro telefono satellitare presenta dei malfunzionamenti per cui il collegamento con l’Italia ma in particolare con Giampietro Verza, il responsabile del laboratorio Piramide, risulta difficoltoso. D’altro canto le linee telefoniche sono assolutamente assenti a causa degli attentati dei gruppi ribelli maoisti ai ripetitori telefonici. Il 30 sera, verso le 18,00, cerchiamo di contattare via radio Giampietro da un punto situato appena sopra Namche, lungo il sentiero che porta a Thiemboche.
Il tempio buddista femminile di Demoche (Foto: Carlo Micheletti)
Il ponte radio però non risulta ancora attivo. Rimandiamo al giorno dopo 1 ottobre, ore 18.00. Ci ritroviamo nel medesimo punto dove, quando è funzionante il ponte radio, si può contattare il laboratorio Piramide. Sentiamo Giampietro che ci parla, non usando il ponte, ma una frequenza diretta. Le nostre radio non sono però abbastanza potenti per rispondere a Verza senza il ponte. Giampietro già si aspettava che, come ogni anno, a quell’ora fossimo in attesa di una sua chiamata. Bel sincronismo !! Dunque, pur non sentendoci, ci invia alcune informazioni essenziali al nostro futuro lavoro. Tramite un portatore gli avevamo infatti chiesto di mandarci il 3 ottobre, a Dimboche, un portatore con alcune batterie cariche.
2 ottobre, ore 10,00. Provo a chiamare Giampietro. Ciao Giampietro…. Eccolo risponde. Per rimettere in funzione il ponte radio deve essersi alzato all’alba !! Ci si accorda sul programma dei prossimi giorni, sentiamo anche Aurelio che avevo conosciuto nel 1999. Finalmente usciamo dall’isolamento! Strada facendo riusciamo anche a contattare il gruppo di Veronesi e Pedrini, si trovano in una posizione assolutamente particolare per cui, pur essendo ancora assai lontano da Namche riescono a farsi sentire. Hanno alcuni problemi con il GPS palmare; non riescono a “scaricare” i dati sul personal computer. Si tenta una soluzione. Intanto Giampietro ci informa che la stazione GPS che gli avevamo consegnato in Italia è già attiva e ci sta supportando nel nostro lavoro. Perfetto Giampietro.
3 ottobre. Giungiamo a Dimboche. Tutti gli 8 portatori arrivano con il pesante carico, più di 230 Kg. Uno di essi però accusa mal di montagna e dopo essere stato curato dal nostro sardar con una pastiglia di DIAMOX torna verso valle.
La valle che da Dimboche arriva a Chukung. (Foto: Carlo Micheletti)
La valle è stupenda, dominta dal massiccio dell’Ama Dablam e chiusa sullo sfondo dall’imponente parete sud del Lothse. Siamo in continuo contatto con il laboratorio Piramide. Siamo in realtà un po’ preoccupati del lungo silenzio di Rentato ed Eros. E’ più di 24 ore che non abbiamo notizie. Con Alberto mi reco su un promontorio che domina la valle di Chukung; osserviamo verso le 18 il bellissimo tramonto. Le montagne imbiancate si colorano di rosso, mentre dalla cima del Lothse il vento impetuoso stacca violente folate di neve. Il lavoro organizzativo è continuo. Dal laboratorio Piramide sono giunte ben 5 batterie completamente cariche che ci aiuteranno nel lavoro sulla fronte moreno-glaciale che dà origine al lago Imja Tcho per i prossimi giorni. Giunge anche il prezioso cavo di collegamento tra PC e terminale satellitare e Filippo e Carlo si dedicano all’istallazione di tale dispositivo e al collegamento con il server in Italia approntato da Renato.
Domani mattina si parte presto ! Intanto in camera gli inverter collegati alle batterie in bassa tensione a 12 volt lavorano a ricaricare le batterie di radio, computer, ricevitori satellitari, macchine fotografiche.
4 ottobre, partiamo da Dimboche per allestire il campo sotto la diga naturale del lago Imja. Verso le 16,00 giungiamo al campo, posto proprio in fronte alla diga moreno-glaciale che forma il lago Imja Cho.
Il campo base posto di fronte alla diga moreno-glaciale che forma il ghiacciaio Imja. Quota 4950 metri (Foto: Giorgio Vassena)
Arrivamo notizie confortanti da Renato ed Eros, il percorso che dovevano rilevare era assai complesso da seguire e ora sono per la via di ritorno per Periche e finalmente possono riattivare i contatti con il telefono satellitare. Al campo siamo trattati come principi, una tenda singola a testa. Il freddo è intenso e la notte, pur protetti dai nostri sacchi a pelo, ci fa patire un pò il freddo.
5 ottobre. Ci svegliamo al campo base, a quota 4950 metri. Si parte con la prima giornata di rilevamenti. Ci spostiamo sul lago glaciale con strumentazione GPS e rileviamo il canale naturale di scolo che porta l’acqua del lago Imja, a gettarsi nella valle sottostante. La diga naturale è lunga circa 600 metri, ed è molto importante riuscire a tenere sotto controllo le variazioni di dimensioni del canale di sfioro ed eventali cedimenti verticali della diga, sintomo di uno scioglimento dell’eventuale ghiaccio posto all’interno della diga morenica. Il lavoro procede molto bene e le due squadre ritornano soddisfatte verso le 15.30 al campo base.
Un’immagine del lago Imja visto dalla diga morenica. (Foto: Giorgio Vassena)
6 ottobre. La sveglia è come sempre per le 7. Il tempo è buono ed eseguiamo immediatamente delle misure GPS in modalità statica per collegare i rilevamenti di quest’anno con il vertice a coordinate note posto in prossimità del laboratorio Piramide. Dunque, nel pomeriggio, iniziamo a tracciare delle sezioni trasversali della diga morenica. I punti vengono materializzati mediante dei caposaldi metallici inseriti nella roccia grazie ad una colla bicomponente nel foro realizzato grazie ad un potente trapano a batteria. Il lavoro viaggia speditamente (vedi figura 5) ma probabilmente il freddo intenso delle notti precedenti ha minato la tenuta della batteria del trapano.
Le operazioni di misurazione mediante GPS dei punti materializzati sulla morena glaciale (Foto: Giorgio Vassena)
Questo particolare ci consiglia di programmare per il giorno dopo la giornata di supervisione delle zone limitrofe al lago; intanto mandiamo la potente batteria del trapano, non ricaricabile tramite il pannello solare al nostro seguito, tramite un veloce portatore, a Giampietro, che provvederà dopodomani a riconsegnarcela in piena efficienza.
7 ottobre. Partiamo per la perlustrazione della morena orografica sinistra del lago Imja. Lentamente ci alziamo acquisendo documentazione fotografica del lago stesso e di alcuni piccoli laghetti glaciali che risultano intrappolati tra la grande morena del lago Imja e le montagne laterali. La vista del lago, pur nota, lascia sempre stupefatti. Il lago è immenso, più di 33 milioni di metri cubi di acqua, trattenuti dalla diga morenica che dall’anno scorso controlliamo. Le misurazioni batimetriche di una decina di anni fa, eseguite da ricercatori giapponesi, parlano di una profondità media di circa 57 metri per un’estensione di 1,5 km per più di 400-500 metri. La perlustrazione individua anche un nuovo percorso che è di sicuro interesse per le squadre del Sagarmatha Trekking GIS. Un sentiero che porta ad un passo alpinistico, passato il quale si può raggiungere Lukla. Incontriamo però un gruppo numeroso di alpinisti-escursionisti tedeschi che ritornano verso Chukung. Quest’anno c’è troppa neve! Raggiungiamo quota 5400 metri sul livello del mare. Ci sentiamo bene, l’acclimatamento a 5000 metri è molto utile.
8 ottobre. Già dalla sera del 7 ottobre il tempo si era messo al brutto e una lieve ma fastidiosa nevicata aveva imbiancato tutta la valle. Il freddo umido è intenso e la notte la passiamo ascoltando il fruscio della neve gelata che cade sulle tende. Per fortuna la mattina la neve smette di cadere e pur rimanendo coperto la neve comincia lentamente a sciogliersi. Arrivano i portatori che sono partiti la mattina presto dal laboratorio Piramide con alcune batterie di ricambio ed in particolare con la batteria del trapano portatile. Ci si muove sul ghiacciaio e con lavoro spedito concludiamo per serata il lavoro di tracciamento e misura delle sezioni trasversali della diga morenica. Appena in tempo perché il cielo torna coperto e minaccia nuovamente neve.
9 ottobre. Ci alziamo in anticipo, il campo è coperto di neve e dobbiamo rapidamente preparare il materiale che dovrà essere trasportato al laboratorio Piramide. Il viaggio dalla fronte del ghiacciaio Imja al laboratorio Piramide non è breve. Si deve scendere dall’Imja a Chukung e dunque arrivare a Dimboche. Da Dimboche, rimanendo alla quota di circa 4700 metri si giunge a Tukla da dove si deve risalire verso Lobuche e da lì ai 5050 metri del laboratorio Piramide. Il lavoro dei portatori (Figura 7) non è facile, anche se quest’anno notiamo che anche a livello di abbigliamento risultano abbastanza attrezzati. Pomeriggio giungiamo finalmente al laboratorio Piramide dove incontriamo Giampietro Verza e dove è finalmente possibile rifocillarci con una buona pasta all’italiana e con una lavaggio caldo.
Alcuni portatori impegnati nel trasporto a valle della strumentazione e del materiale logistico dei ricercatori della Changri Nup Expedition (Foto: Giorgio Vassena)
10 ottobre. Il tempo continua a non promettere nulla di buono. Brevi schiarite si alternano a folate di neve ghiacciata. Il lavoro in Piramide è notevole per la preparazione dei campi sul Changri Nup (vedi figura 8). I collegamenti con i due gruppi che eseguono i rilevamenti di sentieristica si fanno sempre più frequenti. Tutto bene, sia per il lavoro sia per lo stato fisico dei ricercatori. Eros e Renato si stanno muovendo lungo la valle di Chukung mentre il gruppo coordinato da Micheletti si sta inoltrando nella valle di Gokio.
Una immagine del ghiacciaio Changri Nup (parte detritica e sullo sfondo la parte bianca) (Foto: Giorgio Vassena)
Il Simbolo della Sagarmatha Trekking Gis Expedition
Il simbolo della Changri Nup Glacier Monitoring Expedition

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